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La conferma arriva dagli Usa: in Lessinia c'erano tre lupi

Gli esperti americani che hanno analizzato il Dna non hanno dubbi: la femmina trovata morta a Ferragosto a Fosse non è la compagna di «Slavc» ma un altro esemplare italico

C´è la certezza che la lupa trovata morta la vigilia di Ferragosto nei pressi di Fosse di Sant´Anna d´Alfaedo è stata davvero uccisa da un boccone avvelenato impastato in una polpetta di carne di maiale, ma anche che quell´esemplare, che finì la sua vita tra atroci sofferenze, non è la compagna di Slavc, il giovane lupo arrivato in Lessinia dalla Slovenia e con la quale fa vita di coppia dall´inizio dello scorso marzo.

I risultati giunti da un laboratorio di analisi statunitense confermano la doppia notizia: triste per il fatto che c´è stato effettivamente un avvelenamento, atto esecrabile e penalmente perseguibile; bella notizia perché dovrebbe essere salva la coppia di lupi che da circa nove mesi abita l´altopiano della Lessinia.

Non c´è la certezza assoluta, ovviamente, ma guardaparco e agenti del Corpo Forestale dello Stato confidano che la neve degli ultimi giorni possa restituire, come lo scorso aprile, le tracce del passaggio in coppia dei due esemplari.

L´esame autoptico, disposto dalla Regione per chiarire la causa della morte, sono state condotte dall´Istituto zooprofilattico sperimentale di Grosseto, presso il quale ha sede il Centro di referenza nazionale per la medicina forense veterinaria, ed ha permesso di confermare che si tratta di una giovane femmina di età non superiore a 2 anni ancora impubere.

Il corpo dell´animale presentava lesioni traumatiche a livello di sterno-costato, del muso e del collo, queste ultime presenti anche in profondità fino alla trachea e considerate compatibili con la presa di un laccio. L´analisi del contenuto gastrico ha inoltre evidenziato la presenza di un´esca ancora non completamente digerita contenente un pesticida spesso impropriamente utilizzato negli avvelenamenti dolosi.

La diagnosi definitiva di morte per avvelenamento acuto, che tuttavia non esclude che siano stati perpetrati ulteriori reati di maltrattamento nei confronti dell´animale ancora in vita, ha fin da subito fatto scattare la notizia di reato da parte della Polizia provinciale di Verona, responsabile del rinvenimento.

Ulteriori e più approfondite analisi genetiche dei campioni biologici complessivamente raccolti in Lessinia, effettuate dal Carnivore Genetic Laboratory dell´U.S. Forest Service di Missoula, nello stato americano del Montana, grazie all´intermediazione del Centro grandi carnivori della Regione Piemonte e alla collaborazione della coordinatrice del Centro, Francesca Marucco, hanno permesso di stabilire che la lupa avvelenata e la compagna di Slavc, conosciuta come «Giulietta» sono due soggetti nettamente diversi, pur presentando entrambe l´aplotipo, cioè la combinazione di varianti cromosomiche che in genere vengono ereditate insieme, tipico della popolazione di lupi italici e confermando quindi la loro provenienza dalle Alpi occidentali.

Ulteriori accertamenti e confronti con il database del Centro grandi carnivori piemontese permetteranno forse di chiarire più nel dettaglio la provenienza di entrambi i lupi.

L´ultima predazione conosciuta in Lessinia, avvenuta a metà settembre, ha permesso di recuperare cinque campioni di escrementi inviati all´Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra): se ci sarà stata la fortuna di raccogliere materiale biologico di esemplari diversi, i risultati diranno se si tratta ancora di Slavc e della sua compagna.

Per ora è bello credere che la storia di Slavc arrivato dalla Slovenia dopo un peregrinare documentato dal radiocollare lungo oltre mille chilometri e della sua «Giulietta», incontrata sui monti sopra Verona, continui nonostante le difficoltà, i timori, gli ostacoli, un´estate che in Lessinia è stata sicuramente tra le più affollate di sempre: loro sono rimasti qui, aspettando nell´ombra dei boschi il momento migliore per uscire e cercare le loro prede, lontani dalle paure di chi nei millenni, a torto, li hanno resi responsabili di tutti i misfatti.

L'Arena - 1 novembre 2012