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100, 102, 104: la tombola delle pensioni e il quadro il sanità. Nei prossimi giorni si decideranno modalità e termini delle modifiche del sistema pensionistico. La “battaglia” sulle pensioni è solo all’inizio

Claudio Testuzza, Il Sole 24 Ore sanità. I lavoratori dipendenti che fino al 31 agosto di quest’anno hanno usufruito di Quota 100 sono 273.519: 166.282 del settore privato e 107.237 del settore pubblico. I pensionamenti anticipati dei lavoratori autonomi sono 67.609. Il 69,3 % dei “quotisti” sono uomini; il 30,7 % donne. L’importo lordo medio annuo dell’assegno è di 25.663 euro. Complessivamente l’Inps ha accolto finora 341.128 domande su 433.202 presentate per un costo di 11,6 miliardi che salgono a 18,8 miliardi nella proiezione di spesa fino al 2030.

Ma qual è la situazione nella sanità? Il massimo di uscite è stato nel 2019. I pensionamenti con quota 100 sono stati in tutto solo 150 mila, un terzo meno del previsto, e per i camici bianchi il sistema non ha rappresentato, almeno fino ad oggi, una vera e propria via di fuga dal lavoro. Numeri davvero modesti per i medici. In passato, appena introdotta la norma, si ipotizzava un’uscita di circa 4.500 professionisti medici su una potenziale platea di circa 18 mila unità. Invece secondo i dati resi noti dai sindacati l’uscita anticipata ha riguardato solamente poco più di 1.500 medici. Anzi per rispondere all’emergenza sanitaria causata dal Coronavirus, lo Stato li ha quasi “precettati” dando loro la possibilità di tornare in servizio sospendendo l’incumulabilità , che ne aveva senz’altro frenato la scelta, prevista per coloro che fossero andati in pensione con Quota 100. Questo il quadro in aride cifre dell’impatto del sistema introdotto dal 1° aprile 2019 per bloccare la riforma Fornero. Riforma che aveva imposto un altissimo “scalone” portando l’età del pensionamento a 67 anni . Riforma tutt’ora in vigore. Ma quota 100 è arrivata al capolinea e allora per non ricadere dopo dieci anni nel baratro Fornero, che ricordiamo ha anche lasciato sul campo 500 mila “ esodati ” bisognevoli di ben sette interventi legislativi di salvataggio, si è fatto a gara di come trovare una soluzione.
La proposta di una soluzione possibile ma anche ponte prevedrebbe nel 2022 una quota che dovrebbe salire a 102 cioè 64 anni d’età e 38 anni di contributi, e nel 2023 a 104 , cioè 65 anni d’età e 39 anni di contribuzione. E poi la Fornero. Ricordiamo che, in passato, con buona accettazione di tutti, il pensionamento era previsto con due canoni limite : 65 anni d’età ovvero 40 anni di contribuzione. Dopo dieci anni di mal di pancia pensionistico forse il passato potrebbe insegnarci qualcosa. Anche perché tutta questa battaglia si riferisce ai così detti misti, cioè in parte collegati con il sistema retributivo e in parte – per tutti dal 2011 – nel sistema contributivo. E questi misti, anche se con scadenze piuttosto lunghe ( fino al 2043 ! ) andranno sempre più scemando nel tempo e per i soggetti interamente contributivi è già previsto un pensionamento con 64 anni d’età e un limite minimo di 20 anni di contributi con trattamento superiore a 2,8 volte l’assegno sociale. Dai sindacati è già arrivato un primo secco no: l’ipotesi di Quota 102-104 non corrisponde nel modo più assoluto all’esigenza di introdurre una flessibilità più diffusa di accesso alla pensione attorno ai 62 anni. Il vero problema, che i sindacati hanno già individuato, è il seguente : Quota 102 e 104 sarebbero “per pochi”. Secondo alcune stime tecniche Quota 102 potrebbe complessivamente interessare non più di 50 mila lavoratori “perché a questa misura continuerebbero a non accedere i lavoratori rimasti esclusi per età da Quota 100 (62 anni la soglia anagrafica e 38 anni quella dei versamenti) – a beneficiarne sarebbe quindi chi non ha potuto utilizzare l’intervento simbolo del “Conte 1” perché non in possesso dell’anzianità contributiva necessaria. Ancora più ristretta si presenta la platea di Quota 104, che dovrebbe scattare con pensionamenti con almeno 65 anni d’età e 39 di contributi, anche se non è escluso un meccanismo variabile per i due requisiti. Se passassero Quota 102 e Quota 104 ci si allontanerebbe in maniera marcata da quanto le parti sociali chiedono da mesi, ovvero una maggior flessibilità in uscita per chi ha 62 anni di età. Nei prossimi giorni si decideranno modalità e termini delle modifiche del sistema pensionistico. La “battaglia” sulle pensioni è solo all’inizio.

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