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A luglio 6 milioni di prime dosi in meno: se non ripartono immunità difficile a settembre. Crollati a 3,5 milioni i nuovi vaccinati, nel mese scorso seconde dosi all’80%

Il Sole 24 Ore, Marzio Bartoloni. L’ultima spallata della campagna vaccinale sarà quella più difficile. Perché ora nei prossimi 60 giorni scarsi, nel mezzo dell’estate, bisognerà soprattutto convincere gli italiani più restii a vaccinarsi e ad allungare il braccio per ricevere la prima dose. Il rischio infatti è quello di non riuscire a raggiungere l’agognato target dell’80% degli italiani over 12 vaccinati entro settembre, circa 43 milioni di connazionali, se la campagna vaccinale non cambierà di nuovo passo rispetto al mese di luglio. E si perché se è vero che il ritmo di iniezioni è stato praticamente in linea con quello di giugno, con una media di 500mila al giorno che ha portato gli italiani totalmente immunizzati a quota 32 milioni (il 60%) rispettando così i programmi del commissario Figliuolo, emerge però anche un enorme gap tra i due mesi tra prime e seconde dosi.

Se a giugno i nuovi vaccinati, il primo numero che serve a raggiungere il target dell’80%, sono stati quasi 10 milioni (9,788) nel mese successivo gli italiani che hanno fatto la prima dose sono crollati a 3,5 milioni. Al contrario le seconde dosi necessarie per completare la vaccinazione e proteggere in modo più efficace i vaccinati anche dal rischio di reinfettarsi a causa della variante Delta sono praticamente raddoppiate. Se a giugno le seconde iniezioni sono state difatti in tutto 6 milioni, a luglio sono diventate 12 milioni. Numeri questi che insieme a quelli delle prime dosi portano il totale delle iniezioni nei due mesi allo stesso livello: 15 milioni ciascuno, a cui si aggiungono le vaccinazioni con il siero mono dose Johnson & Johnson crollate queste per effetto delle restrizioni (sì all’uso del siero a vettore virale solo per gli over 60) dalle 579mila di giugno alle 107mila di luglio.

Insomma a luglio la campagna vaccinale si è concentrata soprattutto sulle seconde dosi che hanno rappresentato quasi l’80% delle iniezioni effettuate, mentre il mese prima erano state la metà. Una virata verso il completamento delle immunizzazioni, questa, dovuta anche al fatto che la disponibilità di vaccini il mese scorso si è ridotta rispetto a quanto previsto all’inizio per due motivi: il mancato arrivo del nuovo vaccino di Curevac e il difficile impiego dei sieri AstraZeneca e Johnson & Johnson riservati solo alla platea degli over 60 dove ci sono ancora 2,2 milioni di italiani che non hanno fatto ancora la prima dose. E che sembrano difficili da convincere.

I numeri di questo bilancio di metà estate arrivano dalle elaborazioni effettuate da Lab24-Il Sole 24 ore che mettono in fila tutte le vaccinazioni effettuate tra giugno e luglio (con i dati stabilizzati al 29 luglio) mostrando questo forte scostamento tra i due mesi nelle prime e seconde dosi. Con alcune Regioni dove il crollo delle prime iniezioni è stato anche più evidente: in particolare in Campania, Lombardia, Umbria e Marche le prime iniezioni sono calate addirittura oltre il 70 per cento. Mentre il crollo delle prime iniezioni tra il 60% e il 70% si è registrato invece in Piemonte, Friuli, Molise, Veneto, Sicilia ed Emilia Romagna.

Come far ripartire dunque le prime dosi per arrivare ai 43 milioni di italiani over 12 vaccinati con doppia dose entro settembre (al momento il 70% è stato raggiunto almeno dalla prima e il 60% da entrambe)? Il commissario Figliuolo ha già garantito che la materia prima non mancherà, anzi dalla terza settimana di agosto ci sarà una maggiore disponibilità di vaccini Pfizer. Resta ora da convincere gli italiani più restii a vaccinarsi e ad aumentare così di nuovo il ritmo delle prime dosi.

Come ricordato dal presidente dell’Iss Silvio Brusaferro «rimane una parte importante oltre i 50 anni e i 60 anni di persone che devono vaccinarsi con la prima dose». Anche se «Il dato positivo – insiste Brusaferro – è che i giovani tra i 20-29 anni e 30-39 anni stanno aderendo in maniera importante e questo caratterizza l’Italia nel contesto europeo». Forse è il primo effetto sulle vaccinazioni del green pass che dal 6 agosto servirà per mangiare nei ristoranti al chiuso oltre che per entrare al cinema, a teatro o in palestra e che nel nuovo provvedimento allo studio del Governo ora sarà esteso anche in modo più massiccio nei trasporti. Basterà il green pass per dare l’ultima agognata spallata con i vaccini nella lotta al Covid?

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