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A Palazzo Balbi scatta la nuova organizzazione. Valzer di dirigenti per sedici dipartimenti e una settantina di sezioni

Il 2013 in Regione Veneto si è chiuso con l’approvazione da parte della giunta della nuova organizzazione dirigenziale. Con la nuova organizzazione spariscono i segretari regionali e arrivano i capi di dipartimento.

I segretari erano 12, uno per ogni macroarea, cui nel tempo si sono aggiunti i commissari. Rispetto alla precedente struttura rimane la cosiddetta “fascia alta”, quella che risponde al governatore: il segretario alla Programmazione, Tiziano Baggio, il capo di gabinetto Fabio Gazzabin, il segretario di giunta Mario Caramel. Adesso ci sono 16 dipartimenti per aree omogenee. Solo due ex segretari regionali mantengono un ruolo di coordinatori. Domenico Mantoan segue sia la Sanità che il Sociale più Mauro Trapani che segue Bilancio e Patrimonio (affidato a Gianluigi Carruciu) con gli Affari generali.

Con una delibera di fine anno via alla nuova organizzazione. Zaia perde l’ «ambasciatore». Vernizzi opta per Veneto Strade

di Alda Vanzan. L’unico ad andarsene di propria volontà è stato Stefano Beltrame. Il consigliere diplomatico del governatore Luca Zaia e direttore dell’ufficio di Bruxelles della Regione Veneto – che era stato “prestato” a Palazzo Balbi dalla Farnesina – ha deciso di dimettersi dai suoi incarichi. Il diplomatico di origini veronesi ha ricevuto infatti una di quelle offerte che non si possono rifiutare: console generale d’Italia a Shanghai. E così, dopo aver lavorato come diplomatico in Kuwait, Germania, Iran e Stati Uniti, Beltrame chiude la parentesi iniziata nel 2010 al Balbi. Lasciando però una casella vuota che il vicepresidente e assessore al Personale Marino Zorzato non aveva contemplato nel suo riassetto amministrativo.

Il 2013 in Regione Veneto, infatti, si è chiuso con l’approvazione da parte della giunta della nuova organizzazione dirigenziale. E la notizia che per prima ha fatto il giro del palazzo è che l’ex segretario alle infrastrutture, Silvano Vernizzi, si è dimesso da dipendente della Regione per dedicarsi  esclusivamente a Veneto Strade, dove è stato nominato direttore generale. «Mi è stata data un poi’ di kriptonite», sorride con la sua solita ironia Vernizzi, considerato il Superman delle strade del Veneto, l’uomo che ha realizzato il Passante di Mestre e che comunque manterrà l’incarico di commissario per la Pedemontana proprio perché è un’opera che la Regione vuole vedere finita. Da quel che si racconta, Vernizzi avrebbe mantenuto volentieri i due incarichi, anche perché l’Unione europea non aveva trovato nulla da obiettare sul doppio ruolo di segretario alle Infrastrutture e ruolo di comando in Veneto Strade, ma a Palazzo Balbi è stato preferito dare un’interpretazione restrittiva alla legge sulle incompatibilità. Così, dovendo scegliere, Vernizzi ha scelto Veneto Strade.

Con la nuova organizzazione – come spiega Zorzato – spariscono i segretari regionali e arrivano i capi di dipartimento. I segretari erano 12, uno per ogni macroarea, cui nel tempo si sono aggiunti i commissari. «Con la nuova impostazione c’è un risparmio oggettivo perché si “asciuga” la struttura».

Rispetto alla precedente struttura rimane la cosiddetta “fascia alta”, quella che risponde al governatore: il segretario alla Programmazione, Tiziano Baggio, il capo di gabinetto Fabio Gazzabin, il segretario di giunta Mario Caramel. In questa fascia c’è anche l’Avvocatura con Ezio Zanon, che però risponde anche al vicepresidente.

Adesso ci sono 16 dipartimenti per aree omogenee. Solo due ex segretari regionali mantengono un ruolo di coordinatori. Domenico Mantoan segue sia la Sanità che il Sociale più Mauro Trapani che segue Bilancio e Patrimonio (affidato a Gianluigi Carruciu) con gli Affari generali. Vernizzi come segretario regionale alle Infrastrutture aveva tre dipartimenti che ora diventano autonomi e hanno ciascuno un responsabile: alle Infrastrutture Giuseppe Fasiol, al Progetto Venezia Giovanni Artico, al Territorio Vincenzo Fabris. Al dipartimento Sviluppo economico arriva Giorgia Vidotti, all’Agricoltura Andrea Comacchio (che era commissario), alla Cultura Maria Teresa De Gregori, al Turismo Paolo Rosso (prima era commissario), alla Cooperazione internazionale arriva Diego Vecchiato, alla Formazione/Istruzione/Lavoro Santo Romano (prima era commissario), l’Ambiente, che prima dipendeva da Mariano Carraro, si sdoppia: alla Difesa del suolo arriva Tiziano Pinato e all’Ambiente Alessandro Benassi. A capo del dipartimento dei Lavori pubblici Mariano Carraro. Infine gli Enti locali/Statistica con Maurizio Gasparin.

Fin qui i dipartimenti. Poi ci sono le sezioni: ne sono previste una settantina, ma 20-25 sono assegnate ad interim. «Con questa nuova strutturazione – dice Zorzato – il risparmio è oggettivo. Ogni capo dipartimento è responsabile di quel che fa. E c’è una maggiore semplificazione. Tra l’altro, abbiamo fatto tutte scelte interne».

Il Gazzettino – 6 gennaio 2014

 

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