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A Palazzo Chigi spunta un tesoretto da 1,5 miliardi. Il Fondo per le “esigenze indifferibili” è cresciuto di 60 volte in tre anni. L’interrogazione di Sel al Senato

C’è un tesoretto, anzi un tesoro da un miliardo e mezzo di euro, a Palazzo Chigi che sta facendo litigare maggioranza e opposizione. Il “Fondo per le esigenze indifferibili che si manifestano nel corso della gestione“, istituito con la Legge di Stabilità per il 2015, affidato proprio alla Presidenza del Consiglio e finanziato inizialmente con 25 milioni per quest’anno, si è infatti moltiplicato di circa sessanta volte.

Dalla misura originaria è passato prima a 518,5 milioni di euro, venti volte la cifra iniziale, e adesso, in base al disegno di legge sulle “Disposizioni per l’assestamento del bilancio dello Stato”, presentate l’11 luglio scorso alla Camera dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, «per far fronte ad esigenze indifferibili che si manifestano nel corso della gestione… la dotazione… è incrementata di 955.069.060 euro per l’anno 2016». Poco meno di un miliardo aggiuntivo, che – se il testo governativo verrà approvato alla riapertura delle Camere – porterà la dotazione totale del Fondo per l’appunto a un miliardo e mezzo rispetto ai 25 milioni iniziali; ossia sessanta volte la previsione iniziale.

La lievitazione rapidissima della cifra, una sorta di effetto Pan degli Angeli finanziario, stuzzica la curiosità di alcuni senatori: un’interrogazione presentata al governo pochi giorni fa, prima firmataria Loredana De Petris di Sel, chiede di sapere a quali fini sia destinato quel miliardo e mezzo e avanza il sospetto – non suffragato da elementi fattuali – che possa essere in qualche modo utilizzati per spingere il «sì» al prossimo referendum costituzionale. Nell’interrogazione si chiede esplicitamente al governo «se si possa escludere che tali risorse non saranno utilizzate per promuovere la campagna del “sì” al referendum costituzionale dell’autunno 2016, oppure approvare un decreto-legge poco prima dell’inizio della sessione di bilancio con funzione, ad avviso degli interroganti, chiaramente e inesorabilmente preelettorale».

Sospetti respinti al mittente con veemenza. Giovedì sulla questione si sono scontrati alla Camera anche il capogruppo di Sinistra italiana Arturo Scotto e il suo omologo del Pd Ettore Rosato. Il primo parla addirittura di un “Fondo Boschi”, che servirebbe appunto a spingere il voto a favore del referendum. L’altro gli replica che «la calura estiva a volte gioca brutti scherzi » e che «il fantomatico “Fondo Boschi” non esiste; si tratta solo del frutto della sua fantasia ».

Resta da capire come il Fondo di Palazzo Chigi abbia avuto comunque una vita tutta in rapida crescita dal punto di vista finanziario. Nella versione originaria, all’articolo 1, comma 200, della Legge di Stabilità per il 2015, c’erano appunto 27 milioni per quell’anno e 25 milioni annui a partire dal 2016. Poi, attraverso una serie di provvedimenti – alcuni dei quali riguardano anche la proroga di missioni internazionali delle Forze armate – la cifra è aumentata.

Il caso del tesoro, però, secondo Palazzo Chigi non esiste: sia perché il fondo è per sua natura mobile, visto che serve anche ad affrontare eventuali contingenze straordinarie, sia perché è l’unico che ormai raccoglie tutti i soldi risparmiati dallo Stato nel corso dell’anno. E in ogni caso, è la spiegazione che si raccoglie, la Presidenza del Consiglio non può certo spendere quella montagna di soldi a sua discrezione: se la loro destinazione è già approvata per allocarli basta un decreto; ma se non hanno ancora destinazione è necessario un un voto parlamentare per deciderla. Dunque niente “Fondo Boschi”, si assicura. Magari un’arma in più per quella che sarà la prossima, scontata, battaglia sulla flessibilità con l’Unione europea e sui 5 miliardi di euro circa che – colpa della frenata del Pil – mancheranno all’appello dei conti pubblici.

Repubblica – 6 agosto 2016

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