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A quota 313 miliardi la spesa Inps per pagare le pensioni. A fine 2021 uscite previdenziali su dell’1,7%. Quasi 16,1 milioni i pensionati (+3,6%): un terzo con meno di mille euro al mese

Il Sole 24 Ore. Sale la spesa dell’1,7% e aumentano del 3,6% i pensionati. Che però nel 32,8% dei casi ricevono assegni mensili inferiori ai mille euro al mese. A fotografare l’universo dei trattamenti previdenziali gestiti dall’Inps nel 2021 è l’apposito Osservatorio dello stesso Istituto guidato da Pasquale Tridico. Dall’ultima rilevazione emerge che complessivamente le uscite per prestazioni pensionistiche sostenute dall’ente lo scorso anno hanno raggiunto i 313 miliardi. E con questi dati dovranno fare i conti anche il nuovo governo e i sindacati che si accingono da avviare il tavolo sulla previdenza. Ma Giorgia Meloni ha fatto già capire che l’attuale situazione dei conti pubblici rende obbligata la strada da percorrere per il 2023 con il prolungamento delle misure in scadenza: Ape sociale, Opzione Donna e Quota 102, anche se è ancora da capire in che forma.

Al 31 dicembre scorso i pensionati erano 16.098.748 (57.546 in più dell’anno precedente) e in media risultavano in possesso di 1,41 assegni a testa, anche di diverso tipo: il 68% percepiva una sola prestazione, mentre il 32% ne usufruiva di due o più. In particolare, il 24% dei pensionati era destinatario di due prestazioni, il 75% di tre e l’1% di quattro o più. Sempre alla fine dello scorso anno le prestazioni previdenziali erogate dall’Inps erano 22.758.797 (+0,2% sul 2020).

Il monitoraggio dell’Istituto mette in evidenza come il 78% dei trattamenti sia rappresentato da pensioni di vecchiaia, superstiti e d’invalidità. A prestazioni assistenziali (invalidità civili, assegni e pensioni sociali, pensioni di guerra) è riconducibile il 19% del totale degli assegni. La restante quota del 3% è costituita dalle prestazioni di tipo indennitario: in sostanza dalle rendite Inail. Il gruppo più folto di pensionati è quello dei titolari di pensioni di vecchiaia: sono 11.263.961, di cui 3.131.469 (il 28%) sono anche titolari di trattamenti di altro tipo. I pensionati di invalidità previdenziale sono circa un milione, il 49% dei quali cumula pensioni di tipo diverso. I beneficiari di prestazioni assistenziali sono circa 3,7 milioni.

Non manca un capitolo dedicato agli importi degli assegni. Circa un terzo dei pensionati, per la precisione 5,3 milioni (il 32,8%), riceve una pensione mensile inferiore ai 1.000 euro. Che per Forza Italia dovrebbero rappresentare la soglia minima per tutti i trattamenti, in ogni caso da adeguare anche secondo il programma comune del centrodestra. Il fenomeno è più diffuso tra le donne, che nel 40,6% dei casi (3,38 milioni) hanno pensioni sotto i mille euro al mese. Proprio le donne rappresentano il 52% del complesso dei beneficiari di trattamenti previdenziali, ma gli uomini assorbono il 56% del totale dei redditi da pensione. E l’importo medio degli assegni erogato alle pensionate è più basso del 27% di quello percepito dai pensionati: 16.501 euro contro 22.598.

La rilevazione dell’Inps conferma che il 47% dei trattamenti, così come dei beneficiari, si concentra nel Nord Italia. Anche gli importi medi degli assegni sono più elevati nelle regioni settentrionali rispetto al resto del Paese: +7,2% nel confronto con la media nazionale. Nel Mezzogiorno si trova invece il numero maggiore di pensionati con età inferiore ai 55 anni: il 45,8% nella fascia 40-54 anni, e, rispettivamente, il 44% e il 40,1% in quelle 15-39 e 0-14 anni. Intanto è diventata operativa l’attribuzione all’Inps della gestione del Fondo di garanzia a copertura del rischio di credito connesso agli anticipi finanziari del Tfs/Tfr da parte degli istituti bancari e intermediari finanziari.

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