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Accertamenti fiscali. Pensionati esonerati dal furbissimo Serpico

Fisco L’agenzia delle Entrate tranquilizza i contribuenti con una sola rendita «Non saranno mai selezionati dal nuovo strumento anti evasione. Colpiti solo i finti poveri»

La campagna elettorale basata su patrimoniali, nuove tasse o riduzioni promesse del carico fiscale ha il suo peso anche negli uffici delle Entrate. La paura di entrare nel vortice del contenzioso tributario, causa possibili accertamenti per lo scostamento tra redditi incassati e spese documentate, fa ormai «90». Così cominciano a emergere i primi cambi di comportamento nelle attitudini di consumo degli italiani (con rischi anche depressivi sui consumi) e strategie per evitare e schivare il più possibile la lettera del Fisco. Ad avere più timori sono naturalmente i più deboli e gli anziani che investiti dall’ondata di informazioni sull’invasività del nuovo strumento si sentono accerchiati e nel mirino. Difficile per loro, vista spesso l’esiguità dei loro redditi, solo immaginare una difesa di fronte all’ispettore fiscale. Ieri per placare i timori e le ansie l’agenzia delle Entrate, che non ha ancora stilato le istruzioni dettagliate per applicare il redditometro, ha avuto la geniale intuizione di spiegare ai pensionati che per loro il pericolo di essere pescati nelle maglie del software Serpico che analizza le spese di ogni cittadino italiani è assolutamente risibile. Una nota dell’Agenzia delle Entrate ha infatti specificato che «i pensionati, titolari della sola pensione, non saranno mai selezionati dal nuovo redditometro che è uno strumento che verrà utilizzato per individuare i finti poveri e, quindi, l’evasione spudorata, ossia quella ritenuta maggiormente deplorevole dal comune sentire. Si tratta dei casi in cui alcuni contribuenti, pur evidenziando una elevata capacità di spesa, dichiarano redditi esigui, usufruendo così di agevolazioni dello Stato sociale negate ad altri che magari hanno un tenore di vita più modesto». Acqua sul fuoco dunque. Nessun intento di persecuzione. Anzi «a conferma di quanto detto sia, il chiarimento fornito nei giorni scorsi, ossia che già in fase di selezione, le posizioni con scostamenti inferiori a 12mila euro non saranno prese in considerazione; sia la convenzione annuale con il Ministero dell’Economia, in base alla quale l’Agenzia delle Entrate dovrà effettuare ogni anno 35 mila controlli utilizzando il redditometro. E ovvio che l’azione sarà efficace se diretta a individuare casi eclatanti e non di leggeri scosta-menti tra reddito dichiarato e quello speso», ha concluso l’agenzia delle Entrate. Sindacati e associazioni dei consumatori hanno tirato un sospiro di sollievo. «Accogliamo con soddisfazione la decisione di escludere i pensionati dal redditometro» ha commentato il segretario generale della Cisl Pensionati, Gigi Bonfanti.

«Ci sembra una forma di rispetto nei confronti di quella categoria di cittadini con un reddito minimo che già fanno fatica a portare avanti una vita dignitosa e che, con questo nuovo strumento, sarebbero stati costretti a subire l’umiliazione di giustificare anche le più piccole spese», ha aggiunto Bonfanti. Anche l’Adusbef ha accolto con gratitudine la nota dell’Agenzia delle Entrate sottolineando il «vero e proprio terrore scatenato su tantissimi pensionati, titolari della sola pensione, che ai telefoni dell’Adusbef avevano manifestato preoccupazione e amarezza». Per il presidente Elio Lannutti ora l’Agenzia deve fare «un ulteriore sforzo precisando che, avendo a disposizione l’incrocio delle banche dati e l’accesso illimitato ai conti correnti bancari e postali, non addosseranno l’onere della pro-va sulle spalle dei contribuenti onesti». Altrimenti ha avvisato «i ricorsi saranno inevitabili» Se il fisco cerca di tranquillizzare i contribuenti fedeli arrivano però altri elementi non depongono a favore della pace tra Entrate e cittadini. L’ultimo arriva dalla Cassazione che in una recente sentenza ha dichiarato che i movimenti sospetti sul conto corrente non solo legittimano l’accertamento fiscale ma anche il sequestro finalizzato alla confisca per evasione. Di più, se suffragati da altri elementi il giudice può tenerne conto per la condanna penale. I principi sono stati sanciti dalla Suprema corte con la sentenza n. 1261/2013. E danno un arma in più agli 007 del Fisco al lavoro per contrastare i furbetti dell’evasione. Già a marzo infatti i conti correnti degli italiani saranno aperti e trasparenti per leverifiche da parte delle Entrate. In barba a ogni rispetto della privacy, sebbene l’autorità di settore abbia già dato il via libera con il rispetto di opportuni accorgimenti, gli ispettori del Fisco potranno entrare senza problema nella contabilità bancaria di ogni persona che sia titolare di rapporti bancari in Italia. Saranno monitorati i flussi in entrata e le uscite e con software specifici sarà possibile tirare fuori tutte quelle situazioni in cui le cifre non siano coerenti. Tutto legittimo. Ma sulla base del principio espresso dagli Ermellini sarà possibile anche la confisca e il blocco del conto.

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