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Accorpamento delle festività, Governo rinuncia: «Nessuna nuova manovra»

Il governo ha rinunciato ad accorpare le festività per aumentare il numero di giorni lavorativi e ha motivato la scelta con tre ragioni. Prima: la misura non dà sufficienti garanzie di risparmio. Seconda: non esistono in Europa norme che accorpino le celebrazioni nazionali e le festività dei Santi patroni.

In Germania, Austria e Spagna, per esempio, la celebrazione delle festività dei santi patroni rientra nell’autonomia delle autorità locali, che le fanno coincidere con il giorno a loro dedicato nel calendario gregoriano. Terza: Palazzo Chigi ha sottolinea che l’attuazione di questa misura violerebbe il principio di salvaguardia dell’autonomia contrattuale, con il rischio di aumentare la conflittualità tra lavoratori e datori di lavoro.

In ogni caso, il Governo ha ricordato che dal 2012 tra i compiti del presidente del Consiglio c’è quello di stabilire ogni anno le date in cui ricorrono le festività introdotte con legge dello Stato che non sottostanno ad accordi con la Santa sede, nonché le celebrazioni nazionali e le festività dei Santi Patroni, esclusione fatta per il 25 aprile, il primo maggio e il 2 giugno.Patroni Austria festività accorpamento Governo Palazzo Chigi

ItaliaOggi – 21 luglio 2012

Monti: «Non ci sarà un’altra manovra» Il governo mantiene tutte le festività

Stabiliti i criteri delle nuove province: almeno 350mila abitanti e occupare un territorio di 2500 km quadrati

«Non abbiamo nessuna intenzione di fare nuove manovre siamo sulla via programmata per il conseguimento degli obiettivi di bilancio e non vi è dunque l’esigenza di nuove manovre». Così il premier Mario Monti rassicura gli italiani al termine di un consiglio dei ministri che ha sosanzialmento stabilito due cose: i criteri fondativi delle nuove province e il mantenimento delle attuali festività che non saranno toccate. «L’incontro con il Capo dello Stato è stato uno dei periodici incontri che abbiamo in cui riferisco delle attività del governo. Abbiamo parlato delle prospettive della situazione politica non di emergenze finanziare o dl agosto» ha aggiunto Monti. «Rispetto ai 574 punti di novembre 2011, oggi siamo credo a 490 e quindi c’è una riduzione», anche se «certamente deludente perchè me la sarei aspettata più rilevante» ha sottolineato ancora Monti commentando il livello dello spread. Per il premier inoltre «non ci sarà nessuna patrimoniale». «Non sono sorpreso che per ora non ci sono effetti positivi sulla crescita» con i provvedimenti «di risanamento e riforme strutturali». La crescita «verrà, ma ci vorrà ancora tempo viste le previsioni che danno l’uscita dalla recessione e l’hanno collocata in una fase iniziale del 2013» ha spiegato ancora Monti.

INVITO AI PARTITI – Credo sia necessario da parte mia chiamare le forze politiche della maggioranza alla necessità, nell’interesse del Paese, di non allentare l’impegno e il ritmo decisionale» ha sottolineato ancora il premier. «C’è una tenuta del sistema sociale e mi auguro che quel senso di responsabilità che è finora prevalso anche nell’atteggiamento sociale e sindacale, a differenza di quello che stiamo vedendo in altri Paesi come la Spagna, mi auguro possa continuare per non aggravare una situazione complessa» ha sottolineato ancora Monti.

I CRITERIDELLE NUOVE PROVINCE – «Il Consiglio ha definito i criteri per il riordino delle province – dimensione territoriale e popolazione residente – previsti dal decreto sulla spending review» si legge nel comunicato stampa reso noto al termine del Consiglio dei ministri. «In base ai criteri approvati, i nuovi enti dovranno avere almeno 350mila abitanti ed estendersi su una superficie territoriale non inferiore ai 2500 chilometri quadrati». «Nei prossimi giorni – si spiega – il governo trasmetterà la deliberazione al Consiglio delle autonomie locali (Cal), istituito in ogni Regione e composto dai rappresentanti degli enti territoriali (in mancanza, la deliberazione verrà trasmessa all’organo regionale di raccordo tra Regione ed enti locali). La proposta finale sarà trasmessa da Cal e Regioni interessate al governo, il quale provvederà all’effettiva riduzione delle province promuovendo un nuovo atto legislativo che completerà la procedura». «Le nuove province – si aggiunge nel comunicato – eserciteranno le competenze in materia ambientale, di trasporto e viabilità (le altre competenze finora esercitate dalle Province vengono invece devolute ai Comuni, come stabilito dal decreto Salva Italia). La soppressione delle province che corrispondono alle Città metropolitane – 10 in tutto, tra cui Roma, Milano, Napoli, Venezia e Firenze – avverrà contestualmente alla creazione di queste (entro il primo gennaio 2014)».

Corriere.it – 21 luglio 2012

 

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