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Addio ricette rosse. Un Grande fratello controllerà i medici. Da settembre i nuovi moduli. Monitorati in rete da Stato e Regione

ricetta rossa addiodi Filippo Tosatto. L’addio alle ricette rosse farmaceutiche, fissato per il primo settembre, cela una verità diversa da quella ufficiale. Gli gnomi della sanità parlano di «dematerializzazione», cioè di superamento della fase cartacea in vista dell’approdo al Fascicolo sanitario elettronico regionale, una cartella clinica personalizzata e aggiornata on line dai medici: «Garantirà l’eliminazione degli errori prescrittivi», assicurano «a tutto vantaggio di un miglior percorso di cura del paziente e con risparmi considerevoli di risorse pubbliche». Ma è davvero così? Lasciamo parlare i fatti. Nel Veneto ogni anno vengono rilasciate circa 60 milioni di ricette, 40 riguardano i farmaci e 20 le prestazioni specialistiche e i ricoveri.

Sono compilate su costosi moduli emessi dalla Zecca di Stato ed in effetti saranno questi a scomparire , con un risparmio effettivo per le casse regionali. Ma il fatidico prodotto cartaceo non svanirà: più semplicemente, lo sostituirà un promemoria stampato, privo di valore legale, che includerà il numero di ricetta elettronica ed il codice fiscale dell’utente che – è l’impegno sbandierato – consentiranno ai cittadini di ritirare i medicinali in qualsivoglia farmacia del Veneto nonché (ma al momento questa è soltanto una promessa) di prenotare una visita specialistica.

 Cambia il colore, cresce il valore, lo slogan coniato dalla sanità regionale per l’operazione settembrina. «Macché, il pezzo di carta resta, cambia solo il tipo di modulo, prima lo acquistava il sistema pubblico, adesso sarà a carico dei medici di famiglia», conferma Silvio Roberto Regis, segretario della Fimmg, il sindacato che raccoglie il 78% dei camici bianchi nella medicina convenzionata. Perché, allora, definire «dematerializzazione» un procedimento che, come abbiamo appurato, non cancella affatto l’elemento materiale? Quale è l’obiettivo reale di un’operazione la cui dotazione informatica è costato alla Regione la bellezza di 12 milioni nell’ultimo triennio? Per comprenderlo è utile ricordare chi è l’artefice del progetto. Si tratta del ministero dell’Economia e delle finanze che ha messo a punto il modello digitale d’intesa con la Regione, «attirando» nella rete gli oltre 5 mila professionisti veneti coinvolti: 3320 medici generali, 530 pediatri di libera scelta e 1330 farmacisti, destinatari peraltro di un contributo-incentivo ad hoc per dotarsi del software necessario. Il 90% di loro (un record tra le regioni italiane) è già connesso e immette quotidianamente nella banca dati gli estremi delle prescrizioni firmate.

Controllo totale in tempo reale, ecco il punto. «In questo modo il ministero monitorerà la nostra spesa mentre noi verificheremo l’appropriatezza delle ricette», commenta laconico Domenico Mantoan, il direttore generale della sanità veneta. «Contiamo su un risparmio importante, pari a 3,2 milioni l’anno», annuncia l’assessore regionale Luca Coletto. E per i pazienti cosa cambierà? «Nulla, assolutamente nulla», replica Regis «al di là della campagna propagandistica, i destinatari dell’iniziativa non sono loro ma noi». Un Grande Fratello in azione negli ambulatori? «Sì, direi che l’immagine non si discosta dalla verità»

Il Mattino di Padova – 22 agosto 2014 

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