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Agea, spese pazze cda Sin e Agecontrol. Compensi e autoblu

Il cambio del vertice del Sin, la controllata che gestisce il sistema informativo agricolo nazionale Sian, ha innescato una stretta a 360° alle spese pazze della vecchia gestione. Vediamole

A dieta e senza sconti, per nessuno. Il cambio al vertice della Sin spa, la società (controllata al 51% da Agea e partecipata al 49% dal Rti Almaviva) che gestisce il sistema informativo agricolo nazionale Sian ha innescato una stretta a 360° alle spese pazze della vecchia gestione. Facciamo due conti, chiarendo da subito che ogni anno dal Sin passano 7,2 mld di euro di aiuti agli agricoltori, ma dicendo fin d’ora che ciò che colpisce è l’evoluzione dei compensi per i componenti il consiglio di amministrazione. Il cda della vecchia Sin, ancora srl fino al 25 agosto 2011, costava 280 mila euro lordi l’anno: 130 mila euro toccavano al presidente, 30 mila euro a ciascuno dei 4 consiglieri e altri 30 mila euro costituivano l’indennità di funzione del direttore generale. Il 25 agosto 2011, Sin divenne una spa. Il 12 settembre successivo, l’assemblea degli azionisti alzò a 580 mila euro lordi annui l’importo totale dei compensi degli amministratori: 180 mila euro venivano ripartiti tra i 5 componenti il cda in parti uguali (36 mila euro a testa). In aggiunta, il 21/9/2011, il cda Sin deliberava i compensi spettanti all’allora presidente, Francesco Baldarelli, e all’allora a.d., Domenico Pecoraro, rispettivamente pari a 114 mila euro lordi e a 214 mila euro lordi. In più, si prevedeva la possibilità di erogare altri 72 mila euro in favore di Pecoraro. Totale: 580 mila euro.

Non solo. In aggiunta a tutto ciò, il cda Sin disponeva il pagamento delle spese di vitto, alloggio e trasporti sia per il presidente che per l’a.d. E non finisce qui. Il due dicembre 2011, si riuniva nuovamente l’assemblea degli azionisti. E approvava un nuovo aumento: il budget per gli amministratori passava da 580 mila a 600 mila euro tondi tondi. La differenza servirà a pagare parte dell’indennità di carica della vicepresidente di allora, Concetta Amdigni; indennità quantificata in 24 mila euro, aggiuntivi ai 36 mila euro intascati come compenso. Al di là delle somme, quest’ultima decisione sembra contrastare con le norme di contenimento della spesa pubblica. In particolare, l’art. 3 comma 12, lettera c della legge 244/2007, prevede espressamente la soppressione della carica di vicepresidente nelle società controllate (direttamente o indirettamente) dallo stato. O, in alternativa, il suo mantenimento senza ulteriori compensi aggiuntivi.

Tirate le somme, la Sin a guida Baldarelli –Pecoraro costava allo stato 600 mila euro di solo cda: 150 mila andavano al presidente, 60 mila alla vice, 318 mila euro all’amministratore delegato.

Agli altri due consiglieri toccavano 36 mila euro a testa. E la Sin di oggi, quella guidata dal presidente e a.d. Ernesto Carbone, quanto costa?

Secondo la delibera Agea 66/2012, ogni componente del cda (cinque in tutto) percepisce un compenso di 25 mila euro. In più, il presidente (e ad) incassa un’indennità di carica aggiuntiva di 35 mila euro. Costo totale 160 mila euro. Una bella dieta rispetto ai 600 mila della vecchia gestione. Ma non è finita.

IL CASO AUTO BLU. Il simbolo della precedente gestione, guidata dall’a.d. Domenico Pecoraro, è nel noleggio da parte di Sin di due auto aziendali top class: due Audi A6 tdi quattro ruote motrici. Una da 235 cv. per il presidente Baldarelli, l’altra da 245 cv., per l’amministratore delegato Pacoraro. Ma se il noleggio dell’Audi per il presidente era stato deciso prima della manovra correttiva (art. 2 del dl 98 del 6 luglio 2011), che ha limitato a 1600 cc la cilindrata delle «auto blu», al contrario il contratto di noleggio dell’Audi A6 per Pecoraro reca la data 26/09/2011. Cioè, due mesi dopo il decreto tagliaspese. Di più: a firmare il contratto di noleggio è stato lo stesso Pecoraro e non, come avveniva fino ad allora, il direttore amministrativo Mariapia Cappuccini (poi licenziata).

E ora? Secondo quanto risulta a ItaliaOggi, le auto superiori a 1600 cc di cilindrata saranno disdettate. E non verranno rinnovati i contratti in scadenza. Finita qui? No.

IL CASO AGECONTROL. Oggi Agea si trova un’altra patata bollente tra le mani. Anche qui la questione riguarda il costo di un cda, quello di Agecontrol, società controllata al 100% da Agea e incaricata di effettuare controlli in molti comparti, tra cui l’ortofrutta. Il 27 novembre 2007 (con atto n. 254), il cda Agea tagliava del 10% i compensi degli amministratori Agecontrol rispetto a quelli fissati con delibera 130/2005. Il presidente Agecontrol, da quel giorno, avrebbe preso 94.500 euro lordi l’anno, mentre ogni consigliere avrebbe incassato 21.600 euro. E nessun compenso aggiuntivo sarebbe stato riconosciuto al consigliere che sostituiva il presidente in caso di assenza.

Ma evidentemente questi soldi non bastavano: il 29 settembre 2011, con delibera n. 22, l’allora commissario straordinario Agea, Mario lannelli, cambiava tutto, fissando in 120 mila euro lordi annui il compenso del presidente Agecontrol e in 25 mila euro il compenso per ogni consigliere. Il guaio non è tanto nell’aumento in se, meno ingente di quello del cda Sin, ma nel mancato rispetto di una norma di contenimento della spesa pubblica: il comma 3, art.I della legge 196/2009. Che prescrive un ulteriore taglio del 10% ai compensi dei componenti il cda di società inserite nel consolidato della p.a. e di società possedute direttamente o indirettamente in misura totalitaria dalle p.a.

Come, appunto è Agecontrol. Il paradosso è che ieri i lavoratori Agecontrol hanno proclamato tre giornate di sciopero, il 26, 27 e 30 aprile 2012, per protestare contro la rottura delle trattative per il rinnovo del contratto integrativo. Come dire: a chi tanto, a chi nulla.

LA STRETTA AL MIPAAF. A fronte di tutto ciò, un segnale è giunto ieri dal ministero alle politiche agricole, che ha tagliato di 15,3 mln di euro i costi della struttura ministeriale. I dirigenti di seconda fascia passano così da 77 a 62, mentre il personale delle aree impiegatizie passa da 1.896 a 1.539 unità. La stretta è stata decisa con dpr 41 del 14 febbraio 2012, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 16 aprile 2012 e in vigore dal 1° maggio 2012.

ItaliaOggi – 21 aprile 2012

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