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Agriturismi: nel Veneto è battaglia sul menù. Le associazioni chiedono una nuova modifica della legge regionale: «Bisogna ridurre la soglia del cibo prodotto in azienda al 40%»

Valeria Zanetti, L’Arena. Nuove modifiche in vista per la legge regionale (n. 28/2012), che regolamenta l’attività di agriturismo in Veneto, oltre 1.350 le aziende interessate, 345 delle quali in provincia di Verona per un migliaio di addetti. Le ha annunciate l’assessore regionale al turismo, Federico Caner in risposta alle istanze delle organizzazioni di riferimento: Terranostra, Turismo Verde, AgriVacanze ed Agriturist.

Proprio quest’ultima, emanazione di Confagricoltura, ha organizzato una tavola rotonda l’altro ieri a Mestre per fare il punto sull’applicazione del testo, modificata già due volte (l.r. 35/2013 e l.r. 14/2015), e sulla recentissima dgr 883/2015 (del 30 ottobre scorso). Interventi normativi che non risolvono una delle questioni su cui le associazioni sono pronte a dare battaglia, ovvero quanta parte del prodotto messo in menù dagli agriturismi che fanno ristorazione debba essere coltivato, allevato e trasformato dalla stessa impresa agricola. Attualmente la legge n. 35/2015 stabilisce una soglia del 65%. Nel Veronese il problema riguarda meno della metà delle attività: il 70% delle aziende infatti îïòå per lo più, anche se non esclusivamente, alloggio e si concentra sul Garda (154). Seguono la Bassa (49), Est veronese (46), Verona (44), Valpolicella (36) e Lessinia (16).

«La legislazione veneta deve trovare omogeneità con le regioni vicine, Lombardia ed Emilia Romagna in testa», spiega Giacomo Murari Bra, presidente di Agriturist Verona, «più liberiste e quindi più concorrenziali. Uno dei nodi riguarda l’approvvigionamento: la percentuale veneta non permette alle aziende di lavorare nel rispetto della legge, a parità di condizioni con le attività delle regioni limitrofe». E aggiunge: «L’ideale sarebbe scendere al 40% del prodotto in proprio offerto in menù con il vincolo di usare un altro 40% proveniente da aziende agricole del territorio, operanti in network. In questo modo si potrebbe garantire una cucina varia, locale e stagionale», afferma. «La soglia al 65% sta mettendo in difficoltà gli agriturismi veneti. Perciò porterò in Giunta regionale, entro l’anno, una proposta di modifica, nel rispetto però delle esigenze di altre categorie economiche (ovvero della ristorazione tradizionale, ndr)», afferma Caner.

Dopo la Giunta toccherà il passaggio in Consiglio. «Credo si possa definire un nuovo limite, introducendo la percentuale di prodotto di filiera. In sostanza, gli agriturismi potranno impiegare materia prima propria odi provenienza di aziende del territorio. Anche l’assessore all’agricoltura, Giuseppe Pan, è d’accordo», evidenzia Caner.

«Le Regioni vicine hanno fissato la soglia al 35%», conclude David Nicoli, a capo di Agriturist Veneto, «a noi basterebbe abbassare al 50%, consentendo l’utilizzo di prodotti propri o di dop e igt di altre imprese e promuovendo comunque le eccellenze venete».

L’Arena – 25 novembre 2015 

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