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Al via congresso nazionale Sivemp. Grasselli: «Un contributo per progettare il futuro della Sanità pubblica veterinaria»

logo croce bluIl presidente del sindacato: “Vogliamo mettere in guardia le istituzioni e gli stakeholders economici sul fatto che se si indebolisce il sistema veterinario pubblico, attraverso tagli e dismissioni, nelle funzioni ai macelli e nel controllo sul trasporto animale, a decidere delle condizioni di esercizio di alcune filiere economiche non saranno più i veterinari ufficiali ma la magistratura giurisdizionale e la magistratura mediatica”. Si è aperto ieri a Bergamo presso il Centro Congressi Giovanni XXIII il 49° congresso nazionale del SIVeMP.“Per creare le condizioni di un cambiamento che ci veda protagonisti della prevenzione, della sanità pubblica e del SSN occorre che tutti insieme ci assumiamo l’impegno per dare un contributo per immaginare e progettare il futuro del SSN e in particolare della Prevenzione primaria e della Sanità Pubblica Veterinaria” questo il messaggio del Segretario nazionale Aldo Grasselli lanciato in apertura ai 150 delegati e ai 400 convenuti provenienti da tutta Italia.

“Oggi – si legge in una nota – la salute non è più uguale per tutti, i pilastri del welfare rischiano di non essere più disponibili nel giro di pochi anni per milioni di italiani, tanto da chiederci se il Servizio sanitario Nazionale, riconosciuto solo pochi anni fa come il migliore del mondo, esista ancora. Soluzioni emergenziali si susseguono senza strategia, si allargano a dismisura le Aziende sanitarie ritagliandole a seconda delle pressioni localistiche senza alcuno studio sociologico dei bisogni. Se il SSN ancora regge, dopo che sono usciti, non sostituiti, 7.000 tra medici, veterinari e dirigenti sanitari, e dopo un calo della spesa per il personale di 1,2% all’anno dal 2010 al 2015, lo si deve al senso del dovere che mettono a disposizione quotidianamente medici, veterinari, dirigenti sanitari e personale di supporto”.

“Dopo anni di denunce e di lotta sindacale – prosegue la nota – per difendere il Ssn, oggi ce lo troviamo agonizzante e lacero e noi stessi, professionisti della sanità, talvolta siamo stanchi e sfiduciati. Ogni giorno indignati dal senso di sconfitta che giustifica ogni nefandezza e tiene migliaia di giovani medici e professionisti specializzati fuori dal mondo del lavoro”.

“Se vogliamo rilanciare un decoroso modello di sviluppo – prosegue il comunicato – , se vogliamo che la Costituzione sia rispettata e che l’art. 32 abbia ancora un senso, dobbiamo intestarci una nuova stagione di lotta per il welfare solidale, per il lavoro buono, per una sanità pubblica universalistica, equa e inclusiva. Se ci limiteremo al nostro particolare categoriale saremo schiacciati dagli eventi e non solo non avremo contratti di lavoro decenti, ma non avremo neppure un decente ruolo sociale. Con il coraggio della verità dobbiamo impegnare il “nostro sindacato” per impedire che il movimento sindacale perda coesione e consistenza politica”.

“Per questo la nostra mobilitazione, la proclamazione dello stato di agitazione, le proteste che stiamo preparando non sono indirizzate alla realizzazione di un nostro esclusivo interesse. Devono piuttosto rappresentare un punto di partenza, un punto di riferimento per una mobilitazione sociale ampia e trasversale, qualcosa di più grande del solo sindacato, che sia in grado di invertire il flusso della storia negativa della sanità pubblica di questi ultimi tempi. Il SIVeMP è pronto a questa sfida”.

“E’ chiaro a tutti – si evidenzia –  che questi ultimi anni sono stati i più duri che potessimo immaginare. Abbiamo pazientato, abbiamo accettato sacrifici, abbiamo cercato vie nuove. Il nostro sindacato ha saputo adeguarsi alle novità e a volte a prefigurarle con notevole anticipo. Uno dei fattori più critici per il sistema della sanità pubblica veterinaria consiste nella separazione delle responsabilità tra centro e periferia. Una dinamica di relazioni tra Ministero della salute e Regioni che ha dato risultati molto diversi: dove le Regioni hanno saputo darsi una forte organizzazione e un Settore Veterinario dell’Assessorato alla sanità capace di fare programmazione e gestione strategica la funzione locale ha saputo generare eccellenza anche superiore agli standard delle prescrizioni ministeriali”.

“Vogliamo mettere in guardia le istituzioni e gli stakeholders economici – dice Grasselli – sul fatto che se si indebolisce il sistema veterinario pubblico, attraverso tagli e dismissioni, nelle funzioni ai macelli e nel controllo sul trasporto animale, a decidere delle condizioni di esercizio di alcune filiere economiche non saranno più i veterinari ufficiali ma la magistratura giurisdizionale e la magistratura mediatica. Cerchiamo quindi, tutte le istituzioni coinvolte, di non predicare bene e razzolare male, perché quando si riparlerà di benessere animale e di protezione mancata nelle fasi di allevamento, trasporto e macellazione degli animali, quando ci sarà qualche epidemia da combattere, quando la sicurezza alimentare sarà minacciata da rischi veri o presunti, noi non saremo disposti a rimanere soli e in silenzio sulla graticola dei media. Le Regioni – cui compete la definizione organizzativa dei servizi veterinari territoriali – devono essere messe dinanzi alle responsabilità che la medicina veterinaria ha nell’interesse di tutta la collettività nazionale, quella sanitaria e quella economica. I direttori generali delle ASL, gli assessori alla sanità e quelli all’agricoltura delle regioni dovrebbero misurare il costo della medicina veterinaria rapportandolo alle spese di indennizzo degli allevamenti colpiti da una delle tante epidemie che incombono sul nostro paese”.

“Quando si parla di medicina veterinaria – continua – si scopre spesso che molti, anche tra i decisori che assumono scelte su di essa, non comprendono che la nostra è una medicina che ha complessità pari a quella umana, che lega mondi biologici distanti ma sanitariamente connessi e comparti economici tanto diversi quanto importanti per il sistema paese. C’è da aggiungere che il mondo sta cambiando, i rischi stanno cambiando, la prevenzione deve essere basata su evidenti prove di appropriatezza scientifica e sanitaria, professionale e organizzativa, settore per settore, rischio per rischio, bisogno per bisogno. Oggi per un veterinario del Ssn essere specialista in Igiene degli alimenti, Sanità animale o Igiene degli allevamenti e delle produzioni zootecniche, è solo una premessa alla quale si deve dare una maggior contestualizzazione, collegata alla notevole diversificazione dei ruoli che la funzione pubblica deve assicurare nell’interesse nazionale e per posizionare il nostro paese nel contesto economico globale”.

“Per questo motivo – conclude –  questo Congresso esprimerà una mozione di richiamo all’unità progettuale nei confronti dei Ministeri della salute e dell’Università, delle Regioni, delle Facoltà e Scuole di veterinaria, degli IZS, e della SIMeVeP, la nostra Società scientifica, per riorganizzare i Servizi Veterinari degli Assessorati regionali, per migliorare l’articolazione funzionale del modello organizzativo dipartimentale veterinario in ogni ASL, per innovare il processo formativo e di specializzazione dei veterinari che dovranno entrare in servizio nel Ssn nei prossimi anni”.

Scarica la relazione del segretario e il comunicato stampa dal sito Fvm

28 ottobre 2016

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