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Allarme Agenas: «Due miliardi in più ticket valgono più dell’Imu»

«Che sta succedendo nell’assistenza specialistica? Gli effetti della crisi economica e del super ticket»Il superticket da 10 euro sulla specialistica è “costato” alle Regioni una riduzione da 834 milioni sul fondo 2012, ma ha portato incassi di nemmeno la metà (poco meno di 400 milioni considerando anche le minori spese verso il privato accreditato dalla cui tariffa è stato detratto l’incasso diretto del copayment).

E se l’effetto è quello che l’Agenas ha analizzato nello studio «Gli effetti della crisi economica e del superticket sull’assistenza specialistica» presentato questa mattina alla stampa, i due miliardi in più di ticket che dovrebbero scattare dal 2014 raddoppierebbero la spesa (oggi circa 150 euro l’anno a persona che si trasformerebbero in 300-350) per quel 25% dei cittadini non esenti che usufruiscono di queste prestazioni, con un onere complessivo medio per famiglia (oltre 700 euro circa per due persone) superiore a quello dell’Imu sulla prima casa e dell’aumento dell’Iva messi insieme, come ha spiegato Fulvio Moirano, direttore dell’Agenzia.

A questo, sempre secondo lo studio Agenas, si aggiungerebbe un rischio per l’equità del sistema perché in molti eviterebbero – come già sta accadendo – le cure non potendole più pagare e le Regioni rischierebbero di aumentare i deficit perché ai costi fissi e incomprimibili delle strutture necessarie all’assistenza specialistica non farebbero più fronte le entrate da ticket. Anche per la fuga verso un privato low cost che non dà garanzie di qualità, ma risulta comunque più conveniente.

E al danno si rischia di unire anche la beffa: il Documento di economia e finanza 2013 – ha spiegato il presidente dell’Agenas Giovanni Bissoni – parla di minore entrate per lo Stato di 2 miliardi, legate allo stop che ai ticket ha dato la sentenza della Corte costituzionale 187/2012, ma il Def – che non parla di risorse aggiuntive a questo proposito – sottolinea anche una minore spesa 2012 rispetto alle previsioni di 2,7 miliardi. Come dire che i ticket potrebbero non servire. In realtà però si tratta di risparmi che abbassano il deficit (il finanziamento resta a quota 107 miliardi contro una spesa di 110,8 rispetto a una preventivata di 113,6) e non di maggiori risorse e una simile previsione quindi manderebbe in tilt i bilanci di tutte le Regioni, anche quelle virtuose, rischiando di fare dei piani di rientro una abitudine comune a tutti.

Lo studio Agenas è stato realizzato dal Gruppo Remolet, formato da referenti regionali volontari che raccolgono e analizzano dati per un benchmarking sui temi rilevanti per il Ssn. I dati raccolti sono riferiti a 11 Regioni che hanno risposto alla richiesta Agenas, che rappresentano, come ha spiegato uno degli autori, Cesare Cislaghi, l’80% della popolazione italiana.

Cislaghi ha spiegato che «il 50% degli italiani ha accesso, almeno una volta all’anno, ad una prestazione specialistica, ma che solo 15 milioni di italiani hanno pagato il ticket», per una media di 150 euro a testa. «Per il ticket – osserva Cislaghi – un quarto della popolazione italiana ha dunque pagato 150 euro a testa, per un totale di circa 2,2 miliardi di euro. Questo vuol dire che se tutti pagassimo 150 euro, avremmo 8 miliardi, ovvero il doppio dell’Imu», ha confermato dati alla mano.

Lo studio. L’analisi ha messo a confronto il primo semestre 2011 e il primo semestre 2012 (nel secondo semestre 2011 si è avuta l’applicazione graduale nelle Regioni del superticket e dei tagli per la spendig review).

In tutte le Regioni si è osservata una diminuzione di prestazioni erogate mediamente dell’8,5%, che ha coinvolto tutti i settori dell’assistenza specialistica, ma è risultata maggiore negli esami di laboratorio che sono anche quelli a cui i cittadini fanno più facilmente a meno per ridurre le spese, ma anche quelli più necessari alla correttezza delle diagnosi e che comunque per le aziende del Ssn rappresentano un “costo fisso”: strutture e tecnologia non consentono di diminuire le spese.

Il calo di prestazioni. Il calo di prestazioni è stato maggiore nel presidi privati accreditati (dallo studio sono escluse le prestazioni out of pocket e l’intramoenia) con -11,8% (nel pubblico -7,6%) ed è comunque più elevata per quelle non esenti (-17,2%).

Ma si tratta di prestazioni: secondo lo studio infatti gli esenti sarebbero in realtà aumentati anche perché molti che prima non usufruivano dell’esenzione, visto l’inasprirsi del ticket e la situazione economica generale, hanno rivendicato esenzioni per patologia e soprattutto per reddito.

I ticket. I ticket sono aumentati nel totale incassato, ma meno di quanto di prevedeva e in alcune Regioni (il Veneto ad esempio) quelli relativi alle prestazioni di laboratorio hanno dato addirittura un gettito inferiore.

L’analisi Agenas fa queste considerazioni generali: se l’introito dei ticket delle prestazioni non esenti fosse costante di intensità, essendo queste diminuite del 17.1% il valore atteso nel 2012 senza super ticket sarebbe di 1.615.676.000, mentre l’incasso sarebbe stato di 577.530 superiore.

Quindi, secondo l’Agenas, si può ritenere che come ordine di grandezza:

1) le prestazioni sono diminuite di poco meno del 10%;

2) l’introito di ticket è aumentato del 12.5%;

3) ma di questo aumento l’aumento del valore dei ticket e dei super ticket è di almeno 500 milioni.

Secondo Cislaghi si potrebbe supporre che sia successo:

1) un aumento dei soggetti che hanno chiesto l’esenzione che ha prodotto un aumento, o un contenimento della riduzione, delle prestazioni esenti da ticket;

2) una diminuzione delle prestazioni presso gli erogatori privati accreditati che hanno “venduto” prestazioni a condizioni più convenienti rispetto ai ticket;

3) una diminuzione reale di accesso alle prestazioni dovuto vuoi a manovre di contenimento dell’offerta vuoi a rinuncia all’accesso per motivi economici degli assistiti se non esenti.

Fin qui la specialistica. Ma quanto valgono tutti i ticket? Circa 2,8-2,9 miliardi, ha spiegato Bissoni: una somma inferiore ai 4 miliardi circa stimati. Un calo dovuto soprattutto agli 800 milioni circa in meno nel 2012 generato dal differenziale tra farmaci originator e generici.

Quotidiano sanità – 10 maggio 2013

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