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Sanità. Allarme Bocconi: «Tagliati 30miliardi. Meno servizi alle persone»

Rapporto «Oasi 2012» del Cergas Bocconi. Sotto accusa i tagli da oltre 30 miliardi operati fino al 2015: «La spesa in realtà è inferiore alla media Ue»

Chi l’ha detto che la sanità pubblica è (soltanto) un’idrovora che aspira e spreca risorse pubbliche? E come credere che «fare lo stesso con meno» – ovvero garantire gli stessi risultati di salute con meno fondi – sia un «automatismo» scontato come appare nell’equazione delle manovre governative? La Bocconi, “casa madre” del premier Mario Monti, sembra pensarla diversamente. E mette in guardia: «C’è il serio rischio che, alla riduzione degli input, faccia seguito una proporzionale riduzione degli output e quindi della capacità di soddisfare i bisogni». L’equazione bocconiana, insomma, è un’altra: non c’è lotta agli sprechi che tenga, più tagli significano inevitabilmente meno servizi alle persone.

È quasi una doccia fredda sulle politiche sanitarie di questi anni che di qui al 2015 hanno operato tagli per oltre 30 miliardi al Ssn, quella che arriva dal rapporto «Oasi 2012» che sarà presto reso ufficiale dal Cergas Bocconi. Il rapporto (di cui il settimanale «Il Sole 24 Ore Sanità» dà ampie anticipazioni) fin dalle premesse non la prende alla larga. E pur senza negare vizi e difetti della sanità pubblica, anzi, mette subito le cose in chiaro: «Il Ssn è già sufficientemente «parsimonioso», spiega Elena Cantù, la coordinatrice del rapporto Cergas. Così risulta da una spesa «sistematicamente» inferiore alle medie Ue. Tanto che a monte dei deficit accumulati, ben 41,5 miliardi, dal 2001 a oggi, stanno cause esogene al Ssn: la montagna del debito pubblico (da sola la spesa per interessi passivi vale i 2/3 dell’intero fabbisogno sanitario) e «l’incapacità del sistema economico di crescere».

Insomma, si guardi (anche) altrove. Perché «chiedere sacrifici a un sistema già parsimonioso» rischia di condurre a un punto di non ritorno. Il pericolo paventato dal Cergas Bocconi è infatti quello di aggravare la forbice tra le risorse in campo e quelle che invece servono «per rispondere in modo adeguato» alle attese e ai bisogni di cura. Finanziamenti che sono invece «sempre più insufficienti, al punto da innescare il «rischio concreto di intaccare ulteriormente una copertura pubblica già incompleta», tanto più nella versione a ventuno facce del malsano federalismo sanitario di casa nostra. Tutto questo con bisogni di assistenza che cambiano con l’invecchiamento della popolazione che sta rivoluzionano radicalmente i modelli di assistenza, scaricando spese sempre più alte sul welfare sanitario. Due casi sono emblematici. I badanti (774mila) che hanno superato i dipendenti del Ssn (646mila) e le spese che sempre più gli italiani sopportano di tasca propria: il 55% paga da sé le visite specialistiche, con la punto massima del 92% per andare dal dentista. Sebbene poi, in tempi di crisi, proprio nel 2011 per la prima volta la spesa privata abbia fatto segnare un calo (-1%), annotano Patrizio Armeni e Francesca Ferrè.

Di qui alla più recente spending review, il passo è breve. E ancora non mancano critiche. Nel mirino anzitutto «la politica dei tagli lineari sui singoli fattori produttivi»: l’accusa è di ignorare che in molte Regioni già molto s’è fatto e che non ci sono grandi spazi per fare di più, in una sorta di miopia politica che trascura gli scarti interregionali, tanto da aver costruito manovre tarate sulle realtà sotto piano di rientro dai deficit, che sono «ormai quasi la metà del Paese». Ecco perché «l’automatismo del fare lo stesso con meno (risorse)» è destinato a crollare.

Ed ecco perché il Cergas Bocconi elenca le sue priorità per traguardare qualità ed efficienza dei servizi. Le innovazioni di prodotto e di processo, l’abbandono dell’idea «illusoria» di governare i processi dal centro, la necessità di chiarire quali livelli di assistenza (i Lea) saranno ancora possibili definendo l’elenco delle priorità da garantire. Ma insieme pensare al pilastro della sanità integrativa, l’eterna scommessa che non decolla mai abbastanza.

di Roberto Turno (da Il Sole-24 Ore) – 13 novembre 2012

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