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Allarme carni di cinghiale: cacciatori attenti alla trichinellosi

In provincia di Lucca è stato recentemente segnalato il caso di 26 persone (cacciatori e loro familiari) che hanno contratto la “Trichinellosi” a seguito del consumo di carni di cinghiale crude o poco cotte ottenute da animali abbattuti durante l’attività venatoria. Dopo le cure del caso, tutti sono stati fortunatamente dichiarati fuori pericolo. Anche in Sardegna, nei mesi scorsi, è stata segnalata la presenza dello stesso parassita nelle carni di cinghiali selvatici.

La malattia, in verità piuttosto rara ma mai del tutto scomparsa e che può condurre talvolta anche ad esiti preoccupanti, è determinata dalla presenza di larve di Trichinella spiralis nel muscolo dell’animale e si manifesta nell’uomo con sintomi non specifici riferibili anche ad altre patologie: principalmente febbre, dolori muscolari e manifestazioni cutanee. Essa si contrae attraverso il consumo di carni crude (soprattutto insaccati freschi e salsicce) di cinghiale selvatici, mentre il parassita risulta assente ormai da decenni nelle carni di animali allevati: per tali circostanze risultano particolarmente esposti alla patologia soprattutto i cacciatori che utilizzano a fini alimentari le carni di soggetti selvatici ottenute dalla pratica dell’attività venatoria.

Anche se il cinghiale selvatico è una specie assente nelle nostre zone di pianura, è noto che molti cacciatori del Bassopolesine nel periodo invernale si recano soprattutto in Toscana, ma anche in altre regioni del centro Italia, per partecipare alle battute di caccia al cinghiale che in quei territori rappresentano una tradizione molto radicata: alla fine della caccia, ognuno rientra a casa con la propria parte di carne ottenuta dall’equa spartizione del carniere tra i partecipanti alla battuta. In molti casi poi queste carni saranno la portata principale in occasione di conviviali con familiari e amici.

Seppure a titolo precauzionale, appare dunque opportuno avvertire queste persone di come sia altamente preferibile che tale alimento venga consumato esclusivamente dopo adeguata cottura.

Il Servizio Veterinario di Igiene degli Alimenti dell’Asl 19 di Adria rimane a disposizione di chiunque fosse interessato ad approfondimenti in merito ai numeri telefonici 0426/940153-940157.

a Cura Ufficio stampa Ulss 19 Adria – 23 febbraio 2013

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