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Allarme cinghiali nella Bassa Veronese: azzannati quattro cani. I segugi sottoposti a un intervento di 4 ore

L’Ulss 21 teme ora per le sorti dei suini di 130 allevamenti. Allarme cinghiali nella Bassa. I primi esemplari di mammiferi selvatici, simili ai maiali ma più pericolosi e temuti dei primi sia per la stazza che per l’aggressività, hanno fatto la loro comparsa a Villa Bartolomea e nella zona a sud di Legnago. Cacciatori ed autorità sanitarie si sono quindi allarmati per la presenza di questi animali, proliferati negli ultimi anni in Lessinia e sulle colline che circondano Verona.

È stato Antonio Donella, presidente dell’Associazione Cacciatori Veneti di Villa Bartolomea, ad avere di recente un incontro piuttosto ravvicinato con un cinghiale maschio adulto nella zona a sud del paese. «Stavo effettuando con i miei quattro cani una battuta di caccia alla lepre in località Anguanin», racconta il cacciatore, «quando i segugi hanno fiutato qualcosa in mezzo ad un campo di mais. C’è stato un gran trambusto tra le piante: i cani ne sono usciti con gravi ferite al muso, alla gola ed agli arti posteriori». Donella ha quindi trasportato i propri animali da un veterinario, dove hanno trascorso quattro ore sul tavolo operatorio. «Il medico ha certificato che non si trattava di ferite causate da nutrie o altri esemplari della zona, bensì da un cinghiale». La conferma che si trattava del grosso animale selvatico il cacciatore l’ha poi avuta nel pomeriggio. «Sono tornato sul terreno dove avevo effettuato la battuta ed ho notato nel fango le inconfondibili impronte delle zampe», afferma mostrando le foto scattate sul luogo della sfortunata caccia.

«È stata una brutta sorpresa perché il cinghiale ha provocato tagli profondi sul muso dei cani». Donella ed altri colleghi cacciatori escludono che l’animale fosse fuggito da qualche allevamento: «Dalle impronte si tratta chiaramente di un esemplare selvatico, superiore al quintale. Perciò, ho segnalato l’accaduto alla Polizia provinciale, competente in materia». Il cacciatore osserva: «Altri cinghiali sono stati avvistati di recente pure a Vigo di Legnago». La presenza di questi animali può costituire un pericolo per la circolazione stradale. «I miei cani», aggiunge Donella, «sono stati azzannati in una zona poco lontana dalla superstrada Transpolesana. Avere queste bestie che scorrazzano libere per le nostre campagne non è il massimo perché, se si sentono minacciate, possono caricare i possibili aggressori».

Secondo gli esperti,i la migrazione dei cinghiali nella pianura veronese potrebbe essere avvenuta attraverso gli argini dei corsi d’acqua principali, come l’Adige o addirittura il Po. «Recentemente», evidenzia Donella, «ho appreso della presenza di questi mammiferi anche nel Rodigino». «È molto probabile», sottolinea Giuliano Bronzato, direttore del Servizio veterinario Sanità animale dell’Ulss 21, «che alcuni esemplari presenti nella zona pedemontana veronese siano emigrati a sud, arrivando fino in pianura». Per l’Ulss 21 tutto ciò costituisce un motivo di preoccupazione e di rischio sanitario per i 200mila capi presenti nei 130 allevamenti suini di tipo intensivo sparsi nei 25 Comuni della Bassa.

Infatti, secondo Bronzato: «Tra le malattie di cui i cinghiali selvatici potrebbero essere portatori c’è la classica peste suina. Per l’uomo, inoltre, esiste il pericolo di contrarre la leptospirosi». Per questo il responsabile sanitario auspica: «Un intervento efficace da parte della Provincia a cui spetta intervenire per arginare il pericolo. Un cinghiale adulto può raggiungere i 200 chilogrammi. Le femmine sono inoltre molto prolifiche. Durante gli spostamenti invernali, per la ricerca di cibo, questi mammiferi potrebbero piombare all’improvviso in mezzo ad una strada trafficata, mettndo a repentaglio la circolazione e causando incidenti».

L’Arena – 21 novembre 2013

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