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Allarme di Ascom. Anche il pane sente la crisi: prezzi bloccati, ma le vendite sono in calo

Allarme lanciato dai panificatori dell’Ascom: «Ormai si lavorain perdita e dalle istituzioni c’è silenzio assordante

PADOVA – Drastico calo degli incassi nei panifici e dei fatturati all’ingrosso dove c’è persino difficoltà nell’incassare il dovuto dai clienti. Inoltre credito azzerato e tasse alle stelle. E anche qualche panificio sta lavorando in perdita. «Drammaticamente tutto questo sfascio avviene in un assordante silenzio da parte delle istituzioni» ha scritto in questi giorni ai colleghi il presidente dei panificatori dell’Ascom Confcommercio di Padova, Luca Vecchiato.

Così lui ha deciso di non starci e per il prossimo 30 ottobre ha chiamato a raccolta i colleghi per cercare di capire quale futuro ci sia per i panifici. Vecchiato non è nuovo ad iniziative “di spessore”. Se abbiamo scoperto che certo pane surgelato venduto nei supermercati arriva dalla Romania, lo dobbiamo a lui che, l’anno scorso, finì sulle pagine della stampa nazionale per aver sollevato una questione poi rimasta all’attenzione per diverso tempo.

«Se il pane era l’alimento per eccellenza quando il mio avo Serafino cominciò l’attività nel 1887, adesso non è più così» ammette. In effetti il consumo di pane, negli ultimi anni, è sceso, mediamente, in Italia, del 22–25 per cento mentre a Padova, nonostante il nord appaia più penalizzato, il calo si attesta intorno al 18-20 per cento. Da molti anni non esiste più un prezzo del pane stabilito dalla categoria. Ognuno, in ossequio alla legge sulla libera concorrenza e all’antitrust può decidere il prezzo che vuole.

«Attualmente – dichiara Vecchiato – il valore medio del pane, a Padova e provincia, è intorno ai 3,40 euro al chilo con una forcella molto ampia a seconda del canale distributivo”. I panifici artigianali in città e provincia sono circa 220 e producono 400 quintali giornalieri. A questo dato va aggiunto il consumo di pane messo in commercio dalla grande distribuzione. Nell’arco di pochi anni, nel nostro territorio, si è passati da un consumo medio di 85 grammi di pane a testa ad un valore medio di soli 40 grammi pro capite.

«Purtroppo – spiega Vecchiato – diversi sono i fattori che incidono in questo calo delle vendite. La crisi, ovviamente, non aiuta perché il prezzo, nonostante sia fermo da tre anni, rischia di diventare l’unica variante presa in considerazione quando invece la qualità del pane artigianale dovrebbe essere un elemento di grande importanza anche sotto il profilo nutrizionale visto che contiene grassi in misura pari quasi a zero».

C’è poi la legislazione che sembra remare contro. «Da noi – continua Vecchiato – manca una legge quadro in grado di definire ciò che è pane fresco da ciò che non lo è, in grado anche di valorizzare il lavoro del panificatore che, è sempre bene ricordarlo, viene anche definito “arte bianca” a dimostrazione di una passione e di una maestria che non si improvvisa».

Purtroppo il mestiere non è fra i più gettonati fra i giovani nonostante siano un’ottantina i ragazzi che, a Ca’ Edimar, frequentano i tre anni di corso. «Qualcuno è molto motivato – continua Vecchiato – altri meno e questo significa che non tutti proseguiranno su questa strada a livello professionale. Di sicuro, la colpa di questa vocazione rarefatta è di noi genitori che abbiamo spinto i nostri figli verso i licei pensando: non devi fare la vita dura che faccio io, col risultato che si perde un patrimonio professionale e di cultura».

Giovedì 17 Ottobre 2013

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