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Allarme grandi predatori in montagna. Non solo orsi, anche sciacalli dorati e linci. Allevatori e operatori turistici all’attacco

di Nicoletta Canazza. È allarme grandi predatori. A partire dall’Altopiano di Asiago dove un orso ha ucciso diverse manze, disperso mandrie e continua ad attaccare. I pastori abbandonano il territorio montano mentre gli allevatori dell’area pedemontana hanno deciso di tutelarsi tenendo i capi in stalla. «Ci troviamo ad affrontare una situazione che è fuori controllo», denuncia Giuseppe Rigon, gestore di malga Galmarara. E cresce la polemica.

Orsi e lupi, al centro di progetti di reintroduzione in zone montane da dove erano scomparsi, stanno preoccupando chi svolge agricoltura, allevamento e alpeggio, ma anche gli operatori turistici in previsione dell’apertura di stagione quando i boschi si popoleranno di famiglie, escursionisti e fungaioli.

Proteste roventi in Trentino. «Gli orsi introdotti col progetto europeo Life Ursus si sono moltiplicati – spiega Franca Penasa, componente del Team Autonomie – e il controllo inizialmente attuato a mezzo radiocollare non basta più. La Provincia deve rivedere il protocollo di gestione con il ministero dell’Ambiente». In Lessinia, invece, il problema sono i lupi: quattro quelli censiti contro i quali si sono raccolte circa 300 firme per «far escludere il Parco della Lessinia dal progetto Life WolfAlps». Se avvistamenti e contatti restano rari, si moltiplicano gli attacchi ad animali o arnie e gli allevatori sono sul piede di guerra. Ma quanti sono i grandi predatori nel Nordest? Partiamo dagli orsi. Dal 1999 si stima che la popolazione sia salita a una cinquantina di esemplari; di questi, la gran parte ha “preso casa” sui pendii a destra dell’Adige mentre in Veneto le presenze accertate sono tre: una sul Monte Baldo, una nel bellunese e una, appunto, sull’Altopiano di Asiago. Un quarto esemplare ha “sconfinato” a inizio giugno dalla provincia di Udine.

«È arrivato fin nella zona di Montebelluna – racconta Daniele Zovi, Comandate regionale del Corpo Forestale dello Stato per il Veneto e Friuli-Venezia Giulia – ma è poi rientrato nella sua area passando da Alpago e Cansiglio». Il Corpo forestale, che segue il progetto di reinserimento degli orsi, monitora costantemente gli spostamenti dei plantigradi. Lo stesso per i lupi introdotti dal progetto Life Wolf Alps. «Si sono creati due branchi – continua Zovi – che hanno “preso casa” in Lessinia e in Val Tramontina (Pordenone): entrambi formati da una femmina di lupo italiano e da un maschio proveniente in un caso, dal Piemonte e, nell’altro, dalla Slovenia. Il lupo è molto schivo riguardo all’uomo e gli unici casi di attacco hanno riguardato capi semibradi al pascolo in Lessinia». Gli allevatori vorrebbero i predatori fuori dalle loro zone, ma la gestione è di competenza regionale e i trasferimenti di fauna selvatica, motivati solo per casi di grave criticità e pericolosità accertata, vanno pianificati secondo rigidi protocolli. «La Regione – spiega Daniele Stival, assessore regionale alla Caccia – ha stanziato fondi per ristorare i danni provocati dai grandi carnivori, ma serve un impegno comune per la gestione di queste specie, che danno comunque valore all’ecosistema». I predatori, infatti, aiuterebbero a riequilibrare la popolazione dei grandi erbivori – dai cervi, camosci, mufloni e simili, ai cinghiali – quelli sì esplosi in numero negli ultimi 10-20 anni, al punto da minacciare seriamente le coltivazioni. Lupi e orsi, poi, non sono soli: sono tornate anche le linci (3-4 esemplari in Friuli, uno in Veneto, uno in Trentino) e gli sciacalli dorati (segnalati in Friuli).

Il Gazzettino – 30 giugno 2014

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