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Influenza H1N1. Morta una donna a Feltre: era ricoverata in Rianimazione. E il personale sanitario chiede di fare il test

Muore per colpa dell’influenza suina: il terzo decesso per H1N1 in Veneto è avvenuto all’ospedale di Feltre. Dopo un caso a Padova e uno a Conegliano (Treviso), è toccato alla città di Alboino registrare la morte di una paziente.  La vittima è una signora che presentava patologie mediche precedenti. Proprio l’aggravarsi dei vecchi problemi di salute è risultata fatale per la donna, indebolita dalla forte forma influenzale.

La paziente lottava da alcuni giorni in Rianimazione, dove era stata ricoverata e tenuta sotto stretta osservazione come da protocollo. Purtroppo, l’attacco del virus H1N1 ha causato una serie di complicazioni che hanno contribuito a peggiorare il quadro clinico fino al decesso. Ora, al «Santa Maria del Prato», rimangono ricoverati cinque pazienti, di cui tre in Rianimazione, uno in Geriatria e uno in Pneumologia. Sui pazienti ricoverati sono attuate tutte le misure previste dai protocolli clinici per la prevenzione della diffusione dei contagi.

 La direzione dell’ospedale sta monitorando costantemente l’andamento dei ricoveri, che in questo periodo dell’anno sono più numerosi a causa delle patologie stagionali anche non influenzali. Ieri, comunque, al Pronto soccorso non si sono presentati più pazienti del normale. L’influenza, quindi, non ha registrato grossi picchi negli ultimi giorni. Il problema è che, complice la diffusione di alcuni vaccini difettosi negli scorsi mesi (tutti rientrati alla base), la campagna influenzale si è interrotta proprio mentre era nel vivo. Così, rispetto agli ultimi anni, il numero di vaccinati è sensibilmente più basso. Se si considera che le fiale di quest’anno contengono anche lo «scudo» contro l’influenza suina, ci si spiega in parte l’insorgere dei casi di H1N1, oltre all’aumento considerevole di ammalati di semplice influenza. Così è stata potenziata anche la collaborazione col Distretto sanitario per le dimissioni protette con valutazione quotidiana dei casi di influenza, così da favorire la massima integrazione tra spedale, strutture territoriali e assistenza domiciliare e assicurare ai pazienti la continuità delle cure.

La direzione dell’Ospedale, inoltre, è in costante contatto con il Dipartimento di Prevenzione per gli aspetti di sanità pubblica al fine di assicurare la massima sicurezza sanitaria e limitare per quanto possibile i casi di contagio. Nel frattempo, all’ospedale di Belluno, ogni giorno arrivano decine di persone. Addirittura, stanno iniziando a scarseggiare i letti in astanteria per i pazienti che rimangono 24 ore in osservazione. Pure qualche operatore si è ammalato, e così la coperta si è inevitabilmente accorciata anche sotto il punto di vista del personale.

Al «San Martino», i pazienti ricoverati con l’influenza suina sono due, un uomo e una donna. Entrambi hanno problemi di tipo respiratorio. Preoccupano soprattutto le condizioni della donna, che è ricoverato in Rianimazione. Nel frattempo, un po’ dappertutto, i medici di base sono oberati di lavoro: l’influenza di quest’anno è piuttosto virulenta, e molta gente si sta ammalando. Le persone più deboli di salute e in generale gli anziani, poi, sono più inclini a sviluppare complicazioni come bronchiti e polmoniti. Per questo, in un Veneto in cui 43mila persone sono finite a letto con l’influenza, la Regione ha invitato la popolazione, e in particolare i soggetti a rischio, a vaccinarsi per evitare di essere contagiati.  (Andrea Zucco – Corriere del Veneto)

Il personale sanitario chiede di fare il test. C’’è preoccupazione tra gli operatori ospedalieri a contatto per lavoro tutti i giorni con i pazienti

La direzione medica di ospedale di Feltre è in costante contatto con il dipartimento di prevenzione per gli aspetti di sanità pubblica al fine di assicurare la massima sicurezza sanitaria. Questo si dice dall’Usl. Ma il personale sanitario a stretto contatto con i malati di H1N1 non nasconde i propri timori. È vero che, come già ha fatto presente il direttore medico Tognon, gli operatori sono e tenuti a proteggersi con i dispositivi di sicurezza individuale previsti per i casi come questi o altri ancora, si pensi solo ai sospetti Tbc che non mancano mai e che transitano per il Santa Maria del Prato prima del trasferimento a ospedali provinciali o regionali con sezioni isolamento. Ma la diffusività e l’elevata contagiosità del virus H1N1 può essere più veloce di un sospetto diagnostico. E normalmente non si accolgono pazienti con lo “scafandro” addosso. Così, proprio ai fini di poter escludere un’incubazione o togliersi il dubbio su una virosi contratta in ambiente infetto (com’è sempre quello ospedaliere) che può dare adito al legittimo sospetto, dagli operatori sanitari sarebbe venuta la richiesta di potersi sottoporre al test del caso. D’altra parte in Veneto c’è anche una operatrice sanitaria tra i pazienti in serie condizioni a causa dell’influenza. Sta infatti lottando contro un virus influenzale particolarmente aggressivo anche un’infermiera poco più che trentenne, che da qualche giorno è ricoverata nel reparto di Rianimazione dell’Azienda ospedaliera di Padova. La donna è sotto stretta osservazione da parte del personale sanitario ed è sottoposta a ventilazione artificiale. I pazienti attualmente ricoverati al Santa Maria del Prato sono persone relativamente giovani che nei giorni scorsi, in pieno picco influenzale, si sono presentate in ospedale o vi sono stati inviati su indicazione del medico curante, presentando un quadro clínico (dispnea, cioè dif ficoltà respiratoria, tosse e febbre) sovrapponibile all’epidemia di influenza H1N1, che ha interessato qualche anno fa anche l’ospedale di Feltre, dove però non si era verificato alcun decesso. Nel 2011, quando si è ripresentata l’epidemia H1N1, dopo oltre trent’anni dall’ultima di questo stesso ceppo era deceduto un feltrino di 47 anni all’ospedale San Bortolo diVicenza dove eraincuraperuniinfoma. (Il Corriere delle Alpi)

16 gennaio 2015 

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