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Allarme sui gruppi venetisti: «Volevano rapire il governatore Zaia»

Dopo il ferimento del direttore di banca a Campodarsego, nuovi inquitanti segnali. Palmerini (Autogoverno del popolo veneto) accusa i trevigiani Quaglia e Bortotto di aver pianificato un sequestro

«Questi individui programmavano il sequestro di Luca Zaia». Loris Palmerini, l’avvocato padovano a capo dell’Autogoverno del Popolo Veneto, accusa i trevigiani Daniele Quaglia e Sergio Bortotto, il primo a capo di un altro dei movimenti venetisti, il secondo leader del Movimento di Liberazione del Popolo veneto, di aver progettato un sequestro di persona nei confronti del presidente della giunta regionale. «Un delirio:questo è fuori del tutto» risponde Sergio Bortotto, l’ex poliziotto capo della sicurezza di un noto parco commerciale nel Trevigiano, che accusa Palmerini di essere «un personaggio ambiguo, acuto, furbo ma molto, molto pericoloso, legato ai servizi. Se lui pensa qualcosa del genere si rivolga alla magistratura e dica quel che sa». Ma alla domanda se, nel frattempo, non pensi anch’egli a una denuncia per calunnia, risponde: «Non riconosco la magistratura italiana, sarebbe in contraddizione con il nostro agire».

Insomma, il giardino dei personaggi è di questo tenore. Persino Loris Palmerini, che lancia questa accusa dalle colonne del mattino di Padova, il giorno dopo cerca di ridimensionare l’accusa, del resto non nuova (nel 2009 ai venetisti fu attribuito il progetto di un «atto dimostrativo» nei confronti di Zaia): «Ho riferito semplicemente quel che è stato scritto, all’epoca dell’inchiesta sulla Polisia veneta. Ma Bortotto, Zanatta, Franceschi li abbiamo buttati fuori proprio perché promuovevano l’uso di un armamento, scelta che l’assemblea dell’Autogoverno del popolo veneto, nel 2009, respinse. Bortotto fu il primo sostenitore della svolta militaresca». Dal canto suo, l’ex poliziotto Bortotto risponde: «Ma se è stato Palmerini a chiedermi di predisporre un regolamento per la polizia veneta».

Nel fiume carsico dei movimenti venetisti, insomma, regna la più grande confusione. La sparatoria di Campodarsego, nella quale il venetista Luciano Franceschi ha ferito gravemente il direttore della banca di credito cooperativo, è semplicemente la plastica conferma che si tratta di persone da prendere con le molle. «In questo humus qualche matto salta sempre fuori» ragiona un investigatore che si è sempre occupato di questi ambienti. La possibilità che alcuni movimenti venetisti progettassero un sequestro di persona ai danni del governatore Luca Zaia appare del tutto nuova.

Certamente, in questi ambienti, l’approvvigionamento di armi e munizioni è servito a costruire un quadro indiziario nei confronti di alcuni di essi. All’indagine della Procura di Treviso, che prima nel 2009 e poi nel 2012 ha aperto due diverse inchiesta per costituzione di associazione paramilitare, si affianca ora quella della Procura padovana che indaga sul tentato omicidio di Campodarsego. Nell’auto, il venetista portava la divisa da patriota e poche ore prima di irrompere armato in banca il commerciante Luciano Franceschi aveva postato su facebook un commento molto sibillino che non escludeva la rivolta armata.

Il governatore Luca Zaia, da tempo, è nel mirino di questi movimenti per un atteggiamento considerato «troppo morbido» nei confronti del tema dell’indipendenza del Veneto. «Zaia? È semplicemente un politico italiano» commenta Sergio Bortotto, presidente del Movimento di liberazione del popolo veneto, che tuttavia esclude l’uso delle armi: «Il nostro percorso è puramente giuridico e pacifista. Noi vogliamo arrivare a scardinare l’unità attraverso il riconoscimento internazionale della nazione veneta. Tutto il resto non ci interessa». Da tempo, il governatore è sotto protezione da parte dei carabinieri. Ai tempi in cui era ministro, Zaia aveva ricevuto minacce di morte dagli ambienti legati al mondo dell’ippica. Da quando si trova alla guida della Regione, ha chiesto ripetutamente che gli sia tolta la scorta. Ma il ministero, sentito il parere degli organi dipolizia, ha sempre respinto la chiesta confermando la misura di protezione.

Il Mattino di Padova – 16 febbraio 2013

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