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Alleanza anti Pfas in Regione. Proposta trasversale per un intervento economico di oltre due milioni di euro contro l’inquinamento. E intanto polemica a distanza

Luca Fiorin. Emergenza Pfas: un’inedita alleanza trasversale che va dalla maggioranza leghista alle forze di opposizione di area Pd e Fare! ha predisposto un’articolata proposta di legge che prevede, solo per quanto riguarda il 2016 e con previsione di reperire risorse anche negli anni successivi, un intervento economico di due milioni e 600 mila euro. Ad annunciare l’iniziativa è stata ieri, a margine di una conferenza stampa svoltasi in Acque Veronesi, la consigliera regionale tosiana Giovanna Negro.

LA PROPOSTA. «Abbiamo elaborato un testo che sarà depositato la prossima settimana e che mi auguro venga portato al più presto in discussione», spiega Negro, «visto che consentirà di dare risposta ad una serie di situazioni decisamente rilevanti». Un testo che, a scorrere i nomi di coloro che lo sottoscrivono, in rappresentanza di alcuni dei gruppi più importanti presenti in Consiglio regionale non dovrebbe avere problemi a riscuotere un ampio voto di maggioranza. Partendo dal presupposto che, sulla base dei dati attualmente certificati, la contaminazione da sostanze perfluoro-alchiliche delle acque di falda e superficiali «è un fenomeno che merita un intervento legislativo ad hoc», la legge prevede quattro iniziative specifiche.

La facoltà per la Giunta di sostenenere, anche finanziariamente, azioni legali volte a ottenere il risarcimento di danni dovuti all’inquinamento, prevedendo per questo una spesa di 300mila euro. La possibilità di erogare contributi per la realizzazione di analisi dei pozzi ad uso privato, operazione dell’esborso stimato in un milione di euro. La realizzazione di iniziative di controllo della salute più ampie di quelle a cui stanno lavorando gli uffici regionali, anche in questo caso la Regione dovrebbe mettere in gioco un milione di euro. L’adozione di un piano straordinario volto a garantire l’approvvigionamento da fonti non inquinate degli acquedotti. Azione il cui costo è già stato quantificato in una cifra compresa fra 100 e 140 milioni di euro.

ILCASO ARCOLE Dellaproposta di legge, come si diceva, si è parlato dopo che il presindente di Acque Veronesi Niko Cordioli e il consigliere di amministrazione Paola Briani, assieme al direttore Francesco Berton e al sindaco di Arcole Alessandro Ceretta, hanno presentato i dati relativi alle acque presenti nel Comune dell’Est veronese. «La cosa che è importante sottolineare», ha affermato Cordioli, «è che da quando sono stati posizionati i filtri a carboni attivi nella centrale di approvvigionamento che Acque Veronesi ha ad Almisano, nel Basso vicentino, nel 2014, non sono stati superati i limiti di performance stabiliti dall’Istituto superiore di sanità».

«Nel frattempo», hanno aggiunto il sindaco Ceretta ed il consigliere Briani, «sono stati messi sotto controllo 38 pozzi privati presenti su tutto il territorio comunale di Arcole. In 27 sono risultate presenze di Pfas irrilevanti e in 11 inesistenti». Gli amministratori, che non hanno comunque riferito qual è il numero complessivo dei pozzi presenti sul territorio comunale, ritengono il problema-Pfas di fatto inesistente nel Comune che è famoso, oltre che per la battaglia napoleonica, anche per gli asparagi e il vino. Un problema di cui però, hanno sottolineato, «ancora non si conoscono gli effetti proprio sugli alimenti».

LA POLEMICA. Alla domanda sul perché Acque Veronesi abbia deciso di convocare una conferenza stampa sui Pfas dedicata esclusivamente ad Arcole, che è solo uno dei 14 Comuni del Veronese a cui l’azienda fornisce l’acqua che pesca, e tratta, dalla falda contaminata da Pfas di Almisano, sia Cordioli che Ceretta e Negro hanno risposto affermando che qui «da tempo è in atto una campagna allarmistica sull’acqua che si è svolta anche nel corso delle ultime elezioni amministrative». «Abbiamo chiesto di illustrare i dati alla stampa perché proprio ad Arcole, dove le analisi mostrano che non ci sono problemi, domenica si svolge una manifestazione nella quale una bara scenderà lungo il fiume», spiega Negro. Quella performance artistica alla quale gli amministratori comunali non hanno voluto dare il patrocinio e a cui hanno già detto che non parteciperanno. ·

L’Arena – 16 luglio 2016 

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