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Allergeni, da 13 dicembre anche ristoranti devono informare i clienti. E’ rivolta: «Il governo ci consenta la forma verbale»

reazione-allergica-gamberi-Dal prossimo 13 dicembre anche  la ristorazione italiana dovrà informare la propria clientela sugli allergeni alimentari (uova, pesce, frumento, crostacei, molluschi…) eventualmente presenti nei piatti serviti. Lo impone il regolamento CEE 1169/2011 per fornire una più completa tutela ai tanti cittadini, in Italia sono ben otto milioni, che soffrono di allergie o intolleranze alimentari. Il Regolamento, pubblicato nell’ottobre 2011, prescrive che per i prodotti somministrati o venduti sfusi il livello minimo di informazione sia la indicazione  degli allergeni  utilizzati nella preparazione, lasciando agli Stati membri la facoltà sia di richiedere ulteriori indicazioni che di scegliere la forma con la quale queste debbano essere rese disponibili ai consumatori.  La legge non riguarderà solo la filiera produttiva ma anche ristoranti, pizzerie, agriturismo, pasticcerie, che ieri in Veneto hanno alzato le barricate contro il governo.

Sì, perché in questi mesi Gran Bretagna, Danimarca, Olanda, Belgio, Germania, Francia, Austria, Slovenia, Croazia e Grecia hanno dato la possibilità di un’informativa verbale. L’Italia no, solo scritta. «Sollecitiamo la presidenza del Consiglio e i ministeri dello Sviluppo Economico e della Salute a predisporre urgentemente un decreto, che introduca l’alternativa dell’informazione verbale, comunicandola alla Commissione Europea — dice il presidente di Confcommercio Veneto, Massimo Zanon —. Si potrebbero mettere cartelli in due lingue nei ristoranti per informare i clienti. La protesta parte dal Veneto ma sarà un problema di tutti».

Confcommercio ha chiesto appoggio per la sua battaglia anche al presidente Luca Zaia in vista dell’Expo. «L’esempio più comune riguarda gli ingredienti dei panini, non si usano sempre gli stessi fornitori — spiega Edi Sommariva, consigliere delegato di Confcommercio — dovremmo cambiare menù ad ogni cambio di fornitore?». In un test fatto su un centinaio di operatori del settore che hanno provato ad applicare la normativa i risultati sono stati pessimi. Qualcuno, vista la complessità ha perfino pensato di sostituire progressivamente i prodotti del territorio con altri dell’industria alimentare (già etichettati). Ma anche se «passasse» l’avviso verbale, tutti i ristoranti dovranno predisporre un’agenda degli allergeni ed essere in grado di identificare i prodotti. Per poter dare risposte coerenti a chi chiederà informazioni.

Zaia, “Sto con gli operatori. Follia da burosauri. Governo distratto si dia una mossa”

Purtroppo l’Unione Europea e il Governo Italiano hanno i due uffici complicazione cose semplici più grandi ed efficienti del mondo e noi, i nostri operatori economici, i nostri agricoltori, persino i cacciatori, dobbiamo averci a che fare ogni giorno. Sto con gli operatori: il Governo italiano, anche in questo caso distratto oltre il limite del lecito, deve muoversi subito”.

Con queste parole il Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia si schiera con ristoratori, Confcommercio e Confesercenti contro la norma europea che, dal 13 dicembre, imporrebbe ai somministratori di cibi e bevande di specificare la presenza di allergeni nei loro alimenti, con aumenti di costi notevoli e difficoltà logistiche pressoché insuperabili nella compilazione dei menù.

“Una follia da burosauri che coinvolgerà tutta la filiera di produzione, imballo, cucina e somministrazione di alimenti e bevande, arrivando persino agli ospedali – incalza Zaia – con costi per gli esercenti non inferiori a 50 milioni di euro e con dei menù molto più simili alla Treccani. Il Governo, dopo aver dormito dal 2011 – aggiunge Zaia – deve muoversi immediatamente e varare un facile decreto che, come consentito anche dalla norma europea, autorizzi almeno la semplice comunicazione orale a richiesta. Anche troppo, ma comunque più accettabile”.

 “E’ comunque una vergogna – conclude Zaia – perché già sette Nazioni europee hanno fatto questo passo, mentre Roma dorme, e mentre si porta un nuovo attacco alle nostre tradizioni alimentari ed enogastronomiche di qualità, che difenderemo sempre, ovunque e con ogni mezzo dall’appiattimento normativo imposto da Paesi dove un Prosecco doc e un tappo corona vengono considerati la stessa cosa”.

ALLERGENI, COSA PREVEDE IL REGOLAMENTO EUROPEO

Il prossimo 13 dicembre diventerà operativo il regolamento dell’Unione europea (1169/2011) sulle informazioni riguardanti quattordici sostanze che provocano allergie o intolleranze: glutine, crostacei, uova, pesce, arachidi, soia, latte, frutta a guscio, sedano, senape, semi di sesamo, anidride solforosa, lupini, molluschi. In base alle nuove norme la presenza di queste sostanze deve comparire sulle confezioni o su un’etichetta dei cibi preimballati. Quando invece si tratta di prodotti “sfusi”, le informazioni devono essere trasmesse all’operatore che a sua volta deve informare il consumatore finale.

Questo aspetto presenta alcune criticità sulle modalità di trasferimento delle informazioni in situazioni come quelle di: ospedali, mense, bar e ristoranti. Sinora, quest’obbligo non esisteva.

Il Regolamento Ue afferma che “la maggior parte dei problemi derivanti da allergie alimentari ha origine negli alimenti non preimballati” e, “di conseguenza, le informazioni sui potenziali allergeni dovrebbero sempre essere fornite al consumatore”. Come ciò debba avvenire, però, la normativa non lo dice, perché si è ritenuto “opportuno che gli Stati membri mantengano il diritto di stabilire norme che disciplinano le informazioni sugli alimenti non preimballati, in funzione delle condizioni pratiche e della situazione sul loro territorio. Anche se in tal caso i consumatori chiedono poche informazioni supplementari, l’indicazione dei potenziali allergeni è ritenuta estremamente importante”.

In un documento “Domande e risposte” la Commissione europea ha affrontato il problema, sostenendo che le informazioni devono essere disponibili, facilmente accessibili e non possono essere fornite solo e semplicemente su richiesta del consumatore. Quindi, le informazioni devono essere fornite in forma scritta, “a meno che gli Stati membri abbiano adottato specifiche misure nazionali”.

Corriere del Veneto e il Fatto alimentare – 25 novembre 2014 

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