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Allergico, muore per un tortellino. «Non si è accorto dei gamberetti». Lorenzo Maio stroncato a 19 anni

Ha assaggiato un tortellino ai gamberetti per sbaglio. Una fatalità che è costata la vita a Lorenzo Maio, 19enne di Cuorgnè, nelle valli canavesane in provincia di Torino. Il giovane, cameriere di sala, sempre attento e preciso, è stato vittima di una casualità che non gli ha lasciato scampo. Per dodici giorni la sua vita è rimasta appesa ad un filo all’ospedale «San Giovanni Bosco» di Torino.

Ci era arrivato in condizioni disperate la notte del 31 luglio dopo aver subìto un arresto cardiaco provocato da uno shock anafilattico.

Allergico ai crostacei, stava lavorando ad uno dei servizi di catering che il suo ristorante svolgeva a Rivara, nel Torinese.

Un impiego che il giovane, appassionato di musica e cresciuto nel bar che il padre Salvatore e la mamma Monica gestiscono in centro a Cuorgnè, aveva iniziato da poco.

In un momento di pausa, affamato, aveva deciso di assaggiare i tortellini che aveva appena finito di servire ai commensali. Ma addentandone uno si era subito accorto della presenza dei gamberetti.

Il medico

«Sarebbe riuscito a salvarsi se avesse avuto con sé una siringa di adrenalina»

«Non sapeva che all’interno ci fossero dei crostacei — racconta il padre, Salvatore Maio —. Lorenzo sapeva di essere allergico. La sua morte è stata una disgrazia. Quando si è fatto accompagnare in ospedale stava bene. Ai colleghi ha anche detto: “Ci vediamo dopo”. Ma nemmeno noi siamo più riusciti a vederlo in vita». Con l’allergia Lorenzo conviveva da sempre. Fin da bambino, quando andava al ristorante con i genitori. Quindi aveva imparato a stare sempre attento a non ordinare nulla di pericoloso. «Era anche capitato che solo l’odore gli facesse gonfiare occhi e bocca — continua il padre —. Aveva sempre con sé un medicinale per l’asma. Ma non è servito…».

Lorenzo appena messo in bocca il tortellino ha subito sentito una stretta alla gola, nonostante non l’avesse nemmeno ingoiato. «Un collega si è offerto di accompagnarlo al Pronto soccorso — racconta ancora Salvatore —. Dalla macchina ci ha chiamati per tranquillizzarci. Poi improvvisamente ha perso i sensi e ha avuto un arresto cardiaco. Sotto gli occhi dell’amico che è andato nel panico. Sono giorni che mi chiedo come abbia fatto a commettere una leggerezza simile».

Quella dei due giovani in auto è una corsa disperata. Per venticinque chilometri il collega spinge sull’acceleratore mentre il cuore di Lorenzo è fermo. «Doveva arrivare a Ciriè, dove c’è il Pronto soccorso, vista la chiusura di quello del paese che avrebbe consentito a Lorenzo di essere ancora tra noi» aggiunge il padre.

«Quando si hanno reazioni allergiche le dosi di cibo ingerito non sono importanti, basta una minima quantità — spiega il professor Gianni Cadario, direttore del centro di Allergologia delle Molinette di Torino —. Con ogni probabilità sarebbe riuscito a salvarsi se avesse avuto una siringa di adrenalina». Lorenzo però non aveva con sé quella siringa. E, una volta arrivato al polo sanitario, le sue condizioni erano ormai disperate. Il suo cuore era già fermo da una decina di minuti. I medici e gli infermieri sono riusciti a farlo ripartire, ma i danni ormai erano irreparabili. Da quel momento non ha più ripreso più conoscenza.

Trasferito al San Giovanni Bosco in coma, le sue condizioni sono peggiorate giorno dopo giorno. Fino a quando, l’altra notte, il suo corpo ha smesso di lottare.

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