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All’Usl 16 arriva il dirigente anti-corruzione. È l’unica in Veneto ad aver creato una struttura con l’obiettivo di prevenire il malaffare e di favorire la buona gestione

Un “reparto” dedicato all’Anticorruzione e alla Trasparenza. Lo ha istituito l’Usl 16, unica azienda sanitaria in Veneto ad aver creato un’ “unità operativa semplice” con un dirigente impegnato esclusivamente a promuovere le buone pratiche amministrative per prevenire e contrastare il malaffare in corsia.

Una scelta, quella dell’Usl, che assume rilevanza dopo la denuncia-choc del presidente dell’Autorità nazionale Anticorruzione. Lo scorso 6 aprile Raffaele Cantone, in occasione della presentazione dello studio “Curiamo la corruzione”, ha definito la sanità «terreno di scorribanda di delinquenti» in considerazione dell’enorme giro d’affari che essa muove. E anche se il dossier firmato da Transparency, Ispe e Risse non rileva gravi criticità per il Veneto, una certa preoccupazione esiste. Anche perché la partita è grossa: 8,5 milioni di euro la somma messa a bilancio per il settore da Palazzo Balbi, senza contare il volume del privato; e Padova, seppur incalzata da Verona, resta il capoluogo della sanità regionale. « A questa esigenza di “pulizia”, dunque, l’Usl 16 (quasi 500 mila persone assistite, poco meno di 20 mila posti letto ripartiti tra due ospedali e 3 mila dipendenti), ha risposto creando un ufficio ad hoc guidato da un dirigente laureato in Giurisprudenza interamente dedicato all’Anticorruzione. E per dimostrare quanto tale struttura sia considerata importante, la scorsa settimana il direttore amministrativo Daniela Carraro ha riunito una cinquantina di dirigenti dell’azienda spiegando l’impegno sul fronte anticorruzione e l’intenzione di tenere incontri periodici di monitoraggio. Ma qual è l’attività che caratterizzerà l’ufficio? «All’Usl 16 l’Anticorruzione significherà soprattutto puntare sulla qualità dell’amministrazione, sulla correttezza dei comportamenti, e anche sulla chiarezza dell’uso dell’italiano nei documenti», spiega Carraro, «Non si tratterà di un ‘attivitàche punta a riconoscere atti delinquenziali, per questo ci sono gli investigatori, ma soprattutto a evitarli, a togliere ai comportamenti scorretti qualsiasi tipo di terreno fertile sottostante». In sostanza, sottolinea il direttore di via degli Scrovegni, «abbiamo l’obiettivo di esprimere una cultura dell’amministrazione e dell’organizzazione che mostri concretamente, con i gesti quotidiani, il significato di queste tematiche. La struttura anticorruzione viene pensata e attuata come uno strumento, un “attivatore” di buone prassi, di correttezza e di trasparenza». Buone prassi amministrative dunque, tenendo conto dei “rischi” che arrivano dal territorio. In un paragrafo del Piano di prevenzione della corruzione 2016 che l’Usi ha appena aggiornato, c’è infatti un paragrafo dedicato al “contesto estemo” in cui si richiama la relazione sull’attività delle forze di polizia 2013. Nel rapporto si fa riferimento a come la provincia padovana sia «interessata dalla presenza si elementi riconducibili alle organizzazioni criminali di tipo mafioso» che fanno attività illecita attraverso società operanti nel settore edile.

Il Mattino di Padova – 21 aprile 2016 

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