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Altri cinghiali morti di peste suina. Cresce l’allarme. Tre casi a Voltaggio al confine con la Liguria. Si è in attesa degli esiti dei campioni prelevati dai veterinari Asl

La Stampa. Sono saliti a sei i cinghiali morti (cinque nell’Alessandrino e uno in provincia di Genova) infettati dalla peste suina africana. Gli ultimi due ritrovamenti sono avvenuti ieri mattina a Voltaggio, in val Lemme, al confine con la provincia di Genova: in totale tre gli ungulati le cui morti appaiono sospette. Per uno solo, il primo rinvenuto a Ovada, c’è la conferma che si tratti di morte per Psa in base ai risultati delle analisi condotte dal Cerep, il Centro nazionale di referenza per lo studio delle malattie da pestivirus e asfivirus. All’inizio di questa settimana sono attesi quelli sui campioni prelevati dalle carcasse dei rinvenimenti a Fraconalto (sempre provincia di Alessandria) ed Isola del Cantone, comunque distante solo una quarantina di km da Ovada.
Ci vorranno più giorni per gli esiti dei campioni prelevati dagli animali trovati morti a Voltaggio ieri mattina. Qui sono intervenuti i veterinari dell’Asl, l’operaio del comune e il vice sindaco, Maurizio Bisio. Due esemplari adulti sono stati rinvenuti lungo la strada della Bocchetta fra il ponte San Giorgio e cascina Carossina, il terzo cinghiale morto, il più grosso, in val Morsone, vicino alla provinciale, in località Fontana. «Sdraiati, non avevano ferite, invece presentavano i segni di emorragie dalla bocca e dal posteriore», dice il vice sindaco di Voltaggio, Maurizio Bisio, secondo il quale, anche a detta del veterinario che era con loro, sarebbero elementi inequivocabili dell’infezione da peste suina africana.
A tutte e tre le carcasse è stato prelevato uno zampino che verrà analizzato e poi, secondo le disposizioni attuali, come conferma il sindaco di Voltaggio, Giuseppe Benasso, sono state interrate con l’uso di calce. «Si sta valutando da parte della Provincia di Alessandria – dicono i due amministratori comunali – la possibilità di concentrare gli animali e trasferirli in un impianto di incenerimento». Infine si ripete, come un mantra, che non c’è pericolo di contagio per l’uomo e neppure per gli animali domestici. —

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