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Veneto. Ambulatori h24, delibera dal giudice. I medici di base: «È un atto falso ci cita ma non l’abbiamo approvato»

Finisce in tribunale il progetto degli ambulatori aperti 24 ore su 24, perno della riforma dell’assistenza territoriale tracciata dal nuovo Piano sociosanitario.

La Fimmg Veneto, il sindacato dei medici di famiglia, ha dato mandato ai propri avvocati di presentare denuncia al giudice del lavoro per attività antisindacale e abuso di potere da parte della Regione e di depositare in Procura a Venezia (e mandare per conoscenza ai sette prefetti veneti) una denuncia contro il governatore Luca Zaia e il segretario di giunta Mario Caramel per falso in atto pubblico. Il motivo è unico: l’approvazione a Palazzo Balbi, lo scorso 3 ottobre, della delibera sul contratto di esercizio per le «Medicine integrate di gruppo». Ovvero le aggregazioni tra dottori di base allargate a specialisti, infermieri e amministrativi, figure destinate a ricevere i pazienti dalle 8 alle 20, per poi cedere il passo nelle successive dodici ore alle 700 Guardie mediche venete. Il contratto riguarda i servizi da erogare, l’organizzazione del lavoro e i tempi ma, ecco il punto contestato, non è stato concordato con i diretti interessati. Nonostante la delibera reciti: «Sentite le organizzazioni sindacali per la medicina generale, cioè Fimmg, Snami, Smi e Intesa sindacale», la sigla di categoria smentisce. «Dopo l’accordo da noi sottoscritto con la Regione lo scorso primo luglio e al quale sarebbe dovuto seguire un gruppo di lavoro condiviso per l’elaborazione del contratto di esercizio, non siamo più stati interpellati — recita Silvio Regis, segretario della Fimmg, che rappresenta l’80% dei dottori di base —. Eppure il provvedimento varato dalla giunta Zaia dice l’esatto contrario, affermando dunque il falso. Una situazione che non possiamo tollerare, anche perchè avvia una programmazione vuota di contenuti. Che senso ha attivare 164 ambulatori h24 se non c’è un finanziamento dedicato all’assunzione di infermieri, amministrativi, specialisti e all’acquisto di attrezzature? Come facciamo a dare corpo alla riforma se non ci danno gli strumenti adeguati? Non vogliamo essere complici di questa truffa ai malati, che con noi hanno un rapporto fiduciario».

Il sindacato ha dichiarato lo stato di agitazione e compilato un calendario di proteste, che oltre alle denunce contempla: l’esposizione in tutti gli ambulatori di un avviso con le rivendicazioni citate; la sospensione della ricetta elettronica, che per la Regione significa rinunciare ai 280 milioni di «premio» già percepiti nel 2012 dal ministero dell’Economia; l’incontro con le associazioni dei pazienti per spiegare una contestazione che di fatto blocca la riforma. Per la quale una delibera regionale del 18 gennaio 2011 stanzia una spesa di 25 milioni dal 2012 al 2015 e un’altra approvata contestualmente a quella finita nel mirino della Fimmg assegna per l’informatizzazione del sistema 230 euro lordi al mese a ciascuno dei 3395 medici di famiglia e ai 400 pediatri di libera scelta e corrisponde loro altre risorse datate 2010 e dovute in rispetto all’accordo nazionale. Si tratta di 0,81 euro a paziente all’anno. Ma l’atto più eclatante è il rifuuto di continuare a occuparsi del 10% dei malati più gravi tra i 100 mila assistiti a domicilio, come i terminali. «Non abbiamo più la forza di tappare i buchi di un sistema che cola a picco — spiega Domenico Crisarà, vicepresidente della Fimmg —. Dimettono i pazienti dall’ospedale dicendo che a casa avranno tutti i giorni medico di base, specialista, fisioterapista e presidi necessari. In realtà lo specialista lo prenoti a febbraio per dicembre, c’è un fisioterapista ogni 100 mila utenti, gli infermieri non bastano e gli ausilii scarseggiano. Ci sono voluti due mesi per far avere una carrozzina ad un malato a cui sono state amputate le gambe, che comunque quando deve tornare in ospedale per la Tac deve pagarsi 60 euro a tratta di ambulanza o il taxi. Per di più ci è tornata sul groppone l’incombenza di trasformare in ricetta la prescrizione dello specialista: così il malato è costretto a una continua spola». «Non riprenderemo i contatti con la Regione finchè Zaia e Flavio Tosi, presidente della Lega che è espressione degli ultimi quattro assessori alla Sanità, non assumeranno provvedimenti», chiude il segretario organizzativo Stefano Rigo.

Corriere del Veneto – 16 ottobre 2013 

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