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Anabolizzanti nella carne: un nuovo metodo dell’Izs Piemonte sulle proteine del sangue smaschera gli allevatori troppo furbi

bovini mistiElena Bozzetta e Pier Luigi Acutis*. La presenza di residui chimici negli alimenti rappresenta un rischio per la salute: per questo l’Unione europea vieta a scopo precauzionale l’uso di sostanze ad azione anabolizzante negli  animali  destinati al consumo umano. Stiamo parlando di  corticosteroidi, ed in particolare il desametasone, utilizzati a scopo illecito per aumentare il peso delle carcasse e la qualità delle carni. La forte attività farmacologica dei corticosteroidi sintetici rappresenta un potenziale rischio per la salute umana (Sindrome di Cushing, particolare pericolosita’ per pazienti affetti da diabete di tipo I e potenziale teratogenicità), anche se va detto che è permesso un uso terapeutico del desametasone con  limiti residuali regolamenti dall’UE (CommissionRegulation No. 37/2010).

Il problema di queste sostanze – dal punto di vista dei controlli – è che la loro presenza nel sangue si riduce in tempi brevi e quindi sono difficili da individuare se non a pochi giorni dal trattamento.

Negli stati membri dell’UE i controlli ufficiali sono fatti mediante la ricerca di glucocorticoidi nelle urine degli animali. Dal 2008 in Italia viene portato avanti un piano di monitoraggio realizzato valutando attraverso l’analisi istologica dei tessuti  del timo  di animali macellati i cambiamenti indotti dalle sostanze utilizzate a scopo anabolizzante. Il test istologico non è tuttavia riconosciuto come metodo ufficiale. La legislazione europea prevede che i metodi debbano identificare la molecola e i  quantitativi, mentre il metodo istologico è un metodo qualitativo e permette di vedere le lesioni causate dal trattamento illegale realizzato con cortisonici, steroidi sessuali, tireostatici. Il vantaggio di questo sistema è che le lesioni nei tessuti vengono rilevate anche molto tempo dopo il trattamento fraudolento.

All’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle D’Aosta, nell’ambito di un progetto finanziato dal Ministero della salute, Il CIBA (Centro di Referenza Nazionale per le Indagini Biologiche sugli Anabolizzanti Animali) e il laboratorio di Genetica ed Immunobiochimica hanno realizzato uno studio sulle proteine presenti nel sangue in modo da identificare quelle presenti solo quando  i corticosteroidi siano usati come anabolizzanti. In questo modo basterebbero dei semplici prelievi per scoprire la pratica illecita. I ricercatori hanno analizzato 23 animali, 10 trattati sperimentalmente con desametasone a scopo anabolizzante, 10 trattati con lo stesso farmaco a scopo terapeutico e 3  non trattati. Sugli animali sono stati eseguiti diversi prelievi di sangue nel corso del trattamento. I campioni sono stati analizzati attraverso l’elettroforesi bidimensionale: un procedimento che permette di isolare e “vedere” le proteine presenti nel campione.

Questa analisi ha permesso di ottenere mappe proteiche il cui confronto ha evidenziato la scomparsa di una proteina al termine del trattamento anabolizzante, che invece continua ad esistere   negli animali trattati a scopo terapeutico e in quelli del gruppo di controllo. L’applicazione di questo esame molto rapido che permette di valutare la scomparsa della proteina e quindi il trattamento illecito – se convalidato – potrà essere utilizzato su un numero elevato di animali per individuare quelli che  hanno subito un trattamento prima dell’invio al  macello.

In realtà non si tratta di una novità assoluta, poiché metodi come questo sono già stati utilizzati. Tuttavia grazie al lavoro di più enti e gruppi di ricerca che collaborano tra di loro, vengono messi a punti strumenti di analisi alternativi nell’ottica di aumentare efficienza ed efficacia dei piani di controllo.

*Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte Liguria e Valle d’Aosta

Tratto da Il Fatto alimentare – 1 luglio 2014 

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