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Animali d’importazione. Il mercato è una giungla. In Italia vale 2 miliardi, dalle pelli esotiche per l’industria alle tartarughe

Flavia Amabile. Volete acquistare una tigre bianca? Una scimmia cappuccino dagli occhi dolci quanto quelli di un bambino? In questo campo qualsiasi vostro capriccio può essere soddisfatto, a patto di avere soldi e scegliere i canali giusti.

Le stime sul traffico di animali esotici e dei loro derivati, inclusi quelli rigorosamente protetti, indicano che in Italia il commercio raggiunge un giro d’affari di circa 2 miliardi di euro l’anno, su un totale nel mondo di 100 miliardi. L’Italia è il primo acquirente di pelli di rettile destinate a diventare borse di marca e ha il monopolio dell’importazione delle lane sudamericane, nei nostri scali arriva il 96% della produzione totale.

Gli stilisti italiani importano le quote loro concesse con certificati allegati a ogni pelle di serpente. Ma può capitare che le grandi aziende di conceria lavorino, senza saperlo, per conto dei grandi stilisti materiali importati illegalmente.

Può capitare, e non c’è da stupirsene, perché in questo mondo degli animali esotici e dei loro derivati accade di tutto, non c’è limite alla fantasia nel nascondere, occultare, truffare, e per ogni nuova forma di raggiro che viene scoperta si può essere certi che altre dieci sono già state messe in pratica.

Uno dei canali più semplici per procurarsi il proprio cuccioletto esotico finora è stato Internet. Sulla Rete in questi anni ha viaggiato – e viaggia – ogni genere di essere proibito. Solo un mese fa il Corpo Forestale dello Stato ha scoperto una decina di tartarughe protette tranquillamente in vendita su un sito senza i documenti necessari.

Ma in questo grande circo che è diventato il traffico di animali esotici bisogna stare bene attenti a chi truffa chi, perché non è detto che a voler imbrogliare non si finisca per essere imbrogliati.

Basta inserire la parola «compro» seguita dal tipo di animale che cercate su Google e troverete bellissime scimmie cappuccino, tartarughe nane, cardellini e persino tigri bianche a prezzi tutto sommato abbordabili, poche centinaia di euro. Ho provato ad acquistarle, mi hanno risposto inviandomi foto, prezzi, descrizioni entusiasmanti e assicurandomi massima serietà.

La trattativa è andata avanti alcuni giorni, i proprietari degli animali incalzavano, sostenendo di aver già inviato i cuccioli in aeroporto e – per pietà, per evitare torture ai poveri cuccioli – di fare in fretta. Erano pronti a essere spediti, si aspettava soltanto il mio pagamento. Ho risposto chiedendo di allegarmi una copia del Cites, il certificato obbligatorio che attesta l’origine degli animali e dei loro genitori e che autorizza alla vendita.

Qualcuno ha inventato una scusa, sostenendo di avere lo scanner rotto ma di essere persona al di sopra di ogni sospetto e – insomma – era ora di pagare per evitare che i cuccioli rimanessero a lungo in aeroporto! Qualcun altro mi ha mandato il certificato, aggiungendo che ora era il momento di pagare subito. Ho girato il documento alla Forestale, ovviamente si trattava di un falso clamoroso creato in due minuti con un programma grafico.

In quanti finiscono in una trappola simile? Nessuno è in grado di rispondere a questa domanda, ma il timore è che siano in tanti a fidarsi delle garanzie millantate e, dopo aver inviato i soldi pattuiti via Money Gram, a ricevere nulla.

Il Corpo Forestale dello Stato negli ultimi anni è intervenuto in modo deciso. «Abbiamo siglato un protocollo d’intesa con i siti di acquisti più importanti e frequentati della rete – spiega Ivan Severoni, sovrintendente capo, del servizio Cites -. Ed è stato creato un gruppo di lavoro presso il servizio Cites per monitorare il traffico illecito in Rete».

Questo ha eliminato una grande quantità di acquisti ma non tutti. Gli scambi illeciti proseguono su siti diversi, come testimonia il sequestro avvenuto a Bari un mese fa. Oppure, più semplicemente, i trafficanti hanno trovato canali diversi per continuare ad agire indisturbati. «Molte vendite – prosegue Severoni – avvengono sulla base del passaparola, al massimo di gruppi Facebook totalmente chiusi a chi non fa parte del gruppo di amici noti ai partecipanti. È così per i falchi o per gli altri rapaci. Oppure avvengono modificando le caratteristiche degli animali. I lupi americani vengono venduti in tutta tranquillità esportandoli come ibridi di husky, aggirando le restrizioni».

C’è chi va a farsi un giro in auto in Albania, Grecia, Croazia o in Nord Africa e torna con un carico ben nascosto tra i bagagli di specie protette prese in queste zone, dove ancora se ne trovano in quantità elevate. Gli ultimi due sequestri risalgono a pochi giorni fa ed erano di decine di tartarughe prelevate, in entrambi i casi, senza alcun permesso in Albania. E la battaglia continua.

La Stampa – 26 agosto 2014 

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