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Anteprima. Stabilità 2016. Le Regioni al Governo: «Non assorbibili ulteriori tagli senza una riduzione dei servizi». Ecco il documento in cinque punti all’esame dei presidenti

«Non sono assorbibili ulteriori tagli del comparto regionale senza una riduzione dei servizi (qualsiasi politica di revisione della spersa ha tempi tecnici di applicazione e di ritorni in termini di risparmio soprattutto perché le manovre di risanamento della finanza pubblica hanno già compresso la spesa primaria regionale del 55%)». Questo l’avvertimento lanciato dalle Regioni nel paper – messo a punto dalla commissione Affari finanziari e ora all’esame dei Presidenti – di “Valutazione dei rapporti in materia finanziaria con il Governo con particolare riferimento alla legge di Stabilità 2016”.

Il documento in 5 punti – che nella sua versione definitiva sarà portato al tavolo con il Governo fissato per martedì prossimo, in vista della presentazione della legge di Stabilità forse in Consiglio giovedì 15 ottobre – ricorda innanzitutto come i tagli per le Regioni a legislazione vigente nel 2016 siano pari a 4,2 miliardi, coperti per 2 miliardi dalla riduzione del Fondo sanitario nazionale (Intesa Stato-Regioni del 2 luglio, poi inserita nel Dl Enti locali entrato in vigore a metà agosto). Inoltre, gli assessori alle Finanze ricordano come le Regioni a partire dal 2016 non dispongano delle risorse né del Fondo Sviluppo e Coesione né del contributo del Patto di stabilità incentivato. Al momento i trasferimenti a favore delle Regioni nel bilancio dello Stato a legislazione vigente nel 2016, su cui ricadrebbero i tagli, valgono circa 2,3 miliardi (al netto di Fsn e Fnt) e riguardano tutti materie sensibili: dal Fondo Politiche sociali alla non autosufficienza, dal Tpl materiale rotabile all’istruzione.

La Sanità è il primo dei temi caldi: al netto della decurtazione di 2,352 miliardi prevista a partire dal 2015, il Fsn per il 2016 è già sceso dai previsti 115.444 milioni (legge 190/2014) a 113.092 milioni (+3% rispetto al 2015). «Tenuto conto – si legge nel documento – che nel 2015 il livello di finanziamento, pari a 109.710 milioni, è stato inferiore a quello del 2014, ed è stato oggetto finora di tagli fino a 15 miliardi, il sistema sanitario non è in grado di reggere tagli superiori al 50% dell’incremento del livello di finanziamento.

Senza contare che ci sono spese incomprimibili: il rinnovo del contratto; i farmaci innovativi, le prestazioni da privato, che sono ergate in regime di contratto e quindi, se ridotte, esposte al contenzioso. Di «comprimibile» appare solo il capitolo della spesa per beni e servizi, «dove si sono scaricati solo con le ultime recenti manovre il 15% dei tagli».

Poi, la proposta di un «piccolo Fondo» da ripartire fra le Regioni per il miglioramento dell’efficienza organizzativa, correlato a «un adeguato livello di qualità Lea». Tenendo conto che, oggi, i Livelli essenziali di assistenza presentano una qualità «ancora molto diversificata tra le Regioni».

Al capitolo 4, breve e laconico, l’introduzione dei costi standard: «eventuali risparmi» andrebbero «mantenuti all’interno del comparto Regioni per lo sviluppo di investimenti e della competitività». E in ogni caso, al Governo si ricorda che la spesa sanitaria grava sui bilanci regionali per circa l’80% e «quindi, ovviamente, gli apporti di risparmio su materie diverse dalla sanità hanno un peso qualitativamente meno importante ai fini del risanamento della finanza pubblica».

Il Sole 24 Ore sanità – 8 ottobre 2015 

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