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Antibiotico resistenza: Rezza, nuovo Piano nazionale in dirittura d’arrivo, ecco le novità. Ica, evitabile dal 35% al 70% e 9mila decessi l’anno. Per l’Italia rischio 11 mln costi a possibili risparmi fino a 445 milioni l’anno

«Il nuovo Piano nazionale 2022-2025 sull’antibiotico resistenza è in dirittura d’arrivo, ha superato l’esame tecnico delle Regioni e ci aspettiamo che a breve sarà approvato». Lo ha detto il direttore della Prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza, intervenuto al ministero della Salute, nell’evento organizzato sull’Amr in collaborazione con l’Ocse. Tra le novità del Piano citate da Rezza, l’istituzione di una Cabina di regia «per individuare le responsabilità a ogni livello», l’approccio OneHealth, il focus sulle infezioni correlate all’assistenza e il rafforzamento dell’assistenza. «Malgrado il netto miglioramento rispetto al 2017, l’Italia continua a essere fanalino di coda in Europa essenzialmente per inappropriata prescrizione e uso».

Per Francesco Paolo Maraglino (Malattie infettive ministero Salute), «Il nuovo Piano prevede una integrazione One Health, quindi salute umana, ambientale e animale, e l’integrazione anche con il mondo della Finanza e dell’Economia. È stata fatta un’analisi delle diverse criticità per realizzare i nuovi obiettivi con un vero e proprio comitato editoriale guidato dal ministero della Salute – ha detto -. La bozza che era stata emendata dalle Regioni è stata poi inviata per l’iter ufficiale della Conferenza Stato-Regioni e oggi siamo in attesa del via libera definitivo. Il nuovo piano prevede grande enfasi e attenzione sulle Ica, le infezioni correlate all’assistenza, e un focus sulla pediatria. Grande attenzione anche alla trasparenza e all’etica e alla comunicazione finalizzata alla partecipazione attiva dei cittadini».
In particolare le infezioni correlate all’assistenza,che comportano 9mila decessi l’anno, sono una piaga da contrastare in ogni modo, a partire da un’adeguata formazione del personale: «Analizzando la letteratura degli ultimi 20-30 anni – ha spiegato Benedetta Allegranzi, inviata Oms – abbiamo documentato da ultimo nel Global Report Oms nel maggio scorso, che dal 35 al 70% delle Ica possono essere evitate. I requisiti minimi del programma di controllo delle infezioni correlate all’assistenza sono otto e vanno implementate a livello delle strutture sanitarie mentre di queste sei sono fondamentali a livello nazionale. Si tratta quindi di avere linee guida specifiche, programmi di educazione del personale a tutti i livelli, di sorveglianza delle Ica e delle resistenze a livello ospedaliero, programmi di monitoraggio dei dati di infezione e di resistenza ma soprattutto di feedback a quanti devono implementare gli interventi».
Da Michele Cecchini, Ocse, l’anticipazione di parte dei dati del Report 2023 dedicato all’antibiotico resistenza. «Costa circa 1,1 miliardi di euro all’anno nei Paesi Ue e in Italia da qui al 2050 costerà 11 miliardi. Migliorare le politiche per portarle più vicino al gold standard costerebbe 3,5-4 euro per persona per anno e avrebbe un ritorno dell’investimento di quasi 11 euro. Quindi per ogni euro investito in un pacchetto di misure, l’Italia come gli altri Paesi europei può aspettarsi un ritorno dell’investimento di circa 2,5, ritorno – va sottolineato – molto difficile da trovare anche nella finanza. Contrastare la resistenza antimicrobica – ha detto ancora Cecchini – farebbe risparmiare 1,4 mld di euro all’anno ai sistemi sanitari dei Paesi europei e 445 milioni in Italia. Nel nostro lavoro che sarà pubblicato nel 2023, abbiamo calcolato che implementare misure di contrasto libererebbe in Italia i posti letto di una Regione di media grandezza come la Liguria e le Marche, oggi occupati da pazienti con infezioni ospedaliere, molto spesso antibiotico-resistenti».
Quanto al Covid, «da una parte – ha affermato Cecchini – ha indebolito le politiche per contrastare l’eccessivo uso di antibiotici ma dall’altra parte c’è stata una migliore attuazione di prevenzione e di controllo negli ospedali, a ciò si aggiunge l’utilizzo di dispositivi personali. Però abbiamo perso buona parte del 2020 e del 2021 nella lotta contro l’antibioticoresistenza perché tutte le nostre forze erano dedicate al coronavirus.

La giornata. Il 18 novembre si celebra l’European Antibiotic Awareness Day – Giornata europea per l’uso consapevole degli antibiotici, promossa dal Centro Europeo per il Controllo delle Malattie (Ecdc) e rilanciata come settimana mondiale (World Antibiotic Awareness Week WAAW) dal Quadripartito (Organizzazione mondiale della sanità – Who, Organizzazione mondiale per la salute animale – Woah, Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura – FAO, Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente – Unep).La resistenza ai farmaci e, in particolare, agli antibiotici, da parte dei microrganismi (antimicrobico-resistenza, Amr) è un fenomeno che avviene naturalmente come forma di adattamento all’ambiente, dovuto alla capacità dei microrganismi di mutare e diventare resistenti a molecole potenzialmente in grado di ucciderli o arrestarne la crescita. Tuttavia, a causa dell’enorme pressione selettiva esercitata da un uso eccessivo e spesso improprio degli antibiotici, in diversi contesti, nel tempo questo fenomeno ha assunto i caratteri di una delle principali emergenze sanitarie globali, che minaccia la salute umana e animale, le piante e l’ambiente. Il tema della campagna 2022 è “Prevenire insieme l’antibiotico-resistenza” e richiama a un coinvolgimento di tutti i diversi attori, in tutti i settori, in ottica One Health, per preservare l’efficacia di questi importanti strumenti di cura. Solo collaborando – sottolineano dal ministero – si può sperare di contrastare efficacemente lo sviluppo e la diffusione della resistenza agli antibiotici. Per raggiungere tale obiettivo, è quanto mai essenziale migliorare la comprensione e la consapevolezza del fenomeno, anche attraverso una comunicazione efficace e mirata.

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