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Anticipazione. Pubblico impiego: ecco la riforma. Il testo della bozza di Ddl delega. Cosa prevede per Ssn

1a1a1_aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaafunzione20pubblicaUna disciplina specifica del lavoro flessibile nella Sanità, con il lavoro a tempo indeterminato che resta però il «contratto dominante». Nuove regole sui licenziamenti disciplinari che andranno correlati al rafforzamento dei doveri dei dipendenti e dei dirigenti. Forme di partecipazione dei sindacati ai processi di riorganizzazione della pubblica amministrazione. E una revisione delle norme in materia di premialità e valutazione che di fatto, prevedendo l’addio alle “tre fasce”, mandano in soffitta la riforma Brunetta del 2009. Sono questi i cardini della bozza di disegno di legge delega sul pubblico impiego, messo a punto dal ministro della Pa, Filippo Patroni Griffi, sulla base dell’intesa siglata a maggio da Governo, Regioni, enti locali e sindacati, e atteso in questi giorni al primo via libera del Consiglio dei ministri.

Sette articoli che, una volta approvati, dovranno tradursi entro nove mesi in uno o più decreti legislativi delegati. Con un obiettivo dichiarato, almeno nelle intenzioni: armonizzare la disciplina del lavoro pubblico con quella nuovissima del lavoro privato, approvata dal Senato il 31 maggio con quattro fiducie e pronta per cominciare l’iter alla Camera.

Per il Ssn la novità più attesa della delega è il mandato a mettere ordine nelle tipologie di lavoro flessibile attraverso una disciplina specifica. Peculiarità che il settore sanitario condividerà con la ricerca e l’istruzione e che i sindacati sperano possa arginare la giungla del precariato.

«Alla Funzione pubblica è già aperto un tavolo che si è riunito il 29 maggio», sottolinea Costantino Troise, segretario dei dirigenti Cosmed e dei medici ospedalieri dell’Anaao. «La nostra richiesta minima è quella di dare un deciso altolà alla pratica dei “mini-contratti”: alcune aziende sono arrivate a stipulare con i medici contratti di un mese. È un abuso evidente. Bisogna tornare ad avvisi pubblici per incarichi di 8 mesi-un anno e prolungare quelli in essere per un periodo ragionevole, nell’ottica di favorire la stabilizzazione».

Sono però i licenziamenti il vero punto “sensibile” della riforma. Il testo di Patroni Griffi è piuttosto soft: i decreti delegati dovranno «riordinare la disciplina» di quelli disciplinari tipizzando le relative ipotesi legali e le tutele e rafforzando i doveri disciplinari dei lavoratori. Dal passaggio è sparito l’ancoraggio del riordino al contratto collettivo nazionale (presente nell’accordo con i sindacati), alimentando qualche sospetto. Che non è stato certamente fugato dal botta e risposta tra i ministri del Lavoro e della Pa. Elsa Fornero aveva auspicato giorni fa che «qualcosa di simile a ciò che abbiamo fatto per i dipendenti privati, relativamente alla possibilità di licenziare, sia inserito nella delega per i dipendenti pubblici» perché «non vogliamo disparità di trattamento». Parole che avevano immediatamente scatenato le reazioni dei sindacati e che erano state “mitigate” da Patroni Griffi con un sibillino: «Il tema è previsto nel testo. A questo punto ritengo sia opportuno approfondire alcuni aspetti tecnici in Consiglio dei ministri». Come a dire: pace fatta, ma il capitolo non sembra chiuso.

Più pacifica (e più gradita) è la parte della delega finalizzata al riordino della contrattazione collettiva e alla revisione del Dlgs 150/2009, in coerenza – specifica la delega – con la legge 15/2009. Rispetto alla «Brunetta» i sindacati recuperano terreno: avranno voce in capitolo sui processi di riorganizzazione e ristrutturazione delle amministrazioni. Se il testo conferma la riduzione del numero dei comparti prevista dalla legge 15, la cui determinazione è demandata alla contrattazione collettiva, aggiunge poi che i decreti delegati dovranno individuare un numero di comparti che tenga conto delle competenze di Regioni ed enti locali. «Non possiamo non concordare – osserva Troise – perché si ritorna a un metodo corretto di governo del sistema e perché si riapre la strada al mantenimento dell’area contrattuale della dirigenza medica, sanitaria e veterinaria svincolata da quella degli amministrativi».

Disco verde anche alla modifica dei sistemi di premialità e valutazione. Ma il segretario Cosmed precisa: «Sembra che il Governo proceda guardando al resto del pubblico impiego, che con la Sanità ha poco a che fare. La nostra retribuzione di risultato viaggia su cifre irrisorie: parliamo di 500 euro l’anno nelle grandi aziende. E i nostri sistemi di valutazione sono stati introdotti prima di tutti gli altri».

La bozza di Ddl è già passata al vaglio dei presidenti delle Regioni con pochissime osservazioni. Manca soltanto il via libera del Governo. «Speriamo – conclude Troise – che tenga fede agli impegni».

Ma ecco cosa prevede in sintesi, articolo per articolo, il ddl delega:

Principi e criteri in materia di mercato del lavoro pubblico
1. Far convergere gli assetti regolativi del lavoro pubblico con quelli del lavoro privato, favorendo l’accesso ai pubblici uffici da parte dei cittadini dell’Unione europea;
2. confermare il lavoro subordinato a tempo indeterminato, quale “contratto dominante”;
3. individuare e disciplinare le tipologie di lavoro flessibile utilizzabili nel settore pubblico per esigenze temporanee o eccezionali;
4. contrastare l’uso improprio e strumentale delle tipologie contrattuali di lavoro flessibile;
5 prevedere discipline specifiche del lavoro flessibile per alcuni settori di attività quali quello della sanità, della ricerca e dell’istruzione scolastica;
6. valorizzare nei concorsi l’esperienza professionale acquisita con rapporto di lavoro flessibile;
7. valorizzare le esigenze di conciliazione della vita lavorativa con la vita familiare;
8. riordinare la disciplina dei licenziamenti per motivi disciplinari, correlandola al rafforzamento dei doveri disciplinari dei dipendenti e dei dirigenti;
9. favorire, anche con misure di semplificazione, la mobilità volontaria e quella guidata dei dipendenti.

Principi e criteri in materia di contrattazione collettiva e di relazioni sindacali
1. Individuare ipotesi di esame congiunto tra pubbliche amministrazioni e organizzazioni sindacali con particolare riferimento ai processi di riorganizzazione e ristrutturazione delle amministrazioni;
2. individuare un numero di comparti che tenga conto delle competenze delle Regioni e degli enti locali, fermi restando per questi ultimi i distinti comparti ed aree ed i relativi comitati di settore, nonché della peculiarità di specifici settori;
3. Rafforzare i poteri di rappresentanza delle Regioni e degli enti locali.

Principi e criteri in materia di disciplina legislativa della misurazione e valutazione della performance, nonché della premialità
1. Assicurare che l’allocazione delle risorse in sede di formazione del bilancio di previsione tenga conto dei risultati conseguiti;
2. riformulare la disciplina della premialità individuale prevedendo meccanismi efficaci atti a premiare il merito individuale e ad assicurare la retribuzione differenziata in relazione ai risultati conseguiti, fermo il divieto di corresponsione di trattamenti uniformi, automatici o a rotazione;
3. snellire gli adempimenti connessi all’attuazione del ciclo di gestione della performance.

Principi e criteri in materia di dirigenza pubblica
1. incrementare i poteri e le responsabilità dei dirigenti, assicurandone l’autonomia rispetto all’organo di indirizzo politico e alle organizzazioni sindacali;
2. promuovere la mobilità, anche intercompartimentale, dei dirigenti;
3. individuare meccanismi volti ad assicurare la selettività delle procedure per il conferimento degli incarichi di dirigente di prima fascia.
4. individuare meccanismi di incentivazione volti a garantire l’attuazione dei principi di economicità ed efficienza nell’organizzazione dell’unità cui è preposto il dirigente;
5. rafforzare i meccanismi di trasparenza e di valorizzazione della parità di genere e rafforzare il raccordo tra conferimento dell’incarico, assegnazione di obiettivi oggettivamente misurabili e rimozione dell’incarico in caso di mancato raggiungimento degli stessi;
6. riformare la disciplina del conferimento degli incarichi dirigenziali al personale esterno per assicurare l’affidamento esclusivamente ai casi di professionalità specifica e di alta qualificazione;
7. attribuire al dirigente i compiti e le responsabilità inerenti alle misure ed ai modelli organizzativi di prevenzione della corruzione, compresi i  meccanismi di rotazione degli incarichi.
8. Prevedere una rigida disciplina delle incompatibilità.

Principi e criteri in materia di riordino delle scuole pubbliche di formazione
1. Razionalizzare le scuole pubbliche di formazione esistenti, anche al  fine di eliminare duplicazioni;
2. individuare forme di razionalizzazione e di coordinamento della formazione permanente e della formazione propedeutica all’ammissione ai concorsi dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche prevedendo che la relativa formazione può svolgersi anche con modalità decentrate e in collaborazione con istituti universitari italiani o stranieri;
4. rivedere la disciplina degli incarichi di docenza per garantire la stabilità del corpo docente e l’eccellenza dell’insegnamento presso le scuole pubbliche di formazione.

Principi e criteri in materia di trasparenza delle amministrazioni
1. Previsione di forme di pubblicità sia in ordine all’uso delle risorse pubbliche, sia in ordine allo svolgimento e ai risultati delle funzioni amministrative;
2. precisazione degli obblighi di pubblicità di dati relativi ai titolari di incarichi politici, di carattere elettivo o comunque di esercizio di poteri di indirizzo politico, di livello statale, regionale e locale.
3. ampliamento delle ipotesi di pubblicità mediante pubblicazione sui siti istituzionali di informazioni relative ai titolari degli incarichi dirigenziali nelle pubbliche amministrazioni;
4. previsione della pubblicazione, sui siti istituzionali delle pubbliche amministrazioni, delle informazioni relative ai procedimenti amministrativi, secondo criteri di facile accessibilità, completezza e semplicità di consultazione;
5. obbligo di pubblicare tutti gli atti, i documenti e le informazioni di cui al presente articolo anche in formato elettronico elaborabile e in formati di dati aperti.

Il Sole 24 Ore Sanità – 5 giugno 2012

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