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Apicoltura. Stop ai veleni e miele italiano balza del 26%

Gli operatori: scelte eco e no all’import dalla Cina. Apitcoltori veronesi e italiani, uniti. L’assemblea degli apicoltori veronesi e il 28° congresso nazionale dell’apicoltura (tenutosi a Saluzzo-Cuneo hanno tratto le stesse conclusioni.

«Bisogna contrastare i veleni, nessuno applica la legge che proibisce le irrorazioni delle piante da frutto in fiore», spiega il presidente scaligero Graziano Corbellari (operante a Tregnago ed in Lessinia), anche la Coldiretti si è convertita al biologico e con gli agricoltori bisogna fare un percorso comune non solo per il miele ma, prima, per impollinazione delle piante entomofile (anche della vite).   Il miele infatti, prodotto in Italia da 55 miliardi di api, proprio grazie ai provvedimenti sui veleni nelle semine del mais, ha avuto un incremento del 26,3%. I veleni apicidi hanno effetti anche a lungo termine e sono ancora più insidiosi, causando intossicazioni croniche delle famiglie e delle covate. «Le spore della peste americana durano 40 anni nel suolo e n elle arnie, per legge bisogna bruciale in presenza del veterinario», precisa Corbellari. Come comportarsi per un apiario sano? Aggiornarsi continuamente, ristabilire il patrimonio apistico tramite l’associazione che tutela l’ecotipo. Contrastare le contraffazioni: nel porto di Livorno sono state sequestrate 44 tonnellate di «miele» cinese, in realtà di amido di riso trasformato in zuccheri, da immettere sul mercato come miele genuino, ad 1,5 euro il chilo, magari poi tagliato col miele autentico. Si sta anche studiando l’inseminazione artificiale delle regine per la purezza della specie. E contrastare le reinfestazioni». Per Sandro Montagnana, un pioniere dell’apicoltura di Villabartolomea, che, anche quest’anno, pur in pensione, terrà il suo corso all’Istituto Agrario in un apposito laboratorio (27 gli studenti del primo anno già iscritti), si tratta di tutelare la biodiversità e di contrastare l’agricoltura industriale.

«I soci», spiega Montagnana, «dovrebbero aderire alle iniziative per la messa a dimora, vicino agli alveari, anche in suoli incolti o marginali, di specie vegetali fiorifere amate dalle api – come sta facendo a Verona Enolapi di Gioanpaolo e Giovanni Ossi, vendendo specie selezionate in tutto il mondo, unica in Europa – e tutelare la flora spontanea, la biodiversità, minacciata da sfalci florali ed eradicamenti anche sui corsi acqua, ai lati delle strade, con eliminazione delle siepi campestri e pure nelle fasce tampone previste per gli argini e la tutela della fauna ittica. Nella Bassa e nel Delta», conclude Montagnana, «non esistono le erbacce». L’Arena – 13 febbraio 2012

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