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Appropriatezza. Il decreto cambia per i troppi errori. Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ora affida a un «tavolo tecnico» la revisione della legge su analisi e prescrizioni

Abrogazione no, ma abiura pressoché totale sì. Dopo la copertina di Panorama della settimana scorsa, e dopo il caos denunciato da medici di base, specialisti e pazienti, il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha deciso di fare un passo indietro sull’applicazione del decreto per l’«appropriatezza prescrittiva», la norma entrata in vigore il 4 febbraio che intendeva contribuire alla «spending review» sanitaria restringendo il perimetro di 203 tra esami, visite e interventi.

Ma generando anche un mare di equivoci dove tutti ancora navigano a vista: politica. Asl, pazienti e soprattutto gli addetti ai lavori, i medici. Già nelle prime settimane di applicazione della legge, fra norme confuse, ricettari fantasma e dottori perplessi (o timorosi), il caos era stato evidente. Tanto che il ministro, il 20 febbraio, aveva già sospeso la parte più discussa della norma, cioè le sanzioni ai medici che non si allineavano (in realtà alcuni di loro lo facevano solo perché privi dei moduli giusti o del software fornito da Roma). Lunedì 14 marzo, incontrando le associazioni di categoria e le Regioni, Lorenzin non ha concesso l’abrogazione del decreto che in molti chiedevano, ma ne ha di fatto deciso lo svuotamento definitivo. Toccherà ora a un «tavolo tecnico» ridisegnare le prestazioni mediche da sfrondare: prima con una circolare e poi inserendoli nel nuovo decreto sui Lea, i «Livelli essenziali di assistenza» che devono essere garantiti gratuitamenta a tutti i cittadini. Nel frattempo, ha detto alle controparti Lorenzin, verranno eliminati errori e irrazionalità contenuti nel decreto originale (vedere quattro casi nelle schede a destra). Nella migliore delle ipotesi si arriverà all’estate, ma nel frattempo sarà diramata una circolare del ministero per sospendere l’applicazione della norma ed evitare così ulteriore caos. In ogni caso anche le sanzioni resteranno congelate. Ed è più che probabile che vengano smussate: l’ipotesi sul tavolo, secondo quanto risulta a Panorama, è colpire soltanto chi compie violazioni reiterate; non si tratterà soltanto di multe, e a decidere sarà un organo dove saranno rappresentati anche i medici. Del decreto così com’era stato concepito, insomma, non resterà praticamente nulla. Forse neppure i 100 milioni che il governo ipotizzava di risparmiare. E probabilmente non è un caso se al prossimo tavolo tecnico parteciperà anche Massimo Garavaglia, assessore lombardo e responsabile per i bilanci nella conferenza Stato-Regioni. (Gianluca Ferrans)

Panorama – 17 marzo 2016 

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