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Approvato Def in Cdm, nuova manovra fiscale alle porte

Il Consiglio dei Ministri di giovedì ha approvato il Documento di Economia e Finanza (il vecchio Dpef) con le previsioni dei prossimi tre anni sull’economia in Italia. E sono previsioni pessime, anche se migliori dei dati previsti dall’Fmi solo 48 ore fa.

Secondo il Def, l’Italia crescerà nel 2011 dello 0,7% (quindi è confermata la stasi per il secondo semestre dell’anno, dato che nel primo semestre lo 0,7% già l’abbiamo raggiunto, ndr), contro l’1,1% previsto ad aprile; nel 2012 una crescita dello 0,6% contro l’1,3% previsto ad aprile; nel 2013 una crescita dello 0,7% rispetto all’1,5%. Nonostante l’economia bloccata – che significa un calo dei consumi ed un aumento della disoccupazione – il governo conferma che a fine anno il deficit sarà pari al 3,9% del Pil (circa 55 miliardi), nel 2012 scenderà all’1,9% (circa 30 miliardi) e nel 2013 si raggiungerà un deficit dello 0,1% (circa 1,5 miliardi). A cui poi seguirà nel 2014 un avanzo di bilancio, grazie alla norma che prevede una entrata di 20 miliardi attraverso una riforma fiscale o attraverso il taglio degli aiuti fiscali alle famiglie nel caso la riforma non venga fatta o non raggiunga i suoi obiettivi.

Le manovre fiscali approvate faranno schizzare verso l’alto la pressione fiscale, che a fine 2011 si attesterà al 42,7%, contro il 43,8% del 2012 e al 43,9% nel 2013. Dato questo in contraddizione con i precedenti: visto che sono previste più tasse per oltre 25 miliardi ed una crescita inferiore all’1%, non si capisce come possa restare costante la pressione fiscale.

Ma incongruenze ci sono anche tra la crescita zero che ci aspetta nel prossimo quinquennio, secondo questo documento, e la conferma degli obiettivi di deficit. Tanto che ormai appare certo che il governo si appresta a varare, entro fine anno, una nuova manovra, quella che viene indicata come “per il rilancio dell’economia”. Le stime più favorevoli parlano di almeno 7-10 miliardi tra il 2012 e il 2013; ma c’è anche ci sostiene che una manovra, in questa situazione, arrecherebbe un tale danno ai consumi, da far scendere bruscamente il Pil e quindi costringere ad arrivare a 20 miliardi.

Julienews.it – 22 settembre 2011

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