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Arriva la stretta sugli statali. Per i dirigenti di prima e di seconda fascia ipotesi di riduzione del 20% e del 15%

Stretta finale sul Def (documento di economia e finanza) che il governo intende presentare domani e che conterrà stime della crescita del Pil dello 0,8% e del rapporto deficit/Pil del 2,5-2,6% (1,8% nel 2015). Il governo ieri ha confermato che intende procedere al taglio del cuneo fiscale per 10 miliardi (a regime) a maggio e a quello dell’Irap del 10% (a regime).

Il primo dovrebbe riguardare tutti i redditi fra gli 8 mila e i 25 mila euro con un beneficio massimo di 80 euro sui più bassi. Esclusi gli incapienti(quelli con un reddito fino a 8 mila euro, che sono esentasse). L’Irap costerà un miliardo, recuperato dall’aumento della tassazione delle rendite finanziarie.

Le coperture, è ormai certo, verranno prevalentemente dalla spending review che potrebbe attestarsi tra i 4 e i 5 miliardi. Cinque i macrosettori presi nel mirino dal commissario Carlo Cottarelli: gli stipendi della pubblica amministrazione, i costi della politica, le spese per consumi e e per trasferimenti, i tagli nei ministeri. Il governo è tenuto a recuperare, senza però misure strutturali, anche un miliardo per la cassa integrazione in deroga, 800 milioni per i mancati tagli alle detrazioni e probabilmente un altro miliardo per le spese incomprimibili, come quelle per le missioni dei militari. Il conto dunque arriva a circa 8 miliardi.

I tagli alla pubblica amministrazione dovrebbero aggirarsi sui 350-400 milioni e riguardare le retribuzioni dei dipendenti superiori ai 70 mila euro e quelle dei dirigenti ministeriali, con un criterio di gradualità. E’ possibile cioè che per gli apicali (circa 400) si applichi il tetto dello stipendio del primo magistrato di Cassazione (311 mila euro) o quello del presidente della Repubblica (240 mila). Per quelli di prima e poi di seconda fascia ci sarebbe una riduzione del 20% e del 15%. Dalle spese per gli acquisti e per i trasferimenti si recupererebbero circa 1,5 miliardi. Quanto ai tagli ai ministeri, i 500 milioni richiesti a Difesa e Sanità sono quelli che per ora creano maggiori polemiche. Per ciascuno degli altri ministeri il risparmio si aggira sui 100 milioni.

A. Bac. – Corriere della Sera – 7 aprile 2014 

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