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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Biodiversità. Arrivano gli alieni? Qui ne vivono già 127 specie
    Notizie ed Approfondimenti

    Biodiversità. Arrivano gli alieni? Qui ne vivono già 127 specie

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche19 Febbraio 2012Nessun commento4 Minuti di lettura
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    Sono gamberi killer, cozze giganti, fameliche coccinelle cinesi, arrivati per sbaglio o per la lotta biologica e ora un vero guaio per la biodiversità

    Li chiamano alieni, come venissero da un altro mondo, e un tempo, quando i viaggi aerei erano impossibili e quelli per nave duravano mesi, erano davvero abitatori di altri mondi, ma oggi ne siamo invasi al punto che organizzazioni mondiali si stanno seriamente preoccupando e da più parti si stanno cercando i sistemi migliori per eradicare o quanto meno contenere l´invasione.

    Sono quelle che in termine scientifico si chiamano «specie alloctone», cioè introdotte artificialmente, al di fuori del proprio areale d´origine, e riguardano tanto vegetali quanto animali, ma sono questi ultimi a preoccupare di più, per i problemi di tipi economico e sanitario che creano. Ha parlato di «Animali alieni in Veneto. Quanti sono e da dove vengono», Leonardo Latella, conservatore di zoologia al Museo civico di storia naturale di Verona, rivolgendosi a un´attenta platea in un incontro promosso dall´Associazione naturalisti veronesi «Francesco Zorzi». Ha evidenziato subito come Verona, e il lago di Garda in particolare, siano una riserva speciale di alieni per le caratteristiche del territorio, con il grande bacino temperato del lago e il corridoio della Val d´Adige che mette in comunicazione montagna e pianura.

    «In Veneto sono 127 le specie aliene, 56 terrestri, 48 di acque dolci e 23 marine», ha esordito Latella, «e l´areale principale di provenienza è il Nord America, seguito dall´Asia e dal Nord Europa». Il guaio è che non sempre ci accorgiamo di queste presenze, o meglio ne vediamo i risultati quando è orami tardi e i danni sono fatti, «mentre sarebbe fondamentale individuarli nel periodo di latenza, appena arrivati, e se si intervenisse subito si eviterebbero tanto danni», spiega lo zoologo.

    Arrivano in maniera accidentale, con carichi di piante o legname, o acquistati appositamente per allevamento oppure per passione e poi sfuggiti ai controlli o liberati intenzionalmente, come è capitato per le nutrie importate per la pelliccia, o per ornamento come le tartarughine d´acqua, o anche per assurdo in maniera intenzionale per essere utilizzati nella lotta biologica, rivelandosi poi, una volta accasati, un rimedio peggiore del male.

    Su 48 specie aliene di acqua dolce, ben 23 sono presenti in Veneto: su tutte l´Anodonta woodiana, una grande cozza arrivata dal Sudest asiatico con i pesci liberati nel Danubio e da lì ha invaso l´Europa. La Trachemys scripta, tartaruga dalle orecchie rosse o gialle, più aggressiva delle nostre tartarughe d´acqua, fa strage di invertebrati acquatici. I problemi creati dalle nutrie sui fiumi anche di casa nostra sono ben noti, mentre ancora non tutti sanno che l´Harmonia axyridis, una coccinella cinese importata per la lotta biologica, si mangia anche gli insetti utili e quando non trova più nulla attacca perfino la frutta per la cui difesa sarebbe stata assoldata, contaminando con decine di esemplari i grappoli d´uva e rendendo perfino disgustoso il vino.

    La lista potrebbe continuare con il Rhynchophorus ferrugineus, coleottero rosso che fa seccare le palme o il Leptoglossus occidentalis che aggredisce le conifere, o la zanzara tigre. Il lago di Garda, con 20 specie aliene, ha il 41 per cento di quelle presenti in Veneto: il più micidiale è il gambero killer (Procambarus clarkii), che ha estinto il gambero locale, perché talmente famelico che mangia tutto quanto trova e quando non trova più nulla addenta e si mangia le sue stesse chele: «Non fa danni alla pesca né attacca l´uomo, per questo non c´è un´azione delle autorità per limitarne la diffusione», osserva Latella, «ma sta distruggendo la biodiversità del lago e dei fiumi perché è già segnalata la sua presenza nel Po e si diffonderà ovunque».

    L’arena – 19 febbraio 2012

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