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Art. 18, confronto nella maggioranza. Cinquanta senatori centristi lo vogliono abolire. Il Pd: cancellarlo solo nel periodo di prova

Oggi incontro con il ministro del Lavoro alla ricerca di una posizione comune prima dell’inizio delle votazioni in commissione. Maggioranza divisa al Senato, dove si sta esaminando il Jobs act, sul tema delle tutele in caso di licenziamento per il contratto a tempo indeterminato.

Questa mattina alle 8 è stato convocato un vertice con il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, per cercare di trovare una posizione comune, prima che l’XI Commissione alle 11.30 inizi a votare i circa 450 emendamenti al Ddl con le deleghe al governo in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, politiche attive, riordino dei rapporti di lavoro e sostegno alla maternità.

L’articolo al centro del braccio di ferro è il numero 4. Il nodo da sciogliere riguarda l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Una cinquantina di senatori della maggioranza – da Svp a Ncd, Udc, Popolari per l’Italia e Scelta civica – vuole cancellare per i contratti a tempo indeterminato, in caso di licenziamento, la tutela reale dell’articolo 18, prevedendo che la reintegra resti in vigore solo per i licenziamenti discriminatori. Mentre il Pd è disponibile a congelare l’applicazione dell’articolo 18 solo per un periodo di prova iniziale, nella convinzione che ciò possa favorire nuove assunzioni. Poletti sembra intenzionato a confermare il proposito di attenersi al contenuto della delega: «Quello che il governo voleva dire lo ha scritto nella delega», ha ripetuto in più occasioni. Ma basterà questo per ricompattare i partiti della maggioranza?

«Chiediamo che venga confermato l’impegno già preso nel preambolo del Dl Poletti», converito nella legge 78/2014, afferma il presidente della commissione Lavoro, Maurizio Sacconi (Ncd), relatore del Ddl che «nelle more dell’adozione di un testo unico semplificato sulla disciplina dei rapporti di lavoro» prevede la «sperimentazione del contratto a tempo indeterminato a protezione crescente», salvando l’attuale articolazione delle tipologie di rapporti di lavoro. «Tocca al governo assumersi la responsabilità – aggiunge Sacconi–. Sarebbe paradossale dire di “no” a quanto è stato sottoscritto solo pochi mesi fa dal governo e dalla maggioranza. L’ambizione delle deleghe è quella di riformare tutto il sistema della flexsecurity, il mercato del lavoro è considerato un tema emblematico da tutti gli organismi internazionali. Sarebbe un’occasione persa se non si intervenisse per superare in modo definitivo l’articolo 18, prevedendo il pagamento di un’indennità risarcitoria, proporzionale all’anzianità di servizio». Per Sacconi, insieme al tema del recesso, occorre intervenire anche per «dare più flessibilità alle mansioni dei lavoratori», regolate sempre dallo Statuto dei lavoratori.

Diversa la posizione del Pd: «Intendiamo attenerci a quanto stabilisce la delega» afferma la capogruppo Pd in commissione lavoro, Annamaria Parente, che prevede l’introduzione, eventualmente in via sperimentale, L’andamento trimestrale delle nuove assunzioni a tempo indeterminato. di una nuova tipologia contrattuale per favorire l’inserimento nel mondo del lavoro, con tutele crescenti. «È fuori contesto richiamarsi alla premessa del Dl Poletti – aggiunge Parente –. L’articolo 18 non è all’ordine del giorno e non va abolito nell’attuale contesto, considerando che la perdita del posto di lavoro rappresenta un dramma sociale e i servizi per l’impiego sono inefficienti». Per Parente, inoltre, «vanno razionalizzati gli incentivi alle assunzioni» e «destinati tutti alla stabilizzazione dei giovani, al termine dei 3 anni del periodo di prova».

In questo quadro la sfida per la maggioranza è rispettare la tabella di marcia che prevede l’esame dell’aula del Senato tra il 15 e il 17 luglio del testo che, nei piani del governo, va approvato definitivamente entro l’anno.

Il Sole 24 Ore – 8 luglio 2014 

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