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Articolo 18, c’è il «paracadute» sociale. Il governo prende tempo sui correttivi. L’ipotesi di partire dai lavoratori senza figli nei licenziamenti economici

Il governo frena sull’emendamento che dovrebbe modificare le regole per i licenziamenti nel Jobs act, la riforma del lavoro all’esame del Senato. E in parallelo studia una clausola che potrebbe attutire l’impatto sociale del nuovo articolo 18. Ad approfondire questo capitolo, una new entry rispetto ai temi discussi finora, è Veronica De Romanis, uno degli economisti che Matteo Renzi ha portato questa estate nella sua squadra.

La clausola riguarda i cosiddetti licenziamenti economici, quelli che dipendono dall’andamento negativo dell’azienda. E dice che quando un’impresa decide di licenziare deve partire dai lavoratori socialmente meno deboli: chi ha una famiglia a carico, ad esempio, rischierebbe meno di chi non ha figli. Questa strada viene seguita in Italia per i licenziamenti collettivi, quando in caso di crisi le procedure vengono concordate con i sindacati. Trasferirla anche ai licenziamenti individuali, regolati dall’articolo 18, significherebbe seguire il modello della Germania. Un Paese che la stessa De Romanis conosce bene, avendoci vissuto per alcuni anni e sul quale ha scritto paio di saggi. E anche un dettaglio che spiega quel «modello tedesco» sul quale lo stesso Renzi ha insistito più volte parlando proprio di lavoro.

Resta però da vedere dove e quando la clausola potrebbe materializzarsi. Sembra perdere quotazioni l’emendamento che il governo dovrebbe presentare per portare dentro il Jobs act il documento votato lunedì scorso nella direzione del Pd. Il governo si è impegnato a mantenere aperta la strada del reintegro per i cosiddetti licenziamenti disciplinari, quelli che dipendono dal comportamento del lavoratore. Era questa l’apertura che lo stesso Renzi aveva gettato fra i piedi della minoranza del partito, pur rivendicando poi di aver fatto passare la sua linea. Ma l’emendamento in questione potrebbe essere «degradato» a semplice ordine del giorno: non una vera e propria modifica delle legge, ma un semplice impegno politico preso davanti al Parlamento che potrebbe anche essere lasciato cadere successivamente nel vuoto.

Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti lascia tutte le porte aperte: «Ci stiamo ancora ragionando sopra». Il «suo» sottosegretario Teresa Bellanova parla di «emendamento oppure ordine del giorno». Mentre il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi dice che si potrebbe anche «ritenere sufficiente il testo della delega e tradurre l’accordo politico nei decreti delegati». Una strada, questa, che piacerebbe molto a Ncd, decisiva al Senato per far passare la riforma. Non è solo un modo per prendere tempo, visto che in Aula si voterà la settimana prossima. Ma una strategia per aggirare il conflitto. Di fatto significherebbe rinviare la questione dei licenziamenti alle norme attuative, che spettano al governo e passano in Parlamento solo per un parere. La minoranza del Pd avrebbe meno armi per far pesare le sue perplessità.

Lorenzo Salvia – Corriere della Sera – 2 ottobre 2014 

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