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Articolo 18 marcia indietro governo. Ma può tornare in campo

La riforma dell’ articolo 18 non sarà nel decreto legge sulle liberalizzazioni che il governo varerà la prossima settimana. Lo ha assicurato il premier, Mario Monti, ai leader delle forze parlamentari che sostengono l’ esecutivo, durante gli incontri che ha avuto ieri, in vista della definizione delle misure sulla “fase due”, quella per lo sviluppo.

Dunque, l’ ipotesi, prevista in un prima bozza, di alzare da 15 fino a 30 o addirittura 50 dipendenti la soglia sotto la quale, in caso di fusioni aziendali, non si applica l’ articolo 18 (reintegrazione nel posto di lavoro quando il licenziamento è stato senza giusta causa) ritorna nel cassetto. Ed è qui, d’ altra parte, che ha chiesto che rimanesse il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, restata all’ oscuro di quell’ ipotesi (evidentemente pensata a Palazzo Chigi), proprio nei giorni nei quali avviava i contatti con tutte le parti sociali per preparare il negoziato sulla riforma del mercato del lavoro e gli ammortizzatori sociali. Certo non è escluso che l’ articolo 18 ritorni in campo; per ora, però, resta accantonato per evitare che il confronto naufraghi ancor prima di partire. «Speriamo che il governo – ha detto il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso – non voglia far fallire questa discussione prima che inizi. Sgombri quindi il campo dalle indiscrezioni e ripristini le condizioni per una discussione». D’ accordo il leader della Cisl, Raffaele Bonanni: «Se il governo farà dell’ articolo 18 un totem, i rapporti tra esecutivo e sindacati rischiano il black out». Toni duri, quelli dei sindacati nel giorno in cui hanno ritrovato l’ unità d’ azione al termine di una breve riunione delle tre segreterie. Cgil, Cisl e Uil di nuovo insieme. Dopo anni di divisioni, pure aspre, le tre confederazioni sindacali parlano con una sola voce: definiranno una piattaforma comune per affrontare il negoziato con il governo e le imprese per la riforma del mercato del lavoro e gli ammortizzatori sociali. Una svolta anche – appunto – nel condiviso no netto a intervenire sull’ articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Perché nel 2002, quando venne sottoscritto senza la Cgil il Patto per l’ Italia era prevista una modifica sperimentale dell’ articolo 18 finita poi su un binario morto in Parlamento. Martedì i tre sindacati, con l’ intesa probabilmente anche dell’ Ugl, metteranno nero su bianco le proposte che porteranno al tavolo del ministro del Lavoro Fornero. Quattro i punti della piattaforma: rafforzamento del contratto di apprendistato, come via principale per l’ accesso dei giovani nel mercato del lavoro; contratto di reinserimento per le donne e i lavoratori over 50, diventati sempre più tra i soggetti deboli nel mercato del lavoro; sfoltimento radicale dei contratti atipici visto che la Cgil è arrivataa calcolarne ben 46, considerando tutte le possibili variabili; estensione del contributo per finanziare gli ammortizzatori sociali a tutte le aziende (comprese quelle artigiane e del commercio, oggi escluse) così da garantire la protezione a tutti i lavoratori e non ricorrere più a un istituto così anomalo e discrezionale come la cassa integrazione in deroga. Partita niente affatto facile, non solo per il convitato di pietra dell’ articolo 18. Ieri, tanto per dare un assaggio, il portavoce di Rete Imprese (artigiani e commercianti), Marco Venturi, ha precisato: «Non si pensi di scaricare i costi sulle nostre imprese».

Repubblica – 14 gennaio 2012 

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