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Asl. La diaspora dei direttori generali. Più soldi e meno pressioni, manager della sanità in fuga dal Veneto verso il Friuli

Quatto quatto un gruppo di manager delle Usl venete ieri ha sostenuto lo scritto a Udine, per le nuove nomine di fine anno. Candidata anche la quaterna strategica dell’ospedale di Padova. In fuga verso il Friuli. Un gruppo di dirigenti delle aziende sanitarie venete ha presentato domanda per partecipare alla selezione dei nuovi direttori generali della regione a statuto speciale, che vede quelli attuali scadere il 31 dicembre prossimo.

Su un totale di 197 candidati un’apposita commissione ne ha scelti, in base ai curricula visionati, 112, che lunedì sono andati a Udine a sostenere la prova scritta. Niente di impegnativo per la verità, nessun test nè prova di cultura generale: solo la descrizione della propria esperienza dirigenziale. Un «compitino» redatto anche dalla quaterna al completo dell’Azienda ospedaliera di Padova: il direttore generale Claudio Dario, il direttore sanitario Gianluigi Scannapieco, il direttore amministrativo Eugenio Possamai e il direttore del Dipartimento Rapporti con il territorio Daniele Donato. Ma a Udine era ben rappresentata pure l’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona,con il suo direttore sanitario Pier Paolo Benetollo. Accanto a loro, il dg dell’Usl 13 di Mirano Gino Gumirato, il dirigente dell’Usl 9 di Treviso Giancarlo Bizzarri (Unità programmazione ricerca e comunicazione), l’avvocato Arianna Casotto, dirigente amministrativo dell’Usl 16 di Padova, dalla quale è in aspettativa un altro candidato, Giovanni Pilati, commissario dell’Asl 5 di Pordenone.

Non s’è invece visto Ermanno Angonese, direttore generale dell’Usl 6 di Vicenza, che ha mandato la domanda ma poi non si è presentato allo scritto. Adesso nella rosa dei 112 verrà selezionato un numero contenuto dal quale la presidente del Friuli, Debora Serracchiani, nominerà poi i sei dg per le Asl 1 di Trieste (per un anno sarà anche commissario dell’Azienda ospedaliera cittadina, dal primo gennaio 2016 accorpata all’Asl), 2 di Gorizia-Latisana-Palmanova, 3 dell’Alto Friuli, 4 del Medio Friuli (il prescelto sarà pure commissario dell’Azienda ospedaliera di Udine, dal 2015 inglobata all’Asl), 5 di Pordenone e l’ultimo per l’ente di gestione accentrata e attività amministrativa. La selezione in corso servirà infine a individuare i direttori generali dei due Irccs (Istituti tumori) di Aviano e Burlo Garofolo di Trieste, quindi i posti in palio sono otto.

Una bella lotta. Ma perchè i nostri dirigenti, in testa dg e direttori sanitari che concluderanno il mandato solo il 31 dicembre 2015, fanno già colloqui in giro? «E’ normale per i manager, abbiamo ricevuto domande da Veneto, Emilia, Lombardia, Marche — sdrammatizza Adriano Marcolongo, segretario della Sanità per il Friuli ma fino alla scorsa estate dirigente dell’Azienda ospedaliera di Padova dopo dieci anni alla guida dell’Usl 18 di Rovigo —. E’ successo anche in Veneto, quando ci sono state le nuove selezioni. E’ giusto provare sempre, per chi fa questo mestiere. Dopodichè è vero, in Friuli si sta bene, io sono molto contento». Sì, ma se è comprensibile che figure sotto i dg provino a scalare la piramide gerarchica, è strano che chi già occupa quel posto se ne voglia andare dalla Regione capofila della sanità. Nell’ambiente ha creato grande scalpore la «fuga» dell’intera quaterna padovana, tra l’altro guidata da Dario, da sempre uomo di fiducia del governatore Luca Zaia, che l’ha voluto in un ruolo strategico per portare a termine la difficile impresa del nuovo ospedale ma anche il progetto altrettanto arduo dell’integrazione ospedale-Università.

Il fatto è, spiegano gli addetti ai lavori, che non solo in Friuli si guadagna di più, dato che la giunta Zaia ha tagliato lo stipendio dei dg da 155.500 euro l’anno a 123 mila e dei direttori sanitari da 123 mila a 109 mila, ma ha pure tolto il premio di produzione. Che invece la giunta Serracchiani ha lasciato al 10% dello stipendio, ritoccato sì, ma sempre superiore di circa 20 mila euro alla busta paga dei vertici veneti delle Usl. I quali prendono meno di un primario, meno di un medico di base, meno di un pediatra di libera scelta. Secondo: nella nostra realtà i dg sono ridotti a meri esecutori, privati di qualsiasi autonomia, con bilanci sempre più magri e, in compenso, gravati da serie responsabilità. Che hanno anche i colleghi friulani, ovviamente, ma almeno abbinata a margini di manovra e decisionali più ampi. «E poi hanno meno pressioni». Non a caso altri due «big», oltre a Marcolongo, hanno preso al volo altri treni: Lino Del Favero, che era anche coordinatore dei colleghi, è passato a Torino, mentre Valerio Alberti, guida di diverse Usl e poi dirigente in Azienda ospedaliera a Padova, ora è a Roma. E Pier Carlo Muzzio ha lasciato lo Iov un anno prima della scadenza del contratto.

Michela Nicolussi Moro – Corriere del Veneto – 12 novembre 2014

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