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Norme restrittive Ogm mangimi «Così si farà chiudere zootecnia veneta»

Allarme della Confagricoltura e del presidente del gruppo Veronesi. Nel progetto di legge della Lega norme restrittive sull’uso di ogm nei mangimi, ma tutte le materie prime estere ne contengono

Un progetto di legge che, se venisse approvato dal Consiglio regionale, «rischierebbe di far chiudere buona parte della zootecnia dell’intera regione». L’allarme arriva da Giordano Veronesi, presidente onorario dell’Assalzoo (l’Associazione nazionale di mangimisti) e presidente del gruppo agrolimentare leader nazionale ed europeo (2,3 miliardi di fatturato e 7.000 dipendenti). Un allarme innescato dalla presentazione il 18 febbraio, da parte di un gruppo di consiglieri della Lega Nord, di un pdl che vuole regolamentare e limitare l’utilizzo di materie prime geneticamente modificate nei mangimi per uso zootecnico.

Un provvedimento, su cui è critica anche la Confagricoltura veneta e veronese, che se da un lato punta a salvaguardare le filiere non ogm, dall’altro esclude chi li usa dalla possibilità di utilizzare i marchi regionali di qualità riservati ai prodotti tipici e/o tradizionali e, soprattutto, toglie i «contributi regionali erogati a ogni titolo» alle imprese. Questo significa togliere fondi alla maggior parte delle aziende zootecniche venete, visto che la quasi totalità degli alimenti per animali (e non solo quelli) sono ottenuti da materie prime di importazione soprattutto soia e mais da Brasile e Argentina, pressoché tutte ogm.

Gli organismi geneticamente modificati, di cui è vietata la coltivazione in Italia (salvo che per motivi di studio), sono normalmente utilizzati, da molti anni, non solo in Italia, ma in tutta l’Unione Europea (dove il loro uso è stato autorizzato nel 1996) sia per la produzione di mangimi che in molti prodotti destinati all’alimentazione umana.

ATTACCO MORTALE ALLA ZOOTECNIA. «Questo progetto di legge», dice Luigi Bassani, direttore della Confagricoltura di Verona, «accanto ad una parte che prevede contenuti di tipo informativo, di individuazione di una filiera ogm free e di una filiera obbligatoria per i prodotti tipici, contiene un non si sa quanto consapevole attacco mortale alla zootecnia veneta, laddove prevede l’esclusione da qualsiasi contributo regionale per chi utilizza mangimi fatti anche con farine ogm».

Un conto, aggiunge Bassani, «è dare informazioni ai consumatori e poter farli scegliere, un conto è penalizzare una pratica legale e priva di rischi».

Insomma un prospettiva pesante per il Veneto (e Verona in particolare dove è concentrato circa un terzo dell’intero patrimonio zootecnico regionale), che alleva una fetta molto grossa dell’intera zootecnia nazionale (dai bovini ai suini, dai polli ai conigli alle uova al latte) per un valore di oltre due miliardi di euro e con migliaia di aziende sia di allevamento che di trasformazione.

L’Italia, ricorda ancora il direttore di Confagricoltura Verona, «è un paese fortemente deficitario di proteine vegetali, fondamentali per l’alimentazione zootecnica, per cui o si approvvigiona sul mercato mondiale o rinuncia alla propria produzione zootecnica aprendo le porte ad altre e ben meno controllate produzioni».

La Confagricoltura «quindi ritiene che la proposta di legge vada ripensata da parte dei proponenti e vada contrastata da chi nel più totale rispetto di ogni cautela non rinuncia per questo alla razionalità ed all’oggettività della questione».

Un invito a ripensare la proposta arriva anche dall’europarlamentare vicentino del Pdl Sergio Berlato. «Non è vientando gli ogm che si favorisce l’agricoltura veneta», dice. «L’approccio ideologico e di totale chiusura alle nuove biotecnologie in campo alimentare ritengo non rappresenti un bene per l’agricoltura»

L’Arena 16 marzo 2011

Assalzoo: senza mangimi gm la zootecnia chiude

Le materie prime di importazione, e in particolar modo la soia gm, sono fondamentali per la produzione nazionale di mangimi. Senza i mangimi geneticamente modificati la zootecnia veneta, come del resto quella italiana, è destinata a fermarsi.

Lo sostiene Lea Pallaroni, segretario generale di Assalzoo, l’Associazione nazionale tra i produttori di alimenti zootecnici, commentando la proposta di legge presentata da alcuni consiglieri della Lega Nord della Regione Veneto che prevede, tra l’altro, che «l’utilizzo di ogm nella produzione di beni agricoli o alimentari, freschi o trasformati da parte delle imprese agroalimentari, comporta l’esclusione delle stesse dall’accesso ai marchi regionali di qualità e l’esclusione dall’accesso a contributi regionali erogati ad ogni titolo».

L’associazione parla di «attacco mortale alla zootecnia regionale».

Informatoreagrario.it 18 marzo 2011

 

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