Breaking news

Sei in:

Assenteisti Pa, sospensione sprint da mercoledì. Stop in 48 ore e licenziamento in 30 giorni: decreto entra in vigore

pass-370x230Per gli assenteisti inguaribili della Pubblica amministrazione domani è l’ultimo giorno per farsi cogliere sul fatto e imboccare la strada ordinaria del procedimento disciplinare; da mercoledì entrano infatti in vigore le regole scritte nel decreto attuativo della riforma Madia, che dopo un dibattito acceso e una serie di correttivi imbarcati in Parlamento è pronto per provare a dispiegare i propri effetti: in teoria, le prime sospensioni potrebbero arrivare già in settimana, entro venerdì, ma comunque non ci vorrà molto a capire se il calendario sprint e le super-sanzioni anche a carico di chi non vigila saranno in grado di mettere davvero il freno a un fenomeno che colpisce al cuore la credibilità della nostra amministrazione pubblica. A innescare l’ultima ondata del dibattito, che ha spinto il governo ad accelerare nell’attuazione di questa parte della delega (il decreto sugli assenteisti è stato il secondo, dopo quello sulla trasparenza del Freedom of Information Act, a finire in Gazzetta Ufficiale), è stato come si ricorderà il caso del Comune di Sanremo.

Con 195 indagati su 528 dipendenti e una ricca cineteca con filmati di timbrature “allegre” culminata nell’immagine del vigile in mutande (perché la timbratrice era accanto a casa in un palazzo chiuso al pubblico). La questione, però, è decisamente nazionale, e produce nuovi casi a ritmi incessanti.

Le ultime notizie sul tema arrivano da Belluno, dove giovedì sono finiti sotto inchiesta 12 forestali, e da Oppido Mamertina, in provincia di Reggio Calabria, dove la Procura ha indagato 24 dipendenti comunali (per 4 di loro ha chiesto anche gli arresti domiciliari) che dopo aver timbrato si dedicavano agli acquisti nel mercato locale anziché alle pratiche del loro ufficio. Lunedì scorso a Foggia un sindacato autonomo ha scritto al sindaco e al dirigente delle risorse umane del Comune per chiedere di evitare «determinazioni intransigenti, inesorabili o, peggio, esemplari» a carico dei 20 dipendenti coinvolti nel blitz del 9 maggio (in 13 sono stati arrestati, e e liberati 11 giorni dopo ma sospesi per un anno dal servizio) colti sul fatto a timbrare mazzi di badge per i colleghi assenti. A fine giugno la Procura di Salerno ha messo sotto indagine centinaia di lavoratori dell’ospedale Ruggi d’Aragona, contestando anche l’associazione a delinquere per il meccanismo oliato che delegava la timbratura ad altri e provava ad eludere i controlli, e l’aneddotica potrebbe continuare a lungo.

Intendiamoci: le norme anti-assenteismo esistevano già, e dal 2009 con la riforma Brunetta già arrivavano esplicitamente al licenziamento senza preavviso mentre prima l’addio al lavoratore era riservato dai contratti ai casi di «recidive plurime» (per questa ragione la Cassazione un mese fa ha rimesso definitivamente al suo posto a un funzionario di un Comune del Nord licenziato nel 2008 proprio per false timbrature, come raccontato sul Sole 24 Ore dell’8 giugno).

Finora, però, i licenziamenti per assenteismo sono stati limitati a poche decine di casi, e per cambiare registro il nuovo decreto Madia punta su due strumenti: calendario ultrarapido e sanzioni pesanti per i dirigenti che si girano dall’altra parte. Quando un assenteista è colto sul fatto, oppure viene filmato mentre timbra l’entrata e poi snobba la scrivania, dovrà scattare un meccanismo che porta alla sospensione in 48 ore e al contraddittorio entro 15 giorni per arrivare al licenziamento, ovviamente se tutto è confermato, nel giro di un mese dal fatto. Entro 15 giorni deve partire anche la segnalazione alle procure di Repubblica e Corte dei conti, e i magistrati contabili devono inviare l’invito a dedurre entro tre mesi per il danno erariale comprensivo di danno all’immagine (minimo sei mesi di stipendio, ma il conto cresce con la «rilevanza mediatica» del caso), e sospensione, licenziamento e segnalazione all’autorità giudiziaria riguarderanno anche il dirigente che non fa partire subito il procedimento disciplinare. Tutto questo basterà o si risolverà nell’ennesimo effetto annuncio che ha caratterizzato tanti interventi sul tema? Basteranno poche settimane per saperlo.

Nel passaggio parlamentare il decreto ha imbarcato alcuni meccanismi di garanzia per i dipendenti accusati di assenteismo. Il dipendente va convocato in contraddittorio dopo 15 giorni, e il termine può essere rinviato di altri 5 giorni in caso di impedimento motivato. Durante la sospensione si ha diritto all’assegno alimentare

Accanto al licenziamento, i dipendenti assenteisti devono subire il procedimento davanti alla Corte dei conti per danno all’immagine della Pa. La sanzione va modulata anche in relazione alla «rileva nza mediatica» del caso, e comunque non può essere inferiore a sei mensilità più interessi e spese procedduali

Il decreto punta anche a responsabilizzare i dirigenti, prevedendo sanzioni fino al licenziamento in caso di mancata attivazione tempestiva del procedimento disciplinare. L’inazione del dirigente fa partire anche la segnalazione alla Procura della Repubblica per valutare il reato di omissione di atti d’ufficio

UN RIMEDIO CHE VA DI FRETTA

La fretta sarà forse l’unica vera arma per la difesa dei dipendenti che si vedranno eccepire la falsa attestazione in servizio in base al decreto Madia. E tutti sanno che la fretta è cattiva consigliera. L’ente deve contestare gli addebiti unitamente al provvedimento di sospensione in 48 ore dalla conoscenza dei fatti.

Possibile che, con un tempo così risicato, l’atto su cui poggerà il licenziamento non contenga quantomeno sbavature o imprecisioni? Che la motivazione della sospensione non sia carente o, peggio ancora, viziata da illogicità? Che l’atto sia stato sottoscritto effettivamente dal soggetto competente? Tutti aspetti che dovranno essere, in prima battuta, esaminati dal difensore del dipendente durante il procedimento disciplinare, quindi nel termine di quindici giorni. Ma nulla vieta di rivedere, con tutta calma, gli atti del procedimento da parte dell’avvocato del lavoratore davanti al giudice del lavoro. Mentre la parte datoriale deve giocarsi tutte le carte in 48 ore.

Per la verità, anche quest’ultimo termine non è così perentorio: il superamento non determina la decadenza del procedimento e quindi l’amministrazione potrebbe prendersela un po’ più comoda. Ma in questo caso, nel silenzio della norma, si potrà invocare la tardività del provvedimento di contestazione degli addebiti e comunque lamentare la lesione del fondamentale diritto alla difesa.

Sulla stessa onda anche l’obbligo di concludere il procedimento entro trenta giorni rappresenta un mero auspicio del legislatore ma il suo superamento sarà usato dalla difesa come ulteriore arma per salvare il dipendente dal licenziamento. L’unico confine invalicabile è rappresentato dal 120esimo giorno dalla contestazione degli addebiti per chiudere la vicenda; ma a questo punto si è tornati nei ranghi ordinari e la procedura speciale, in pratica, non è servita.

Al di là degli aspetti procedurali, sembra assai difficile per il datore riuscire a incastrare il dipendente infedele fuori da un procedimento che vede coinvolta l’autorità giudiziaria. La difesa potrà invocare il rispetto dei diritti riconosciuti dallo Statuto dei lavoratori e dalla altre norme in materia di tutela della persona.

Ma il datore non è l’unico che potrà bussare alla porta del soggetto inquisito. Scattano infatti, automaticamente, anche la denuncia penale e il procedimento davanti alla Corte dei Conti. Se rispetto al primo giudice sarà dura la difesa per un reato rilevato in flagranza o supportato da prove schiaccianti, davanti alla magistratura contabile ci si potrà appellare alla mancanza di responsabilità in capo al dipendente rispetto al clamore che la vicenda possa aver suscitato sui media.

Più semplice la difesa dei dirigenti, per i quali è più difficile contestare il rispetto dell’orario di lavoro. In termini di principio, più che un orario, il dirigente deve garantire il funzionamento della macchina amministrativa e il raggiungimento degli obiettivi assegnati e questo può avvenire indipendentemente dalle canoniche 36 ore di servizio. Sarà semplice per l’avvocato difensore dribblare le accuse della falsa attestazione in servizio anche per il dirigente che ha timbrato l’ingresso e subito abbandonato il luogo di lavoro, se nessuno gli ha contestato l’inefficienza del settore o la mancata realizzazione dei programmi. Percorso analogo, anche se meno lineare, si può ipotizzare per il titolare di posizione organizzativa.

Qualche grattacapo in più comporterà la difesa del responsabile che resterà immobile di fronte alla conoscenza del fatto. Pure per lui la mancata attivazione del procedimento disciplinare e della sospensione cautelare comportano il licenziamento. In questo caso, si dovranno trovare valide giustificazioni che motivino l’inerzia.

Gianni Trovati, Tiziano Grandelli, Mirco Zamberlan  – Il Sole 24 Ore – 11 luglio 2016 

Leave a Reply
 

Your email address will not be published. Required fields are marked (*)

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

site created by electrisheeps.com - web design & web marketing

Back to Top