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AstraZeneca, campagna iniziata tre giorni fa: 150 docenti ko tra Mestre e Treviso. «Febbre, vomito e dolori». Istituti costretti a stare chiusi

Corriere del Veneto. Dopo la decisione del Sudafrica, all’inizio del mese, di sospenderne la somministrazione perché non copre la variante «locale» del virus e la scelta della Germania, il 17 febbraio, di bloccarne l’inoculazione dopo i gravi effetti collaterali riscontrati sui sanitari negli ospedali e nelle cliniche del Nord Reno-Westfalia, tocca al Veneto affrontare le prime grane legate al vaccino anti-Covid di AstraZeneca. La campagna su docenti e personale di asili e medie è cominciata solo tre giorni fa, eppure già ieri circa 150 operatori fra Treviso e Venezia hanno accusato disturbi così pesanti da non potersi presentare al lavoro.

«Tutto il nostro organico è stato male — conferma don Andrea Volpato, responsabile della scuola dell’infanzia paritaria San Marco Evangelista di Mestre — ha accusato vomito, febbre, mal di testa. Siamo stati costretti a tenere chiusa la scuola». Dopo aver assunto sabato il siero di AstraZeneca le cinque maestre, la cuoca e l’addetta alle pulizie si sono sentite male. «Alcune hanno avuto la febbre oltre 38 gradi, altre hanno vomitato e non sono riuscite a dormire per tutta la notte — continua il parroco —. Domenica allora ho chiamato le famiglie degli 80 bambini iscritti per avvertirle che lunedì non potevamo aprire: le maestre non erano in grado di lavorare». A parte una che soffre ancora di malesseri, ieri le insegnanti stavano meglio e oggi rientreranno in aula. Ma sarebbero decine le docenti del Veneziano alle quali il farmaco contro il coronavirus sviluppato dall’azienda anglo-svedese insieme all’Università di Oxford avrebbe scatenato eventi avversi. Comprese due maestre del nido San Domenico Savio di Mestre, che ieri infatti è stato costretto a tenere a casa due delle tre sezioni.

Stesso scenario a Treviso, dove molti istituti comprensivi di elementari e medie hanno subìto disagi per l’assenza di docenti colpiti da mal di testa, febbre, vomito, dolore al braccio nel punto di inoculo. Secondo quanto riferito dai sindacati, alcune scuole hanno contato 20 assenze e allora l’Usl Marca Trevigiana ha deciso, per questa settimana, di anticipare le prossime vaccinazioni dalla domenica al sabato. Il problema però resta e si sta ingigantendo al punto che già una buona fetta di dipendenti della scuola non intende assumere il vaccino AstraZeneca. Già messo in discussione per la minore copertura garantita contro il coronavirus, rispetto agli altri vaccini. Secondo l’ultima valutazione dell’Ema, l’Agenzia europea del farmaco, Pfizer Biotech vanta un’efficacia del 95%, Moderna del 94,1% e AstraZeneca del 60%. Anche se quest’ultima formulazione può arrivare all’82% assumendo la seconda dose alla dodicesima settimana dalla prima, contro i 21 giorni richiesti per il richiamo dalle altre due marche.

«E’ vero, su 6750 somministrazioni di AstraZeneca abbiamo ricevuto decine di segnalazioni di eventi avversi — conferma il dottor Michele Mongillo, direttore dell’Unità Prevenzione e Sanità Pubblica in Regione — ma si tratta delle reazioni previste nelle prime 48 ore, cioè febbre, dolore nel punto di inoculo e stanchezza. Tutti sintomi scomparsi senza ricorrere a interventi ospedalieri». «Finora abbiamo ricevuto cinquemila segnalazioni relative a tutti e tre i vaccini, 150 solo nell’ultimo fine settimana — spiega il professor Ugo Moretti, a capo della sezione di Farmacologia dell’Università di Verona, incaricata della farmacovigilanza sulle vaccinazioni —. Nel 95% dei casi si tratta di febbre, cefalea, dolore al braccio, sonnolenza, cioè reazioni previste. Un 5% invece denuncia una temperatura più alta, a 39-40 gradi, qualche caso di paresi facciale temporanea e rientrata nel giro di poche ore e reazioni allergiche non gravi. Le segnalazioni sono tante non perché nel Veneto si siano manifestati più eventi avversi ma perché questo territorio è più ligio nei controlli. E infatti registra una media di reazioni collaterali rispetto alle vaccinazioni inferiore al 5% della media nazionale».

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