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«AstraZeneca solo agli over 60, presto a due milioni di vaccinati». Zaia: «Il limite diventa l’opportunità per chiudere in fretta il target prioritario». Il nodo dei medici di base

Il Corriere del Veneto. Quello che pareva essere l’ennesimo inciampo, potrebbe trasformarsi a sorpresa in un’opportunità. Stiamo parlando della decisione assunta dai ministri della Salute dell’Unione Europea di non somministrare il vaccino AstraZeneca alle persone sotto i 60 anni di età. Una semplice «raccomandazione», già tramutata in un ordine dal presidente della Regione Luca Zaia (la direttrice del Dipartimento di prevenzione Francesca Russo ha diramato ieri la relativa circolare a tutte le Usl) che mercoledì, secondo lo stesso Zaia, avrebbe potuto infliggere un colpo da kappao alla campagna vaccinale («Sarà una tragedia» aveva detto il presidente) e che invece potrebbe diventare la chiave di volta per accelerare sulla profilassi delle persone più anziane, proprio come chiesto ieri a gran voce dal premier Mario Draghi.

Su 199 mila dosi stoccate ieri mattina nei magazzini della Regione, 68mila erano AstraZeneca (93 mila le Pfizer, 37 mila Moderna): si continueranno ad utilizzare per i richiami, come consentito dal ministero della Salute, ma questi sono ancora pochi, dal momento che il siero di Oxford prevede l’inoculazione della seconda dose dopo tre mesi. «Dunque li useremo per spingere al massimo sulle fasce di età più anziane. Paradossalmente questa novità, di per sé negativa, diventa uno stimolo ad essere più veloci con le fasce più a rischio – promette Zaia -. Vogliamo chiudere gli over 80 e “aggredire” in modo massiccio gli over 70, poi toccherà agli over 60. Stiamo parlando complessivamente di 2 milioni di persone, il target, anche col nuovo limite, resta consistente».

Certo andrà superata la ritrosia di quanti, davanti all’ennesimo stop & go con paventati seri rischi per la salute, si rifiuteranno di sottoporsi al vaccino, rivendicando il diritto alle fiale Pfizer e Moderna. Zaia lo sa bene («Giovedì, non appena sono circolate le prime notizie sulle verifiche di Ema, il nostro numero verde ha ricevuto 8 mila telefonate con richieste di chiarimenti») ma anche per questo taglia corto: «I miei genitori, 79 e 76 anni, sono stati vaccinati con AstraZeneca. Il vaccino funziona e sono più le probabilità di morire per colpa del virus che per colpa dell’iniezione. Gli scienziati ci dicono che sopra i 60 anni, se non ci sono patologie gravi o fragilità, si deve usare AstraZeneca e così faremo, salvo indicazioni contrarie dei medici». Quindi una stoccata all’Ema, l’agenzia regolatrice europea che non ha dato ai governi alcuna indicazione certa sul da farsi: «Ormai abbiamo capito che quando fuori piove, l’Ema si rinchiude in casa».

Stando al bollettino di ieri, su dati risalenti a mercoledì sera, ad aver completato il ciclo vaccinale è stato finora il 6% della popolazione del Veneto, pari a 292 mila persone. Il 16% (774 mila persone) ha ricevuto la prima dose e su questo fronte cresce in particolare il dato degli over 80, arrivati al 77%. Le dosi somministrate sono in tutto 1.06 5.922, l’84% di quelle fornite.

Sul piano organizzativo continuano gli aggiustamenti legati soprattutto al sistema delle prenotazioni online per i disabili, i caregiver, i famigliari conviventi dei disabili under 16 (che saranno vaccinati probabilmente dai pediatri dei bambini e dei ragazzi, che invece essendo minori non saranno sottoposti all’iniezione). Ne abbiamo parlato nell’articolo a lato. L’assessore alla Sanità Manuela Lanzarin ha invece provato a dare risposta alle tante segnalazioni sui medici di base indisponibili alla vaccinazione: «L’accordo con le loro sigle di rappresentanza è stato chiuso sia a livello nazionale che a livello regionale. È stato assegnato loro il target, 70-79 anni, il tipo di vaccino, AstraZeneca, e stabilito il protocollo per l’inoculazione. Di più: Azienda Zero ha messo a loro disposizione anche un’apposita sezione del portale online così che possano utilizzarlo per creare la loro agenda digitale. Di più, onestamente, come Regione non possiamo fare. Devono essere loro a contattare i pazienti, organizzando la profilassi su appuntamento o con vax day ad accesso libero, come fatto da alcune medicine di gruppo».

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