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Atlante, ecco come il governo salva le banche. Nasce una Sgr fino a sei miliardi per crediti deteriorati e aumenti di capitale. Renzi: è privata

Alessandro Barbera. Si chiamerà Atlante come il titano che regge la sfera celeste, varrà fino a sei miliardi di euro e avrà una missione: tamponare le falle del sistema bancario italiano prima che qualche rivolo insidioso si trasformi in una drammatica esondazione. La delicatezza del momento ieri era ben rappresentata dal via vai di banchieri dal portone del Tesoro, in via XX settembre.

In tre riunioni si sono alternati i vertici di Unicredit, Intesa San Paolo, il numero uno delle Fondazioni bancarie Guzzetti, e poi Ubi, Bpm e Banco Popolare, Credito Valtellinese. E ancora Cassa depositi e prestiti, Banca d’Italia, i tecnici del ministero. Mancano pochi dettagli e il via libera dei consigli di amministrazione, ma lo schema è pronto. La cornucopia che sta per nascere sarà una via di mezzo fra una bad bank per la gestione dei crediti deteriorati e un fondo di solidarietà per garantire gli aumenti di capitale delle banche stesse. «Questa operazione privata è utile. In Italia esiste un mercato attivo e responsabile che sta affrontando i problemi con risorse proprie, senza chiedere soldi pubblici», dice Renzi. Il capitale del Fondo Atlante partirà con quattro miliardi e potrà salire fino a sei; in realtà sarà partecipato indirettamente anche dallo Stato attraverso la Cassa depositi e prestiti. Atlante slalomeggia fra le regole europee che – sulla carta – vietano aiuti di Stato e impongono il principio del «bail-in». Il Fondo nascerà in maggio grazie soprattutto a Unicredit e Intesa Sanpaolo (sottoscriveranno un miliardo a testa), le Fondazioni e la già citata Cdp (con 500 milioni). Sarà gestito da Quaestio Sgr, la società di diritto lussemburghese guidata da Alessandro Penati e a sua volta partecipata dalla Fondazione Cariplo di Guzzetti (37 per cento) Locke, Cassa dei Geometri e Opere Don Bosco. Advisor dell’intera operazione saranno lo studio Erede e la Merrill Lynch di Marco Morelli, mentre sul filo di lana si è chiamata fuori Mediobanca.

Il capitale di Atlante sarà destinato al 70 per cento agli aumenti di capitale delle banche, in particolare le due ex popolari venete, Veneto e Vicenza. Se, come molti temono, l’offerta di azioni non dovesse fare il pieno, il nuovo Fondo si farà carico dell’inoptato. Veneto Banca e Popolare di Vicenza hanno un problema ulteriore, hanno il più alto livello di crediti in sofferenza in rapporto agli impieghi: peggio di loro fa solo il Monte dei Paschi. Poiché il primo piano del Tesoro non decolla (i cosiddetti «Gacs») a queste tre banche, e ai loro «non performing loan» sarà destinata la gran parte del restante 30 per cento di Atlante. L’unico precedente storico in Italia di un fondo per le banche in crisi risale agli anni trenta e si chiamava «Consorzio sovvenzioni per i valori mobiliari». Le differenze per il momento sono sostanziali: i soldi erano tutti pubblici e diedero vita all’Iri. Qui di pubblico ci sono la regia e la proprietà di Cdp, mentre il capitale è dei correntisti postali. Solo il tempo dirà se e quanto avrà fruttato.

La Stampa – 12 aprile 2016 

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