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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Notizie»Autonomia differenziata, ecco cosa potrebbe cambiare in Veneto e Lombardia
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    Autonomia differenziata, ecco cosa potrebbe cambiare in Veneto e Lombardia

    Cristina FortunatiInserito da Cristina Fortunati24 Giugno 2024Nessun commento5 Minuti di lettura
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    Il governatore della Lombardia Attilio Fontana e quello del Veneto Luca Zaia, non appena il disegno di legge Calderoli sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale sono pronti a chiedere al governo l’apertura del tavolo delle trattative per il trasferimento delle prime competenze, relativamente alle 9 materie (sulle 23 complessive) alla cui base non c’è un Lep (Livello essenziale di prestazione) da garantire

    L’autonomia differenziata è legge. Ma per passare ai fatti, cioè al primo trasferimento effettivo di competenze a una Regione, la strada è ancora lunga. Certo è che il governatore del Veneto Luca Zaia e e quello della Lombardia Attilio Fontana, non appena il disegno di legge Calderoli sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale sono pronti a chiedere al governo l’apertura del tavolo delle trattative per il trasferimento delle prime competenze, relativamente alle 9 materie (sulle 23 complessive) alla cui base non c’è un Lep (Livello essenziale di prestazione) da garantire.

    Le 9 materie trasferibili senza previa determinazione dei Lep

    Nello specifico si tratta di nove materie di legislazione concorrente tra Stato e regioni: rapporti internazionali e con l’Unione europea; commercio con l’estero; professioni; protezione civile; previdenza complementare e integrativa; coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale; organizzazione della giustizia di pace.

    I paletti del premier

    In realtà non è ancora chiaro che cosa possano fare in concreto le Regioni su questi terreni. Tanto più che il comma due dell’articolo 2 della legge Calderoli consente al premier di piantare paletti sui trasferimenti di materie e funzioni. «Al fine di tutelare l’unità giuridica o economica, nonché di indirizzo rispetto a politiche pubbliche prioritarie, il Presidente del Consiglio dei ministri – si legge – anche su proposta del Ministro per gli affari regionali e le autonomie o dei Ministri competenti per materia, può limitare l’oggetto del negoziato ad alcune materie o ambiti di materie individuati dalla Regione nell’atto di iniziativa». E non è ipotizzabile, ad esempio, che il Governo voglia o possa cedere troppi spazi in settori come il coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario.

    L’iter per i primi trasferimenti

    Per capire come si muoverà Palazzo Chigi, bisognerà attendere le richieste delle regioni. Ci vorrà ancora un po’ di tempo prima che arrivino. Dopo la pubblicazione della legge Calderoli in Gazzetta Ufficiale, le regioni dovranno deliberare in base ai loro statuti le richieste di trasferimento di competenze da inviare al governo. L’atto è trasmesso al Presidente del Consiglio e al Ministro per gli affari regionali e le autonomie che, acquisita entro sessanta giorni la valutazione dei Ministri competenti per materia e del Ministro dell’economia e delle finanze, anche ai fini dell’individuazione delle necessarie risorse finanziarie per le eventuali coperture, avvia il negoziato con la Regione richiedente per l’approvazione dell’intesa.

    Le 14 materie «Lep»

    Tempi ancora più lunghi per le materie la cui attribuzione è «consentita subordinatamente alla determinazione dei Livelli essenziali delle prestazioni (Lep) concernenti i diritti civili e sociali, ivi compresi quelli relativi alle funzioni fondamentali degli enti locali». Prima di questo passaggio preliminare, che consiste nella definizione degli standard minimi di servizio che vanno garantiti in tutte le regioni, resta congelata qualsiasi ipotesi di trasferimento alle Regioni di competenze aggiuntive in 14 materie elencate dalla legge Calderoli, all’articolo 3, comma 3: istruzione, tutela dell’ambiente, sicurezza del lavoro, ricerca scientifica e tecnologica, tutela della salute, alimentazione, ordinamento sportivo, governo del territorio, porti e aeroporti civili, grandi reti di trasporto e di navigazione, ordinamento della comunicazione, produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia, nonché valorizzazione dei beni culturali e ambientali.

    Gli obiettivi di Fontana

    Attilio Fontana punta soprattutto sulla sanità e l’ambiente, convinto che la Regione più performante del Nord «riuscirà ad andare ancora più veloce, ed essere ancora più competitiva nei confronti dei competitor mondiali». «Sulle materie di nostra competenza – ha detto – avremo la possibilità di creare procedure più rapide ed efficienti che ci chiedono continuamente i nostri imprenditori e lavoratori». Alberto Cirio, governatore del Piemonte ha annunciato che chiederà l’autonomia su tutte le materie previste dalla legge; con una integrazione rispetto alla richiesta del predecessore Sergio Chiamparino, che ne aveva chieste 13 su 23.

    Due anni per definire i Lep

    Ma per definire i Livelli essenziali delle prestazioni il Governo si è dato due anni di tempo. Occorre cioè che lo Stato misuri e decida qual è la misura dei servizi che va garantita in ogni territorio, dal Trentino Alto Adige alla Sicilia e individui gli strumenti per garantirne il finanziamento integrale nei (molti) casi in cui le risorse proprie delle Regioni non dovessero bastare. Un finanziamento non banale, in particolare in un Paese che dopo essere entrato ora in una nuova procedura per deficit eccessivo sarà impegnato nei prossimi mesi in uno sforzo imponente solo per confermare le misure fiscali e contributive in vigore quest’anno senza aumentare ulteriormente il debito pubblico.

    Nessun deficit per la riforma

    Non a caso il testo nella sua versione definitiva evidenzia come tutto debba avvenire «coerentemente con gli obiettivi programmatici di finanza pubblica», anche perché «dall’attuazione della presente legge e di ciascuna intesa non devono derivare nuovi o maggiori oneri» per il bilancio della Pa (articolo 9, comma 1). I Lep, insomma, non giustificherebbero maggior deficit, e andrebbero coperti con tagli di altre spese o aumenti di entrate. Non solo: con una delle tante clausole chieste in particolare da FdI e accettate dalla Lega per non rischiare di interrompere il cammino della riforma, prima di trasferire una funzione a una Regione sarà indispensabile finanziarne i livelli essenziali anche per tutte le altre.

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