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Autonomia veneta subito in Parlamento. Le materie diventano 23. La Lega tratta con se stessa: solo sorrisi tra Luca ed Erika

Una legge leggera, leggerissima, lieve a tal punto che potrebbe planare sui banchi delle Camere già entro la fine dell’anno. O almeno questa è la speranza del governatore Luca Zaia e del neo ministro per gli Affari regionali Erika Stefani che ieri, per la prima volta dalla nomina di quest’ultima in via della Stamperia, si sono incontrati a Roma per fare il punto sulla trattativa autonomista interrotta lo scorso 4 marzo dal rinnovo del parlamento.

Tra i due molti sorrisi ed un’esibita intesa politica, forte della comune provenienza territoriale (il Veneto) e partitica (la Lega). Ma questo, a ben vedere, era atteso. La vera novità sta nella proposta che Zaia, accompagnato dai professori della sua delegazione trattante, ha portato al tavolo del ministero e cioè quella di abbandonare l’ipotesi di presentare alla Camera ed al Senato – dove dovrebbe essere approvata a maggioranza assoluta – una legge ordinaria contenente oltre all’intesa tra lo Stato e la Regione tutti, ma proprio tutti i dettagli della devoluzione di competenze al Veneto, materia per materia, per virare verso una legge delega che pur delineando i contorni principali dell’operazione rinvii però al governo l’emanazione di decreti legislativi con l’indicazione puntuale di chi farà cosa, dove, come, con quali soldi e perché. Un po’ come si fa, ad esempio, per la riforma dei codici del diritto, materia troppo tecnica per essere affrontata in una sede politica qual è il parlamento. E in effetti, chi ha letto bene la «pre intesa quadro» che fu firmata da Zaia con l’allora sottosegretario agli Affari regionali Gianclaudio Bressa, sa bene quanto ostico sia il dossier (si va dal fondo pluriennale per l’edilizia scolastica alle sanzioni per i rifiuti e la bonifica dei siti inquinati).

Si può fare, assicura Zaia: «Questa formula “leggera” fu già utilizzata nel 1970 per la costituzione delle Regioni, poi nel 1975 per il ridisegno delle loro competenze e di nuovo nel 1997 per la legge Bassanini. Noi vogliamo che la trattativa proceda spedita, partendo dal lavoro già fatto con Bressa possiamo chiudere entro fine anno». Chissà, forse accanto al desiderio di agguantare un sogno inseguito dal Veneto da vent’anni c’è pure la paura che il governo legastellato non riesca a resistere per l’intera legislatura, di sicuro la scelta di sottrarre al parlamento (dove il Vietnam degli emendamenti è sempre in agguato) la discussione sui contenuti dell’autonomia, per rinviarla ad un governo amico che poi li dovrebbe sottoporre ad una commissione paritetica Stato-Regioni, consentirà al Veneto non solo di riprendere in mano le 5 materie già discusse nella scorsa legislatura (Lavoro, Ambiente, Istruzione e Formazione, Rapporti con l’Ue, Sanità; «di cui non siamo molto soddisfatti» chiosa Zaia) ma anche di prendere in mano le altre 18 materie previste dalla Costituzione e accantonate dal governo Pd. «Noi le chiediamo tutte – avverte il governatore – d’altronde c’erano già nel nostro progetto iniziale. Nessuna prova muscolare ma non arretriamo di un millimetro. I soldi? L’Italia spreca 30 miliardi all’anno, che li dirottino sulle riforme piuttosto».

Stefani, che domani incontrerà il governatore della Lombardia Attilio Fontana e martedì quello dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini, ovviamente sottoscrive e si dice pronta a lavorare con la massima disponibilità e celerità: «A breve nominerò la delegazione trattante, dopo di che si procederà in modo rapidissimo, così da recuperare il tempo perso per la formazione del governo. Sul mio tavolo ci sono molti temi e non li trascurerò ma all’autonomia sarà data la massima priorità perché è stata chiesta il 22 ottobre da 2 milioni di veneti e perché è nel contratto di governo firmato dalla Lega e dal Movimento Cinque Stelle. Dobbiamo dare ai territori le risposte che chiedono. La via della legge delega suggerita oggi dal presidente Zaia mi pare percorribile, se non altro perché vi sono dei precedenti – prosegue il ministro – ora la approfondirò con i tecnici. Lo stesso si può dire dell’allargamento alle 23 materie, partendo dal grande lavoro fatto nei mesi scorsi dalle delegazioni trattanti, in cui siedono persone notevolissime. La scelta di accantonarne alcune, nei mesi scorsi, fu dettata anche dai tempi stretti imposti dal finale di legislatura».

Stefani, anche per non alimentare false speranze, ribadisce che «l’autonomia di cui si parla per il Veneto non è l’autonomia speciale di Trento e Bolzano o della Sicilia, sancita dalla Costituzione e che richiederebbe un percorso completamente diverso» e allo stesso tempo accoglie di buon grado le analoghe richieste partite da altre Regioni: «Si stanno aprendo molti spazi, abbiamo proposte da Regioni diverse tra loro per collocazione territoriale ed orientamento politico. Sono certa che si troverà un percorso condiviso – conclude Stefani – per dare a ciascuna di esse un’autonomia ritagliata sulle singole specifiche esigenze. Ovviamente anche sul piano finanziario (a cui ieri non si è accennato, ndr.), visto che le risorse sono il carburante della riforma e, senza di quelle, non si va da nessuna parte».

«Bravissimi». «Anche voi»

«Non cerco la rissa». Il presidente Luca Zaia, che accanto alle Memorie di Adriano tiene sempre sul comodino i precetti del Mahatma Gandhi, lo ripete spesso. Ma altro che rissa: col ministro Erika Stefani corre il rischio di rilassarsi troppo, di sconfinare nel buonismo tanto inviso proprio alla Lega. Le strette di mano, i sorrisi, i cenni d’intesa, va bene. Ma perfino il lessico dei due ieri era perfettamente sovrapponibile. «E’ una giornata storica» dice Zaia; «Epocale» gli fa eco Stefani. «A ciascuno l’autonomia che gli spetta, come diceva Einaudi» avverte Zaia; «Tagliata su misura, un abito sartoriale» lo rassicura Stefani. «Ora si torna al lavoro, pancia a terra» proclama Zaia; «C’è molto tempo da recuperare, ventre a terra» promette Stefani, giusto svariando un po’ sui sinonimi. Insomma, se non ce la si fa stavolta, col Carroccio al 20% nei Comuni, al 30% in Veneto, saldamente al timone della Regione, copilota al Governo, insediato – con una veneta – nel ministero chiave degli Affari regionali… (per inciso: ieri in via della Stamperia si aggirava pure Roberto Calderoli, che fu predecessore della Stefani, forse per qualche consiglio).

Di sicuro i tempi del sottosegretario dem Gianclaudio Bressa, che pure ha sempre avuto con Zaia un rapporto istituzionale correttissimo non a caso poi sfociato nella pre-intesa quadro da cui oggi può riprendere il confronto tra Stato e Regione, sono lontanissimi. I tempi del referendum «assolutamente inutile», di Zaia «che alza fumo» e «fa solo propaganda» e «va contro l’Unità nazionale». E il presidente non fa nulla per nasconderlo: «Il governo precedente ci ha impugnato il referendum davanti alla Consulta, ha promosso i ricorsi al Tar… Oggi incontriamo un ministro che ci accoglie a braccia aperte: Stefani è stata una grande sostenitrice del referendum ed ora è un ministro molto attivo e performante, con lei stiamo concretizzando quel progetto che per qualcuno era populista e senza arte né parte». Ogni riferimento a Bressa e al Pd è assolutamente non casuale.

Difficile per il ministro, dopo una simile introduzione, così ricolma di stima, marcare un’autonomia dall’autonomia. Anche perché Zaia, che ieri è sembrato dare le carte al tavolo, ha sempre pronto il kit per testare il grado di veneticità del suo interlocutore: «Dovrò dimostrarla lavorando tanto e facendo lavorare tanto, come si usa dire di noi – sorride Stefani – la partita dell’autonomia è davvero affascinante, non solo sul piano politico ma anche giuridico. Per fortuna sono avvocato, ho gli strumenti necessari per affrontare una partita così complessa». Prima il Veneto, anche nell’agenda degli incontri? «Guardi, io mi spoglio delle mie vesti di veneta e di leghista e le dico che, effettivamente, il Veneto, dopo un lavoro bellissimo, messo a punto da personalità notevolissime, ha formulato una richiesta basata su un consenso popolare fortissimo, plebiscitario. E dunque da qui partiamo, anche perché questa legislatura sarà particolarmente caratterizzata da un’azione di governo che interpreta la volontà popolare». E Zaia subito si muove a difesa: «E’ fuor di dubbio che il Veneto si sia mosso nella notte dei tempi, tutti ci riconoscono di essere gli apripista». Avanti tutta dunque e ieri s’è scritto l’inizio di questo nuovo capitolo. Com’è andata? «Ottimamente» per Stefani. «Un incontro positivissimo» conferma Zaia.

Corriere Veneto – 13 giugno 2018

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