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Autorità anticorruzione, la relazione annuale: raddoppiano le segnalazioni. Appalti in sanità:?criticità gravi con ricorso «eccessivo e illegittimo delle proroghe»

Oltre 3mila appalti anomali segnalati nel 2015, anno in cui si è «effettivamente aperto il cantiere dell’Anticorruzione». Ma per far fronte ai nuovi compiti, soprattutto quelli arrivati con il nuovo codice dei contratti pubblici in vigore da aprile, l’Autorità ha bisogno di “investire”. Per questo non è più «procrastinabile intervenire sull’articolo 19 del decreto 90 che impedisce oggi all’Autorità di investire le risorse che ha già a disposizione».

Aprendo la relazione annuale al Parlamento il presidente dell’Anac Raffaele Cantone torna con forza sulla questione dei fondi a disposizione dell’Autorità che ha già raggiunto l’obiettivo fissato per legge (Dl 90/2014) di ridurre le spese di funzionamento in misura non inferiore al 20%. E chiede un intervento normativo per sbloccare i vincoli che impediscono di spendere le risorse già disponibili, nonostante il recupero «di efficienza e produttività» già effettuato.

«Rimuovere questo vincolo – dice Cantone – non significa aprire “il rubinetto della spesa”, ma vuol dire permettere all’Anac, senza alcun onere aggiuntivo per le finanze pubbliche, di rafforzare le proprie competenze e professionalità, di offrire a cittadini e operatori del mercato strumenti e servizi indispensabili e, soprattutto, di portare avanti i tanti progetti utili per la prevenzione della corruzione.A riprova dei notevoli sforzi organizzativi, professionali e umani da parte di tutti coloro che operano a vario titolo nell’Autorità», Cantone cita i dati più salienti dell’attività svolta nel 2015: primo anno completo di operatività dell’Anac, nata nell’estate del 2014 con la soppressione della vecchia Avcp.

Sanità sotto la lente

«Criticità» anche «gravi», «anomalie e disfunzioni» sono state rilevate dall’Autorità nazionale Anticorruzione nel settore degli appalti dei servizi specie nel settore sanità, soprattutto con un ricorso «eccessivo e illegittimo delle proroghe», e in quello dei rifiuti: lo ha sottolineato il presidente dell’Anac Raffaele Cantone, illustrando la Relazione 2015 al Parlamento.

«Anche la vigilanza relativa all’ambito dei servizi e delle forniture ha evidenziato molteplici anomalie e disfunzioni», ha sottolineato Cantone, spiegando: «Un’indagine su un campione di stazioni appaltanti, volta a verificare l’attività contrattuale su taluni servizi nel settore sanitario, ha rivelato un utilizzo eccessivo e illegittimo delle proroghe, in molti casi attivate senza che la procedura per l’affidamento del servizio avesse avuto alcun inizio, con opzioni giunte anche a tre volte la durata contrattuale originaria (e in un caso pari addirittura a 13 volte), evidenziando complessivamente 5.694 mesi di proroga, ben il 203% delle durate originarie».

E «criticità molto gravi sono emerse anche in relazione alla gestione dei rifiuti in alcune realtà, per le quali non si vedono vie d’uscita in tempi brevi». “È il caso – ha spiegato Cantone – delle Regioni Sicilia (l’istruttoria è ancora corso) e Puglia, rispetto alle quali l’Autorità ha potuto constatare come i modelli di gestione siano ben lontani dal sistema integrato richiesto dal Codice dell’ambiente. La presenza di molteplici soggetti ai quali risulta oggi affidata la gestione dei servizi (comuni, province, autorità d’ambito, ecc.), favorita anche da logiche localistiche, incertezze normative e carenze nella programmazione regionale, ha determinato una frammentazione sistemica delle attività e gravi disfunzioni a valle, con appalti affidati in modo non regolare e, in qualche caso, persino a operatori economici raggiunti da interdittiva antimafia”. “Ci si augura – ha concluso Cantone – che anche il confronto avviato con le Regioni consenta di superare i problemi segnalati.

Anche sul fronte della trasparenza le segnalazioni «sono aumentate di circa il 90%, passando da 760 nel 2014 a 1.435 nel 2015». Mentre considerando tutti gli altri ambiti di intervento dell’Anac «il totale dei procedimenti di vigilanza supera le 6.300 unità». Tra i traguardi raggiunti Cantone ha ricordato l’aggiornamento del piano nazionale Anticorruzione, senza nascondere le criticità che hanno accompagnato finora l’adozione dei piani da parte delle amministrazioni. E che hanno trasformato il piano del 2013 in un “pezzo di carta”. Criticità confermate anche dall’attivita’ svolta nel 2015, anno in cui «sono stati aperti ben 929 procedimenti istruttori, alcuni relativi ad importanti amministrazioni come Roma Capitale e il Ministero dello sviluppo economico». Motivo? Per molte amministrazioni il Piano anticorruzione rimane un «mero adempimento formale». Mentre i funzionari chiamati ad adottarlo e attuarlo lavorano «nell’isolamento e nel sostanziale disinteresse degli organi di indirizzo politico».

Nel campo degli appalti Cantone è partito dall’utilità dei nuovi strumenti di prevenzione della corruzione. Prima fra tutti la cosiddetta “vigilanza collaborativa”, un sorta di “tutoraggio” dell’Autorita’ nell’assegnazione e nella gestione dei contratti inaugurata con gli appalti dell’Expo. “Questa forma di controllo preventivo – rimarca Cantone – a cui le stazioni appaltanti possono volontariamente sottoporsi, si e’ concretizzata con l’accoglimento, alla data del 31 maggio 2016, di 31 richieste, che vedono coinvolte importanti amministrazioni e societa’ pubbliche, tra cui Consip, Roma Capitale, Inps, Poste Italiane, Invitalia e diverse Regioni (Lazio, Toscana, Sardegna, Campania e Calabria), producendo risultati molto positivi in termini di prevenzione di attivita’ illecite”.

Notevole anche lo sviluppo della funzione consultiva dell’Anac che ha emesso nel 2015 ben 943 pareri: 653 di precontenzioso e 290 sulla normativa. Mentre sono state «41 le verifiche ispettive svolte su diverse grandi amministrazioni, tra cui vari comuni, in primis quello di Roma, l’Anas, l’Istituto Poligrafico, alcuni ministeri, regioni e Asl». Ispezioni e vigilanza hanno evidenziato “gravi distorsioni” nell’utilizzo «della finanza di progetto, come nel caso del sistema depurativo della Regione Calabria». Mentre «la realizzazione di alcune grandi infrastrutture ha confermato numerose criticità, quali le carenze nella progettazione e l’apposizione di numerose varianti e riserve». E anche «a causa di lunghi e complessi contenziosi, molte opere si sono “arenate” e non hanno ancora visto la luce». Tra queste “figurano rilevanti infrastrutture viarie pensate per lo sviluppo del Mezzogiorno. E’ il caso dell’anello ferroviario di Palermo che, messo a bando nel giugno 2006, nell’ottobre 2015 registrava un avanzamento fisico pari al 3% dell’importo dei lavori, e dell’autostrada A14 Bologna-Taranto, per la quale sono stati sottoscritti ben tre accordi transattivi”. “Diffuse anomalie – aggiunge Cantone – sono state rilevate in relazione ad altre reti ferroviarie come l’Alta Velocita’ a Firenze e la Metro C di Roma”. E “l’Autorita’ ha constatato, ancora una volta, le disfunzioni nel sistema di affidamento al contraente generale”.

Anche la vigilanza «relativa all’ambito dei servizi e delle forniture ha evidenziato molteplici anomalie e disfunzioni». Esemplare il caso delle proroghe dei contratti nella sanità «con opzioni giunte anche a tre volte la durata contrattuale originaria (e in un caso pari addirittura a 13 volte), evidenziando complessivamente 5.694 mesi di proroga, ben il 203% delle durate originarie!», sottolinea il presidente Anac. Ma «criticità molto gravi» sono emerse anche nella gestione dei rifiuti. «È il caso delle Regioni Sicilia (l’istruttoria è ancora corso) e Puglia, rispetto alle quali l’Autorità ha potuto constatare come i modelli di gestione siano ben lontani dal sistema integrato richiesto dal Codice dell’ambiente». Ma anche nel settore dei trasporti, con il caso degli spazi commerciali di Fiumicino assegnati senza gara dalla società Aeroporti di Roma.

sole sanità – 14 luglio 2016 

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