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Aviaria, attenzione ai selvatici. Individuate le «zone di alto rischio». Con la stagione migratoria, divieto allevamento all’aperto e più cautele per serbatoi e mangimi

Luca Fiorin. Influenza aviaria: il ministero della Salute punta l’attenzione sui volatili selvatici, dettando nuove misure di prevenzione alla diffusione del virus. Giovedì, infatti, la Direzione generale sanità animale del dicastero ha emanato un dispositivo con il quale ha prorogato, rendendole ancora più stringenti, alcune regole che aveva dettato nel marzo scorso. Le nuove disposizioni resteranno in vigore nei mesi di settembre ed ottobre e sono volte a ridurre il rischio di contagio migliorando i sistemi di individuazione dei pericoli di introduzione della malattia negli allevamenti, prevedendo il rafforzamento delle misure di biosicurezza nelle aziende. Il testo ministeriale, infatti, sottolinea che la maggior parte dei virus che hanno interessato il settore avicolo commerciale sono stati introdotti negli allevamenti di pollame mediante contatto diretto o indiretto con uccelli selvatici, e che al momento non è possibile stabilire il rischio di ulteriore introduzione della malattia in relazione alla prossima stagione migratoria. D’altro canto, sulla base di parametri legati sia alla densità degli allevamenti che al transito dei selvatici, vengono individuate le «zone ad alto rischio» di manifestazione dell’aviaria. Zone che ricomprendono buona parte del Veneto. Ad esserne escluso è solo l’Alto bellunese. Per evitare ulteriori pericoli, il ministero afferma che, salve alcune deroghe, devono essere vietati l’allevamento del pollame all’aria aperta, l’utilizzo per l’abbeveraggio di acqua proveniente da serbatoi a cui possono accedere animali selvatici e di mangimi conservati in strutture non protette, oltre che lo svolgimento di fiere di pennuti o l’uso di uccelli da richiamo. Intanto, è arrivato l’ultimo aggiornamento dei focolai di contagio confermati. A livello europeo sono in tutto 2.093. Di essi, quelli scoperti in Italia dal gennaio scorso ammontano in tutto a 35. Sedici sono m Veneto e ben dieci a Verona, la provincia che ha la più alta concentrazione di allevamenti dell’intera nazione.

L’Arena – 5 settembre 2017

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