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Aviaria Cina. Shanghai sopprime il pollame, si aggrava il bilancio dei morti. Note Oms, Ecdc e Minsalute. Cdc lavorano a vaccino

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Sale il timore di contagio in Cina per il virus dell’influenza aviaria H7N9. Le autorità sanitarie cinesi hanno comunicato di aver circoscritto tutti i 18 casi confermati di influenza aviaria del ceppo H7N9 e che non ci sono prove di trasmissione del virus tra umani. Lo riferisce l’Agenzia Nuova Cina. Il totale dei contagi è di diciotto persone, di cui sei sono morti (4 a Shanghai e 2 nella provincia dello Zhejiang), con due ricoverati a Shanghai, sei nel Jiangsu, uno nello Zhejiang e uno nell’Anhui. Escluso qualsiasi collegamento epidemiologico tra i vari casi. L’Organizzazione mondiale della Sanità rende noto che “non vi è prova di trasmissione da essere umano a essere umano”. Ma a Shanghai, è massima allerta dopo che si è diffusa la notizia del ricovero di una persona entrata in contatto con uno vittime della nuova aviaria. 

E’ Shanghai il fulcro dell’epidemia. L’ultima vittima è un agricoltore di 66 anni di Hangzhou, nella provincia orientale dello Zhejiang, non lontano da Shanghai. Tutti i casi di infezione da virus H7N9 si concentrano nella Cina orientale e almeno quattro delle morti si sono verificate a Shanghai, città di 23 milioni di abitanti.

L’allarme però non finisce qui. Forse c’é un primo caso di H7N9 anche a Hong Kong. Le autorità sanitarie dell’ex colonia britannica, come scrive il South China Morning Post nella sua edizione on line, hanno ricoverato in ospedale una bambina di ritorno da Shanghai. La piccola, di sette anni, è stata messa in isolamento nell’ospedale Queen Elizabeth con i sintomi della nuova influenza aviaria.

la Fao ha chiesto di rafforzare le misure di controllo e prevenzione contro le epidemie animali. Fao e mondo scientifico internazionale hanno effettuato delle analisi sul DNA del virus ed eseguito delle valutazioni, nella speranza di potere conoscere ancor meglio le sue caratteristiche e scoprire i danni potenziali che questo potrebbe causare

Secondo il Centro per la prevenzione ed il controllo delle malattie (ECDC), che ha già effettuato uno studio sul rischio di contagio della nuova influenza aviaria, almeno per il momento, l’Europa non ha di che preoccuparsi. «E’ stata effettuata un’analisi del rischio e a questo stadio riteniamo non ci sia motivo di inquietudine”, ha detto Frederic Vincent, portavoce del commissario Ue alla salute Tonio Borg. «Del resto – ha aggiunto – l’Ue non importa polli freschi dalla Cina». Leggi la nota informativa Ecdc.

Mentre il governo di Pechino si dice pronto a mobilitare risorse a livello nazionale per bloccare l’epidemia Giappone e Hong Kong hanno elevato il livello di guardia, e gli Usa annunciano di aver iniziato a lavorare al vaccino (che però richiaderà almeno 6 mesi per la commercializzazione).

Le autorità sanitarie statunitensi hanno già iniziato a lavorare a un vaccino contro la nuova influenza aviaria H7N9, che sta scuotendo la Cina. Lo ha annunciato un portavoce dei Centers for Disease Control and Prevention (Cdc), sottolineando che si tratta di un lavoro a scopo precauzionale, mirato a contrastare un’infezione che al momento ha fatto sei vittime, contagiando 14 persone, ma la cui reale pericolosità non è ancora conosciuta. Occorrerà almeno un mese per creare il nuovo vaccino, spiegano sul ‘New York Times’ i ricercatori, che stanno cercando di accelerare il processo sfruttando Dna sintetico anziché attendere l’arrivo di campioni virali dalla Cina. 

A illustrare le tappe del lavoro è Micheal Shaw, direttore di laboratorio della divisione influenza dei Cdc. Un’impresa resa possibile dalla pubblicazione, da parte della Cina, della sequenza genetica del virus su database pubblici. In ogni caso il candidato vaccino, una volta messo a punto, dovrà prima essere testato sui furetti. “Se tutto andrà bene, in teoria potremmo avere il vaccino pronto da spedire per la produzione entro quattro settimane – conclude Shaw – Ma ci sono alcune cose che non possono essere ulteriormente accelerate, come il passaggio sui furetti”.

Le autorità di Shanghai hanno soppresso oltre 20.000 volatili in un solo mercato della città, mentre è stato ordinato il controllo e la chiusura degli altri mercati di pollame. Lo riferisce l’agenzia Nuova Cina. In totale, 20.536 tra polli, anatre, oche e piccioni dal mercato degli uccelli di Huhuai, nel distretto di Songjiang a Shanghai, sono stati soppressi. Il mercato è lo stesso nel quale sono stati trovati piccioni in vendita contagiati dal virus della nuova influenza aviaria H7N9. Chiuso il mercato e soppressi gli animali, si è passato alla disinfezione dei locali e delle stie, il tutto avvenuto di notte.

Annunciata anche la chiusura di tutti i mercati di pollame della città, come mossa preventiva almeno fino a quando non saranno eseguiti test. Analisi in corso anche nei confronti dell’uomo ricoverato con i sintomi dell’influenza dopo essere stato a contatto con una delle vittime dell’H7N9 a Shanghai.

A Hong Kong gli indici azionari oggi sono scesi ai minimi da quattro mesi sulla scia dei timori che il nuovo ceppo di aviaria possa danneggiare l’economia locale. Tra le società che registrano le perdite più consistenti le compagnie aeree. «La questione dell’aviaria è il primo pensiero delle persone al momento», dice Alfred Chan, chief dealer di Cheer Pearl Investment a Hong Kong. Finora non era sembrato che il virus si trasmetta da uomo a uomo, ma le autorità dell’aeroporto di Hong Kong dicono di stare adottando precauzioni. Il Vietnam ha vietato le importazioni di pollame cinese. In Giappone, negli aeroporti dei manifesti invitano i passeggeri in arrivo dalla Cina a rivolgersi al medico in caso di sintomi influenzali.

Rassicurazioni arrivano dall’Organizzazione mondiale della Sanita’ (Oms) che ha affermato oggi a Ginevra che ”non vi è prova di trasmissione da essere umano a essere umano” del virus di influenza aviaria H7N9 in Cina. Le indagini continuano presso le 400 persone che hanno avuto contatti con i 14 casi umani finora confermati, ha precisato il portavoce dell’Oms Gregory Hartl. Le ricerche proseguono anche per identificare la fonte, ha aggiunto. ”Abbiamo 14 casi confermati in una vasta area geografica, non abbiamo alcun segno di legame epidemiologico tra i casi confermati e non abbiamo alcun segno di trasmissione sostenuta da uomo a uomo”, ha detto Hartl.

Restano ancora da chiarire – spiegano gli esperti – le ragioni che hanno permesso al virus H7N9 di compiere il salto di specie dagli uccelli all’uomo, ma le analisi genetiche sul microrganismo sembrerebbero indicare come il virus si sia già in parte adattato ad “abitare” nell’organismo dei mammiferi. Per esempio, un segno di questo adattamento è la capacità dell’H7N9 di legarsi alle cellule dei mammiferi. Inoltre, il virus ha già imparato a resistere a temperature vicine a quelle interne nell’uomo, più basse che negli uccelli. «Al momento – precisa l’Oms – non esiste un vaccino disponibile per l’infezione umana da virus A (H7N9)», ma «test preliminari condotti dal Centro collaboratore Oms in Cina suggeriscono che il virus è sensibile agli inibitori della neuroaminidasi», i farmaci antivirali oseltamivir e zanamivir.

Le autorità cinesi, inoltre, stanno conducendo un’analisi retrospettiva su casi di gravi infezioni respiratorie registrati in passato, per cercare di chiarire se possano essere ricondotti al nuovo virus aviario. Pertanto, precisa l’Oms, è possibile che il bilancio degli infettati e delle vittime possa essere aggiornato al rialzo.

“Il 5 aprile il Sistema Sanitario Cinese ha notificato all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) 14 casi di infezione umana da influenza A(H7N9), con sei decessi”. Lo rende noto, tramite un comunicato, il ministero italiano della Salute. “Fino al 29 marzo 2013, quando sono stati rilevati i primi casi – prosegue la nota – il virus non era mai stato segnalato nell’uomo e l’Organizzazione Mondiale della Sanità sta collaborando le autorità cinesi. Nonostante gli allarmi diffusi in queste ore l’Oms non raccomanda di eseguire alcun esame ai viaggiatori nei punti di ingresso, né – conclude la nota – alcuna restrizione a viaggi o a rotte commerciali”. Il ministero della Salute ha pubblicato sul proprio portale un aggiornamento relativo ai casi rilevati in Cina di infezione umana da influenza A”.

Il primo caso di contagio da H7N9 è stato scoperto solo domenica scorsa. Alcune delle 16 persone infette erano ritenute semplicemente ammalate per gravi forme influenzali, e solo ora è stato diagnosticato loro l’H7N9. Gli scienziati che hanno studiato la sequenza di Dna ipotizzano che il virus possa aver subito mutazioni e si diffonda quindi più facilmente tra gli animali, costituendo una minaccia più grave per le persone. L’agenzia sanitaria nazionale ha fatto sapere che macellai, allevatori e venditori di pollame, nonché tutte le altre persone che lavorano nell’industria della carne, sono particolarmente a rischio di contagio.

In Italia, la Coldiretti invita a mantenersi assolutamente tranquilli. “L’Italia non importa dalla Cina pollame per il quale è peraltro obbligatorio indicare la provenienza in etichetta grazie ad una legislazione di avanguardia in Europa fortemente voluta dagli agricoltori. Occorre fare chiarezza sui casi di contagio in Cina senza inutili allarmismi che – conclude la Coldiretti – in passato hanno beneficiato le case farmaceutiche e gravemente danneggiato gli allevatori con perdite stimate pari a mezzo miliardo per la psicosi generata nei consumi”.

Per approfondire consulta l’aggiornamento sul sito del ministero della Salute:

a cura Sivemp Veneto – 5 aprile 2013 – riproduzione riservata

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